Il Festival dei Teatri di Pietra , vera gemma dell’estate musicale siciliana 2020, ideato dal direttore artistico del Coro lirico siciliano, l’intraprendente maestro Alberto M. Munafò, ha esordito sabato 1 agosto con un grande successo al teatro greco di Taormina.

In scena un piccolo gioiello musicale, la Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni, grazie alla sinergia di due realtà significative del panorama musicale attuale: l’Orchestra Sinfonica Siciliana, diretta dal bravo Lorenzo Trazzeri (che è riuscito ad esaltare con la brava orchestra, composta soprattutto da giovani,  i momenti di maggiore lirismo dell’opera), e sostenuta dall’opera del suo sovrintendente, il prof. Antonio Marcelllino, e il Coro Lirico siciliano diretto dal frizzante maestro Francesco Costa.

E si è trattato di un connubio felicissimo. Ottima la prova dei cantanti, che hanno strappato lunghi e sentiti applausi. Elena Lo Forte è stata una Santuzza superba, affascinante nei suoi tacchi a spillo, donna innamorata e forte, con una vocalità pienamente calzante alla parte. Il messinese Angelo Villari nel ruolo di Turiddu è ormai un habitué: avevamo avuto modo di apprezzarlo già l’anno scorso nella bella prova al teatro di Tindari. Nella performance taorminese ha confermato il timbro caldo e brillante e la tecnica solida. Convincente anche Alberto Mastromarino nei panni di Alfio, adeguatamente seducente Leonora Sofia  nel breve ruolo di Lola e mater dolorosa la Lucia di Maria Motta in ogni gesto e ogni sguardo, e con una voce di commovente intensità.

Ma  c’è stata anche una piacevole sorpresa in questa Rusticana, nonché un valore aggiunto: il Coro lirico siciliano, che, grazie all’accorta regia  di  Salvo Dolce, è diventato, come nelle migliori tragedie greche, un vero e proprio personaggio del dramma. Con studiati movimenti scenici, un suggestivo gioco di velature di capo, una mimica perfetta e un affiatamento azzeccato delle voci sotto la guida del maestro Costa ha regalato al pubblico tutti i sentimenti della vicenda verghiana, sottolineati dallo splendido alternarsi in scena del rosso e del nero, i colori della passione e della morte.

«Hanno ammazzato compare Turiddu!»: il sacrificio dell’amante appassionato è compiuto, mentre Cristo (più volte evocato nella messinscena) risorge nella Mala pasqua. Poi sono stati applausi, tanti, ripetuti e meritati per un Festival, che si svolgerà tra Taormina, Siracusa e Tindari, cui auguriamo ancora grandi consensi in questa difficile estate post-Covid.

Silvana La Porta