Lunedì 27 settembre si è conclusa la terza edizione del Festival lirico dei Teatri di Pietra. E si è concluso trionfalmente con una serata toccante in memoria di un cantante cui tutti siamo indissolubilmente legati, il nostro Franco Battiato.

In uno scenario d’eccezione, quel Teatro greco romano tornato, come ha ben sottolineato in avvio la sua direttrice  Gioconda Lamagna, fulcro dell’attività artistica catanese, che fu l’ultimo palcoscenico in cui l’artista si esibì il 17 settembre 2017 prima di ritirarsi dalle scene, la serata, presentata con la naturalezza che ben conosciamo da Salvo la Rosa, ha riservato ai numerosissimi spettatori una serie di piacevoli sorprese.

Innanzitutto per la voce recitante, quella di un’attrice d’eccezione, anch’ella molto cara ai siciliani, Lucia Sardo, che ha letto con grande intensità i testi delle canzoni prima dell’esecuzione, creando un’atmosfera di ricordi e nostalgie palpabili (una su tutte, da brivido, le indimenticabili parole della Cura).

Poi è stata solo musica, musica totale, che, grazie agli azzeccati arrangiamenti del giovane Ruben Micieli, ha ricreato esattamente l’atmosfera delle creazioni del cantante ripostese (da Prospettiva Nevskij a Strade parallele, da Stranizza d’amuri, una delle più applaudite, a Povera patria, fino a Centro di gravità permanente e Voglio vederti danzare) sempre imbevute di radici antiche, mistiche, filosofiche. E quale migliore arma di un valido coro, di un ensemble orchestrale affiatata e di due cantanti bravissime, seppur diverse?

Così l’arrivo in scena del Coro Lirico Siciliano, caratterizzato peraltro da un look colorato e accattivante, è stato degno preludio di un’esecuzione pregevole grazie alla solerte direzione dello scintillante maestro Francesco Costa, che sempre è riuscito ad imprimere alle belle voci la giusta grinta e un apprezzabile amalgama.

Daniela Spalletta si è rivelata un’interprete molto intensa e ha fatto scorrere parecchi brividi alla schiena agli ascoltatori, soprattutto per la bella interpretazione di uno dei brani più amati di Battiato, L’animale; Rita Botto con la sua innata dolcezza ha incantato in particolare con Segnali di vita, cui ha conferito un’intimità particolare, proprio come l’avrebbe immaginata l’autore.

Dulcis in fundo l’ultima inattesa sorpresa, un cantante che è benzina e vita del Coro lirico siciliano, nonché suo direttore artistico, il maestro Alberto Munafò Siragusa, che si è riservato da solista due grandissimi successi del cantautore siciliano: Bandiera bianca e La cura. L’esecuzione della prima ha messo in rilievo  la potenza ben calibrata della sua bella voce, quella della seconda la sua capacità di trasmettere vere emozioni, quando la voce si fa davvero il più perfetto strumento musicale e il più naturale.  Un plauso a parte merita tutto l’ensemble dei musicisti, tra cui il giovanissimo Rosario Dragotto alla fisarmonica e il geniale Alberto Alibrandi al pianoforte, che è stato davvero creatore di atmosfere magiche col suo tocco ora dolce ora deciso.

Non a caso la performance è stata coronata da ben tre bis con l’applaudita esecuzione di L’era del cinghiale bianco, Centro di gravità permanente, Voglio vederti danzare. Il tutto per una serata sold out, a testimonianza che l’arte è necessaria come il pane e che non può mancare come l’aria. Attendiamo, dunque, ancora tante edizioni di questo Festival, che ha valorizzato le bellezze archeologiche di tutta l’isola, inondandole di splendida musica.

Silvana La Porta