alt”Posso assicurare che il Governo non fara’ mancare al settore” delle scuole non statali, “cui riconosce una essenziale funzione complementare rispetto a quella esercitata dalle scuole pubbliche, il necessario sostegno economico”. Lo afferma il presidente del Consiglio, Mario Monti, in un’intervista al settimanale “Tempi”.

 

 

 

 

 

E Monti parlò di scuola

di Mila Spicola – 17 agosto 2012

 

Riemergo da un lungo silenzio su questo blog perché la notizia è degna di commento.

Monti ha parlato di scuola. Non mi pare di averlo sentito spesso parlar di scuola. Se non per confermare silenziosamente l’operato e i desiderata del ministro Profumo. Che sono, a ripeter le sue parole, “nel solco del precedente dicastero”, leggi ministero Gelmini.

Insomma, tra le note di agenzia mi ritrovo questa, di qualche ora fa:

(AGI) Roma -14:30 17 AGO 2012  ”Posso assicurare che il Governo non fara’ mancare al settore” delle scuole non statali, “cui riconosce una essenziale funzione complementare rispetto a quella esercitata dalle scuole pubbliche, il necessario sostegno economico”. Lo afferma il presidente del Consiglio, Mario Monti, in un’intervista al settimanale “Tempi”. “A cio’ si provvedera’, compatibilmente con i limiti tracciati con i recenti interventi di revisione della spesa pubblica, con la legge di stabilita’ del prossimo autunno”, aggiunge.

Preme ricordare al Premier due cose:

1. “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.”
(Art. 33 della Costituzione Italiana, III Comma)

2. Le scuole private sono la vera zavorra del sistema. Almeno stando ai dati delle indagini Ocse-Pisa degli ultimi anni  sulle competenze in Lettura, Matematica e Scienze dei quindicenni di mezzo mondo. Infatti, a fare precipitare gli studenti italiani in fondo alle classifiche internazionali sono proprio gli istituti non statali. Senza il loro “contributo”, la scuola italiana scalerebbe le tre classifiche Ocse anche di dieci posizioni. 

La Gelmini, ai suoi tempi (sembra un secolo fa) esordì dicendo ”Nonostante i circa 50 miliardi spesi ogni anno per la scuola statale i risultati sono scadenti. Meglio quindi tagliare ed eliminare gli sprechi”, è stato il leitmotiv del governo sull’istruzione negli ultimi quattro anni. E giù con 133 mila posti e otto miliardi di tagli in tre anni. Mentre alle paritarie i finanziamenti statali sono rimasti intonsi.

E questa cosa ci ha sempre fatto arrabbiare parecchio: o tagli con equità a tutti oppure è naturale che ci si opponga. O no? Ci torniamo spesso sull’argomento perchè ci sembra una contraddizione in termini. Reiterata e continua.

Perchè quello che ha fatto il precedente governo sta facendo Monti. In un periodo di crisi ancor più grave e ormai insostenibile per il ceto medio, (e noi docenti e studenti della scuola statale lo siamo in maggioranza), i tagli nelle scuole statali vengono confermati, ma si preoccupa, lui in persona, il Premier Monti, di rassicurare le scuole non statali e dir loro che avranno comunque il sostegno finanziario. Dovremmo tacere?

Io chiedo umilmente: ma se i risultati delle scuole private sono così fallimentari il finanziamento confermato è il premio per far malissimo? O è un sostegno per far meglio? Così dovrebbe essere allora per le scuole del sud o di periferia no? Quelle che arrancano per ben altri motivi: per le condizioni contestuali e familiari dei ragazzi e per lo scarso livello delle strutture scolastiche. Problemi che difficilmente si presentano in certi istituti privati.

Lo quantifichiamo subito questo livello scarso della media delle scuole private, per chi volesse saperne di più.

Il quadro delineato dall’ Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) attraverso l’indagine Pisa (Programme for International Student Assessment, che non è l’INVALSI ma ben latra rilevazione, fatta con ben altri metodi e con ben altra serietà e scientificità) è impietoso.

