Enrico Guarneri ci ha da tempo abituato alle sue esilaranti gag; ma qualche anno fa si è cimentato anche in “Morte di un commesso viaggiatore” di Miller, mostrando grandi doti di attore tragico.
Una figura poliedrica, dunque, della scena teatrale siciliana che in questi giorni sta divertendo il pubblico del teatro Stabile con la commedia “La scuola delle mogli”, una traduzione in dialetto siciliano da Moliere, realizzata dal buon vecchio Turi Ferro.
Si trascorrono due ore e mezzo piacevoli, con questo spettacolo, in mezzo a frizzi e lazzi, battute e corse frenetiche sulla scena, con un Guarneri sempre all’altezza della situazione e i due servi animati e sfrontati alla maniera della buona commedia plautina.
Si ride e si riflette anche, con attenzione e semplicità sui rapporti uomo donna, sull’eterna vicenda dell’amore ostacolato, che alla fine, attraverso un abile gioco di riconoscimenti, può realizzarsi.
Memorabile la scena in cui il vecchio si dibatte prigioniero di un elmo che non gli si stacca più dalla testa; o quella in cui, dopo l’improvviso tradimento dei suoi “fedeli” servi, il protagonista si propone di ucciderli…ma la pistola lo lascia a secco, e prova e riprova…e i due ogni volta dicono addio alla vita. Il dialetto siciliano, dal canto suo, ha un ruolo determinante nell’amplificare la vis comica degli attori, come quella magica parolina che il padrone pronuncia per farsi aprire la porta di casa: a tappinara di to matri!
Resta alfine l’anziano scornato e imbellettato e un naturale lieto fine, come si deve in uno spettacolo rilassante, da cui si esce ridendo, sollevati e leggeri…

Silvana La Porta