Effetti della sentenza Corte costituzionale sulle code precari

Osservazioni in merito alla sentenza della Corte Costituzionale n.41/2011 dell’avvocato Marco Bianchini…(da sindacatoscuolaathena)


 

La pronuncia di illegittimità costituzionale di una norma di legge comporta non già l’abrogazione, o la declaratoria di inesistenza o di nullità, o l’annullamento della norma dichiarata contraria alla costituzione, bensì la disapplicazione della stessa. Ne consegue che, fuori delle ipotesi, aventi carattere di eccezionalità, in cui essa travolge tutti gli effetti degli atti compiuti in base alla norma illegittima, la dichiarazione di incostituzionalità comporta la caducazione dei soli effetti non definitivi e, nei rapporti ancora in corso di svolgimento, anche degli effetti successivi alla pubblicazione della sentenza stessa, restando quindi fermi quegli effetti anteriori che abbiano definitivamente conseguito, in tutto o in parte, la loro funzione costitutiva, estintiva, modificativa o traslativa di situazioni giuridicamente rilevanti.

Un primo corollario di questo assunto è che una sentenza della Corte Costituzionale statuisce soltanto per il futuro e non per il passato, facendo quindi salvi gli eventuali diritti acquisiti. Ciò significa che, in ipotesi di successione di legge, la nuova legge non può che regolare i rapporti futuri e non anche quelli pregressi, per i quali vale il principio che la disciplina applicabile è quella vigente al momento in cui si è realizzata la situazione giuridica (i latini sintetizzavano in: tempus regit actum).

Una seconda conseguenza è che l’efficacia retroattiva della sentenza dichiarativa dell’illegittimità costituzionale di una norma non si estende ai rapporti esauriti, ossia a quei rapporti che, sorti precedentemente alla pronuncia della Corte Costituzionale, abbiano dato luogo a situazioni giuridiche ormai consolidate ed intangibili in virtù del passaggio in giudicato di decisioni giudiziali, della definitività di provvedimenti amministrativi non più impugnabili, del completo esaurimento degli effetti di atti negoziali, del decorso dei termini di prescrizione o decadenza.

In altri termini una legge, anche se dichiarata incostituzionale, continua ad esplicare i suoi effetti per quei rapporti costituitisi prima della sentenza della Corte Costituzionale per un principio che può definirsi “di legalità”. La stessa legge dovrà comunque essere disapplicata per i rapporti non ancora costituiti o in corso di perfezionamento. Per cui non si può certo dire che la sentenza della Corte Costituzionale abroghi la legge. E’ noto, infatti, che una norma può essere abrogata da un’altra norma che sia di pari grado o di grado superiore e di emanazione legislativa. In ogni caso si avrà come risultato di ritenere, comunque, abrogata la norma incostituzionale nei confronti di eventuali nuovi rapporti o nei confronti di quelli in corso di costituzione e non ancora perfetti; sarà valida ed efficace, invece, per quelli perfezionatisi in momenti precedenti al giudizio della Corte Costituzionale.

Alla luce di tali osservazioni giuridiche, si può concludere quindi, sotto l’aspetto pratico, che tutti coloro che risultano ancora in termini (titolari di situazioni non perfezionate) per procedere nei confronti del MIUR al fine di ottenere l’inserimento a pettine (ovvero chi ha proposto ricorso tempestivamente ed ha ottenuto la sospensiva da parte del TAR Lazio) possono a questo punto (ove risultino penalizzati, nelle province indicate, dall’immissione in ruolo di colleghi aventi punteggio inferiore) procedere con il giudizio di ottemperanza, al fine di ottenere la rettifica della propria posizione in graduatoria e il riconoscimento giuridico del diritto alla stipula di contratto a tempo indeterminato con precedenza assoluta in ordine alle prossime immissioni in ruolo.

avv. Marco Bianchini (da scuolaathena)

 

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