Il punteggio medio conseguito dai quindicenni italiani delle scuole pubbliche in Lettura e comprensione dei testi scritti è pari alla media Ocse: 489 punti, che piazzerebbero la scuola pubblica italiana al 23° posto (un onorevole posto medio tra i paesi che partecipano). Con le scuole private scivoliamo al 30° posto.

Discorso analogo per Matematica e Scienze, dove il gap con la media dei paesi Ocse è di appena 5 punti: 492 per le statali italiane, che ci farebbero risalire fino al 25° posto, e 497 per i paesi Ocse. Mescolando i dati con quelli degli studenti che siedono tra i banchi delle private siamo costretti a crollare in basso, giù giù, fino al 35° posto.

Ma c’è di più: la scuola pubblica italiana, rispetto al ranking 2006, ha recuperato nel 2009  20 punti in Lettura, 16 in Scienze e addirittura 24 in Matematica.

Le private, nonostante i finanziamenti, invece crollano.

Se consideriamo che la media della qualità delle strutture e dei beni forniti (laboratori, strumenti, mense, divise, attività parascolastiche) delle scuole private è maggiore, ci vien da pensare che è proprio la qualità dell’insegnamento a lasciare molto a desiderare, specie per quel che riguarda “attese” e “valutazione”. Come dire: “pago pretendo, non mi vorrai mica bocciare?”. L’ Ocse, tra gli istituti privati, distingue quelli che “ricevono meno del 50 per cento del loro finanziamento di base (quelli che supportano i servizi d’istruzione di base dell’istituto) dalle agenzie governative” e quelli che ricevono più del 50 per cento , dunque quelle per le quali forniamo più denaro pubblico.

La beffa? Sono proprio i quindicenni di questi ultimi istituti che fanno registrare performance imbarazzanti: 403 punti in Lettura, contro una media Ocse di 493 punti, che li colloca tra i coetanei montenegrini e quelli tunisini. Ovviamente ci sono le eccezioni e le eccellenze. E immagino che ci sarà tra chi legge chi ha frequentato quel meraviglioso liceo privato da cui è uscito preparatissimo.  Ma la valutazione del sistema scuola non va fatta sui ricordi personali, nemmeno se il ricordo è quello del premier, va fatta su dati, rilevazioni, quantità. E’ quello che ci ripetono in continuazione a proposito delle INVALSI no? E ci dicono che non vogliamo essere valutati quando le critichiamo, no?

Beh, un’ottima valutazione è quella che viene dai test OCSE- PISA, precisi, fatti bene, campionari, rigorosi, ben formulati, senza gli strafalcioni a cui ci ha abituati viale Trastevere e su cui nessuno mai paga, tranne i nostri ragazzi…Insomma, premier, visto che la questione ha attirato la sue benevola attenzione, ci creda, a dirla come lo direbbe la massaia, lei confermerà il sostegno finanziario a un settore che fa acqua da tutte le parti.

E non siamo fessi sui reali motivi del sostegno. Un mutuo sostegno col mondo cattolico, bypassando la Costituzione.

Al di là della presa di posizione “ideologica” (in genere si chiama così qualunque cosa che non riguarda i propri interessi) di cui spessissimo veniamo accusati quanti di noi ricordano queste cose, ci sarebbe quel particolare espresso al punto uno: l’anticostituzionalità di fondo di tutto ciò.

Aggiungo: sono soldi nostri, soldi dei cittadini. Spesi male, sprecati, non lo diciamo noi, lo dicono le rilevazioni.  Prenda insegnamento da Maria Stella Gelmini “Sono spesi male. Meglio quindi tagliare ed eliminare gli sprechi”.

La dichiarazione di oggi non ci fa sperare nulla di diverso di quel che c’è. Ahimè.

Mila Spicola

http://laricreazionenonaspetta.comunita.unita.it/2012/08/17/e-monti-parlo-di-scuola/