La solita moderna scuola finlandese…

Proseguiamo il racconto della via finlandese alla scuola, che abbiamo sperimentato visitando il Paese nordico (ce ne siamo occupati il 22 maggio, parlando del banco e di come sia possibile non bocciare, non sorvegliare). È Aki Tornber (nella foto) del Ministero dell’Educazione e della Cultura, ad aspettarci e a spiegare:  “Da anni abbiamo previsto la figura degli insegnanti di supporto agli studi. Hanno lo stesso contratto degli altri. Gli studenti sono messi nelle condizioni di chiedere aiuto e di concepirla come una fase obbligata, normale. Nessuno lo vive in modo sconveniente ai fini della valutazione. Il ministero, gli enti municipali e le scuole prevedono, e pagano appositi docenti con tale funzione, con tale esclusiva funzione. Docenti a disposizione per vari istituti che affiancano i ragazzi oltre le ore di lezione”.

Spazzato via, dunque, il business d’oro delle lezioni in «nero»: un settore da 850 milioni di euro all’anno, tutti senza ricevuta. Il problema riguarda l’evasione fiscale, certo, ma, d’altro canto – ci dimostra ancora la Finlandia – è fondamentalmente pedagogico. Guardando a come gli altri Paesi affrontano le difficoltà di apprendimento degli studenti, ci accorgiamo che non esiste il “buco” tra la scuola della mattina e i compiti del pomeriggio. L’interesse è unico: che lo studente capisca e impari ciò che deve capire ed imparare.

Tornber aggiunge: “Non ha costi maggiori questa scelta, anzi  tengo a dire che il sistema finlandese senza spendere particolari cifre, perché comunque siamo nella media, e dedicando in aula il minimo numero di ore, perché comunque siamo i secondi con il più basso numero di ore in classe, abbiamo i risultati fra i migliori Paesi dell’Ocse”.

Perché la Finlandia ha scelto di puntare sulla scuola? “Perché se un problema c’è, non è nella scuola. Sta nella famiglia. Allora stanziamo fondi per ore extra giornaliere o serali, per quando i genitori lavorano, così i ragazzi possono arrivare prima dell’orario scolastico standard o andare via dopo, una situazione che riguarda i bambini dai 6 agli 8 anni. Oppure vi sono gli Happy Club free, con gruppi scientifici ecc. per i ragazzi dai 9 ai 13 anni”.

La scuola finlandese ogni cinque anni presenta piani di “ristrutturazione” e gli obiettivi del prossimo prevedono: “Portare la scuola all’aperto, nei musei, per un insegnamento attivo e integrato col luogo della materia che si insegna, se è scienze, se è arte, ma soprattutto farle interagire tra loro”.

Seguendo questo metodo, l’Italia offrirebbe naturalmente le migliori opportunità per “la città come aula”.

Torno al West Finland College Performing Arts Academy dove mi aspettano i trenta ragazzi ascolani che sono per studiare con i loro insegnanti italiani e finlandesi, le arti. Ecco la domanda, inevitabile: ma la scuola italiana è messa nelle condizioni di fare altrettanto? Magari ospitando studenti di tutto il mondo a studiare nelle proprie città e nelle proprie aule, le arti? Ne avrebbe titolo.