alt «Questo libro non è una libera scelta ma una necessità. […] Ho sentito d’essere chiamato a testimoniare. […] Questo libro è la rivisitazione della modernità» (p. 264).Così Eugenio Scalfari riassume il senso di Per l’alto mare aperto, il volume in cui ripercorre, sulla scia delle avventure di Odisseo, il viaggio che ha condotto l’uomo a divenire «moderno» prima di abbandonarsi alla «barbarie» della contemporaneità…(da Treccani)
Il mito della modernità – che «comincia alla fine del Cinquecento con la nuova scienza e la nuova filosofia e si chiude a metà del Novecento» (p. 129), e i cui valori fondanti vengono riconosciuti nel «tema della verità relativa» (p. 11), nella «curiosità intellettuale» (p. 16), nell’«autonomia della politica rispetto alla morale» (p. 24) e nel «declino della metafisica […], al [cui] posto si installano la logica, i processi cognitivi, l’etica» (p. 69) – viene affrontato, sotto l’occhio vigile di Diderot, ricordando ed analizzando autori significativi (filosofi soprattutto, ma anche letterati) dall’Illuminismo al XX secolo, enucleando le basi del loro pensiero e della loro fortuna.


Il viaggio si rivela così un itinerario nella biblioteca ideale di Scalfari che, a partire dagli Essais di Montaigne, stila un catalogo di scrittori ed opere che giunge alla narrativa di Calvino e alla poesia di Montale, passando per Cervantes, Beaumarchais (il cui Figaro incarnerebbe l’essenza del Terzo Stato teorizzato dall’abate Sieyès), Cartesio, Spinoza, Kant, Hegel, Chateaubriand (illustrato mediante un ‘confronto impossibile’ fra Sainte-Beuve e Marc Fumaroli), Tocqueville, Leopardi (la cui poetica viene sviscerata attraverso le interpretazioni contrastanti di De Sanctis e Croce), Goethe, Baudelaire, Poe, Rilke, Kafka, Proust, Joyce, Dostoevskij, Tolstoj, Marx, Freud, Nietzsche.


Tra numerose citazioni, rinvii bibliografici e qualche ricordo privato, Scalfari espone la propria personale concezione della modernità con uno stile fra narrativa e saggistica, uno stile che, pur ricordando certe tendenze del romanzo contemporaneo, sembra soprattutto voler realizzare l’assunto per il quale, in età moderna, «il linguaggio filosofico deve essere reinventato di sana pianta, a misura di un relativismo che coinvolge sia l’oggetto pensato sia il soggetto pensante» (p. 126).