PresidiE se eleggessimo i presidi invece di nominarli?…(da Ilcorrieredellasera)

 

se i presidi, anziché partecipare ad un concorso interno, venissero eletti? Proprio come se fossero politici alle prese con il confronto pubblico, dovrebbero dimostrare ai propri elettori, cioè famiglie, studenti e docenti, cosa sono in grado di fare. Ed essere votati – e quindi messi a capo di un istituto – oppure bocciati, in base al proprio operato e alle proprie capacità. A lanciare la provocazione è l’associazione di cultura liberale Società libera, che da dieci anni pubblica rapporti sulle liberalizzazioni nei vari settori della società. Stavolta nel mirino dei suoi studi è finita la scuola, e soprattutto quell’autonomia tanto sbandierata ma poco realizzata nei fatti: «L’autonomia resta uno slogan – sottolinea il direttore dell’associazione Vincenzo Olita – ma ormai le scuole affogano nella burocrazia, è più importante partecipare ai consigli di classe e compilare scartoffie che capire come far funzionare la didattica. Allora – da qui la proposta – perché non diamo a chi le governa reale autonomia di gestione? Un preside eletto –spiega Olita – potrebbe far funzionare un istituto a dovere, e avrebbe tutto l’interesse a dimostrare capacità di organizzazione e di funzionamento, per essere rieletto».

I RISCHI- Il rischio dietro l’angolo è l’eccessiva differenziazione tra i vari istituti: perché, di fatto, un preside eletto diventerebbe un capo assoluto in grado di decidere norme e regolamenti della scuola stessa. «E’ vero, il rischio c’è, ma deve essere visto come una potenzialità. Continuiamo a dire che vanno premiati capacità e merito, ma se non ci sono ambiti dove dimostrarli, metterli in pratica, come si fa?». Secondo Società libera, questo preside eletto potrebbe durare in carica un paio di anni, e poi tornare a sottoporsi al giudizio della sua platea di elettori. Rispetto a quanto avviene con i sindaci, potrebbero anche essere rieletti a vita: «Non siamo per la rottamazione- spiega Olita – Se un dirigente scolastico riesce a bastonare i professori poco volenterosi, a incentivare quelli bravi, a dare stimoli ai propri studenti, se ha davvero a cuore la crescita di tutto il tessuto scolastico di cui si occupa, se porta avanti un percorso amministrativo e didattico proficuo, può anche continuare ed essere riconfermato fino alla pensione».

«METODO DEMOCRATICO» – La parola chiave è leadership: «Attualmente un preside non è altro che un professore che, per guadagnare qualche soldo in più, fa un concorso e diventa responsabile di istituto. Ma chi si preoccupa della sua capacità di organizzare, dirigere, coinvolgere? Solo un leader può avere a che fare tutti i giorni con 1000 studenti, svariate classi, decine di professori e gestire al meglio le risorse che ha». Il metodo pensato è «molto democratico – conclude Olita – : chi attira voti attira anche studenti, e diventa un centro catalizzatore di energie positive». Pura fantascienza? Non è detto. Il sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi e il presidente dell’associazione nazionale presidi Giorgio Rembado sono rimasti colpiti dalla proposta, e hanno accettato di intervenire al seminario su «Scuola e dirigenti scolastici» organizzato da Società libera per il 29 novembre ad Arezzo. Anche se Toccafondi chiarisce: «Questo governo non si tira indietro su questo terreno, e sono disposto a discutere un’adeguata selezione dei dirigenti scolastici. Ma per farlo è fondamentale mettere in fila le priorità. Se si considera che il 40% dei giovani non trova lavoro e che 137.000 aziende non trovano lavoratori con qualifiche specifiche, penso che altre siano le emergenze».

(modifica il 10 ottobre 2013)

 

 

Valentina Santarpia