E’ stata la splendida cornice catanese del salone Bellini del Palazzo degli Elefanti ad ospitare sabato 4 novembre una serata evento che prelude alla prima messa in scena al teatro Stabile dello spettacolo  “Farinelli e il Re” per la regia di Fabio Grossi…

Pubblico delle grandi occasioni, con in prima fila, attento e sempre pronto a cogliere fotogrammi dello spettacolo col suo telefonino, il sindaco Enzo Bianco; lungo i saloni del palazzo hanno fatto bella mostra di loro giovani abbigliati per l’occasione con parrucche d’epoca. Un modo semplice e immediato per immergere immediatamente gli spettatori nelle atmosfere della corte di Filippo V di Spagna e presentare in un originale reading il testo, inedito in Italia, della regista e musicista Claire van Kampen, tradotto in italiano da Monica Capuani.

Leo Gullotta, nei panni del Re, e un gruppo di giovani e valenti attori, ex allievi della scuola Umberto Spadaro, del Teatro Stabile di Catania (Luca Iacono, Valerio Santi, Federico Fiorenza, Mauro Racanati, Lucia Fossi) hanno dato vita a una performance convincente, dove la lettura recitata si è perfettamente accordata con una silloge di brani musicali che hanno ripercorso le principali tappe della carriera di Carlo Broschi, in arte Farinelli. Luca Ambrosio al clavicembalo, Francesco Musumeci e Martina Scarpuzza al violino, Flavia Piluso al violoncello hanno accompagnato senza sbavature la vera sorpresa della serata, Francesco Divito, il cantante Farinelli, che, per uno straordinario caso della natura, non ha subìto la muta vocale.

Un raro esempio di emissione vocale non in falsetto, ma naturale, capace di fare rivivere il repertorio trascendentale dei cantanti castrati del Barocco nel modo più “filologico” possibile. Grande prova, dunque, che ha incantato il pubblico. Non a caso e come sempre: dopo aver cantato al Kosmos-Theater di Vienna, è stato definito come “sopranista naturale” e questo è spettrale – un giovane uomo straordinariamente molto attraente, che nello stesso tempo sembra molto maschile da cima a fondo, dalla sua gola esce una voce genuina, che a occhi chiusi sembra assolutamente la voce di un soprano femminile (che oggigiorno, almeno noi pensiamo, non viene più raggiunto con brutali metodi di castrazione…). Spettrale, ma affascinante e attraente, come tutta la serata” (Renate Wagner).

Affascinante e attraente, soprattutto nell’esecuzione della splendida aria “Lascia ch’io pianga” dal Rinaldo di Haendel. Come l’altro mostro sacro della serata, quel Leo Gullotta, attore ormai consumato e di grande maestria, a suo agio in tutti i ruoli, e in particolare in questo personaggio folle, bambino, il re che gioca col pesciolino rosso dentro la boccia, simbolo di quella corda pazza di pirandelliana memoria che Gullotta ha mostrato di sentire particolarmente.

Un’interpretazione sobria, ma efficace, con grandi applausi finali per una serata davvero originale, segno della voglia di rinnovamento e di rilancio del teatro a Catania che lo Stabile persegue da tempo. Perché l’arte vivifica e salva, e Filippo V di Spagna ne è stato un fulgido esempio. Speriamo beneaugurante per il panorama etneo.

Silvana La Porta