Sapete bene che nella P.A. italiana viene premiato, da sempre, il merito. Cioè chi è onesto e si ammazza di lavoro in genere viene fregato, mentre chi si nasconde qua e là e fa il furbo quasi quasi ci guadagna pure. Ora sulla Gazzetta Ufficiale del 20 gennaio è stato pubblicato il decreto della Presidenza del Consiglio in materia di fasce orarie di reperibilità per i dipendenti pubblici assenti per malattia….di Silvana La Porta

Dopo qualche ripensamento, (ricordate che per breve tempo si era tornati alle antiche fasce?), è stato deciso che le fasce definitive sono due: dalle 9 alle 13 e dalle 15 allle 18. Cioè un bel po’ di ore da stare in casa ad aspettare il medico fiscale, con due ore d’aria per il pranzo e qualche altra esigenza dalle 13 alle 15. L’obbligo vale anche nei giorni festivi, ma qualcuno è stato graziato.


Sono, infatti, esclusi dall’obbligo i dipendenti pubblici la cui assenza sia legata a:
a) patologie gravi che richiedono terapie salvavita;
b) infortuni sul lavoro;
c) malattie per le quali e’ stata riconosciuta la causa di servizio;
d) stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta.

Poi c’è una clausola che sorprende e alla quale, nel formularla, i legislatori non avranno badato. Una volta giunta la visita fiscale, il lavoratore è…libero. cioè non sussiste più l’obbligo di reperibilità. Che cosa significa tutto ciò? Che se mi assento per due tre giorni sono prigioniero nella mia bella casa. Ma se prendo venti giorni di malattia, che so per un colpo della strega, una volta arrivata la visita, posso fare l’uccel di bosco. Libera come l’aria. Ammaliamoci a lungo, cari colleghi. Ricordiamoci queste parole dell’articolo 2: “Sono altresì esclusi dall’obbligo di reperibilità i dipendenti nei confronti dei quali è stata già effettuata la visita fiscale per il periodo di prognosi indicato nel certificato”.

L’assenza lunga favorisce le fughe. Eh, sì, nella P.A. vengono sempre premiati il merito e l’onestà…



Silvana La Porta