Entra alle spalle del pubblico, trascinandosi stancamente su un bastone. E lamenta tutte le sue sventure passate e presenti. E’ uno dei protagonisti più famosi del mito, quell’Edipo re di cui Freud fece un paradigma della sua teoria psicanalitica.

Così Salvatore Guglielmino, attore e regista di lungo corso,  martedì 24 agosto ha rinnovato davanti al pubblico la sua passione per la classicità con un nuovo appuntamento nell’ambito della rassegna “SummerFest” promossa dal Comune di Catania, dedicando ad Edipo una bella serata di teatro al Cortile Platamone nella Corte Mariella Lo Giudice.

E lo fa con una operazione intelligente, unendo le due tragedie classiche di Sofocle, l’Edipo re e l’Edipo a Colono, e sintetizzando le vicende principali in un flashback che conferisce all’azione scenica compattezza e icasticità.

Insieme ai bravi Franco Colaiemma e Marta Limoli si dipana sulla scena il dramma dell’uomo ostinatamente alla ricerca della Verità, vittima del fato, colpevole incolpevole, come ha recentemente sottolineato Luciano Violante nel suo saggio “Giustizia e mito”. Ed è proprio quest’aspetto che maggiormente è emerso dalla sobria ma intensa recitazione di Guglielmino: Edipo appare come una vittima del Destino, ma nello stesso tempo incapace di accettare la finitezza della sua condizione umana. Vittima dunque, ma anche traviato dall’orgoglio, animato da una hybris deleteria.

Battuta dopo battuta Guglielmino ha dato corpo a un personaggio assassino inconsapevole e nello spesso tempo colui che cela l’assassino; e infine spietato con sé stesso al punto da accecarsi, un gesto definitivo che sintetizza tutta la tragica ironia della sua condizione.

Vecchio, stanco e disilluso. Così Edipo si allontana, come è venuto, attraversando nuovamente la platea e concludendo così una pièce gradevole che ha riportato ancora una volta sulla scena la tragedia simbolo dell’eterna lotta tra colpa, errore e responsabilità.

Silvana La Porta