Dopo aver offerto su un piatto d’argento la possibilità di ricavare non 183 milioni di euro di risparmi, come imponeva la Spending review, ma oltre 700 milioni, grazie all’innalzamento a 24 ore dell’orario di cattedra dei docenti…(da ItaliaOggi)


 


i vertici del ministero dell’istruzione hanno dovuto sudare le fatidiche sette camice per convincere i colleghi dell’Economia che si poteva trovare una misura alternativa di risparmio.

Tarata, a quel punto, solo sui 183 milioni richiesti. Alla fine, nella nottata di domenica scorsa, in commissione bilancio, l’Istruzione, il Tesoro e i relatori del disegno di legge di stabilità, Pier Paolo Baretta (Pd) e Renato Brunetta (Pdl), hanno trovato la quadra: i risparmi sono stati racimolati con una serie di interventi su aree diverse, compresa la ricerca scientifica e lo stipendio accessorio dei docenti. Ma la voce più consistente spetta al fondo per la valorizzazione, istituto nel 2011 dall’allora ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini. Avrebbe dovuto sostenere tra l’altro gli studenti migliori con borse di studio, ma non è stato mai attivato, da ultimo ci aveva provato il responsabile dell’istruzione in carica, Francesco Profumo, con il provvedimento sul merito degli studenti. Ma, dopo averlo annunciato, visto il fuoco di sbarramento del parlamento e dei sindacati, il decreto legge non è mai stato presentato al consiglio dei ministri. Ora il fondo servirà a pagare quote sempre più consistenti dei risparmi dovuti da viale Trastevere al Tesoro: per il 2013 si tratta di un contributo di 83,6 milioni di euro, la metà del fondo, che diventano 119,4 milioni nel 2014 e poi di125,5 a partire dall’anno successivo. Resterà a quel punto un milione e mezzo per la valorizzatone dell’istruzione scolastica. «Si tratta del male minore, del resto erano soldi non utilizzati, così invece salviamo le 18 ore dei docenti», confessa un parlamentare che ha assistito alla trattativa in commissione bilancio. Concordi tutti i partiti. Ma come è finanziato il fondo Gelmini? Dentro ci sono i soldi risparmiati non assegnando alle scuole sottodimensionate dirigenti e direttori amministrativi, i risparmi frutto della riduzione dei distacchi per l’autonomia, oltre ad altri interventi sulla formazione artistica.

Per totalizzare i 183 milioni, il ministero dismetterà l’affitto della sede romana di Piazzale Kennedy, uno degli interventi di spending review avviato sin dall’insediamento di Profumo: costo 6 milioni l’anno per uno spazio sottoutilizzato, 100 metri a dipendente, troppo. Altri 20 milioni sono attinti dal fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica, 30 mld a valere sul fondo per l’agevolazione alla ricerca, 47,5 milioni dal fondo delle istituzioni scolastiche. Si tratta di un fondo che consta di 1,2 miliardi di euro e che serve a pagare competenze assai diverse, dai progetti delle scuole in aree a rischio alle ore aggiuntive per lo sport, dalle attività aggiuntive dei prof al funzionamento delle istituzioni. L’articolato non dice quali di queste voci saranno colpite, ma precisa solo che si tratta delle competenze accessorie del personale. Ecco perché i sindacati hanno chiesto chiarimenti a Profumo: si tratta di materia regolata dal contratto, e dunque i sindacati vogliono avere voce in capitolo. E poi c’è il fondo Gelmini.

Ma il ministero dell’economia, secondo tradizione, ha preteso una sorta di clausola di salvaguardia: nel caso di incapienza di uno dei fondi indicati, viale Trastevere procederà con tagli lineari. Tra altre le modifiche apportate, l’estensione dell’esclusione dal divieto di monetizzazione delle ferie anche ai precari ausiliari, tecnici e amministrativi, oltre che ai docenti. E poi vengono graziati i docenti di ruolo comandati presso le strutture e gli enti di cura e di riabilitazione: dovevano diventare 50, a carico dell’Istruzione resteranno gli attuali 100.