Anche la leadership manageriale sarà sempre più corta, le funzioni tradizionalmente intese non avranno più senso di esistere perché dovranno lasciare sempre più spazio a formule di collaborazione più de-strutturate, cross-settoriali.

GAP DIGITALE, ALLA SCUOLA SERVE UN MONTESSORI 2.0

di Maximo Ibarra * – la Repubblica Affari & Finanza – 29 giugno 2015 – pagg. 1 e 10

Stiamo vivendo una rivoluzione tecnologica senza precedenti. Ciò che era possibile fare 5 anni fa, spendendo molto, oggi è possibile, invece, con investimenti contenuti: basti pensare alle stampanti 3D oppure alla capacità di storage e di elaborazione del più comune degli smartphone. Uno spazio illimitato si sta aprendo di fronte a noi. In medicina, ad esempio, possiamo già inviare, tramite lo smartphone, immagini di laboratorio della retina al nostro oculista. Presto avremo sottopelle degli “implantables” con cui rilasciare principi attivi o monitorare importanti segni vitali. Avventurandoci oltre, potremmo potenziare i nostri globuli rossi per restare più tempo in apnea.

Potremo manipolare i nostri globuli bianchi per combattere in modo più efficace la classica influenza di stagione o, una malattia infettiva più invasiva. Nella robotica avremo auto che si aggiorneranno alla stregua del sistema operativo del nostro ultimo tablet e che si guideranno da sole grazie a sofisticati sensori. Non siamo lontani da tutto questo.

Anche le aziende vivono un mutamento continuo, siamo al cospetto di una quasi totale disruption delle tradizionali catene del valore, dei classici modelli di business. Disintermediazione e disruption la faranno sempre più da padroni. Basti pensare a fenomeni come Airbnb o Uber, all’E-commerce ultra diffuso in quasi tutti i settori. Anche la leadership manageriale sarà sempre più corta, le funzioni tradizionalmente intese non avranno più senso di esistere perché dovranno lasciare sempre più spazio a formule di collaborazione più de-strutturate, cross-settoriali. La creatività, che fa leva sull’apprendimento e non sull’efficienza sarà la risorsa più pregiata. Maggiore spazio al “fallimento”, poi, come tentativo di trovare il successo e una maggiore attenzione alle soft skills emotive.

Siamo pronti a tutto ciò? No, non lo siamo, anzi siamo piuttosto lontani. Oggi i nostri ecosistemi educativi e formativi non riescono a far emergere nelle scuole e nelle università quei profili di cui abbiamo fortemente bisogno.

Secondo i dati dell’Istat, l’Italia è il Paese, fra gli Stati europei membri dell’Ocse, che spende di meno nell’istruzione in rapporto al Pil: nella scuola il 4,6%, oltre 3 punti in meno rispetto alla Danimarca, che guida la classifica. Discorso identico per i fondi destinati all’università e alla ricerca: l’Italia investe appena l’1%, anche qui ultima rispetto a una media di circa l’1,5%.

Siamo a un bivio e dobbiamo mettere insieme le migliori intelligenze del nostro Paese per innescare una rivoluzione strategica del modo di intendere la formazione. L’Italia si trova agli ultimi posti sia per la penetrazione di Internet a scuola. L’Ocse rileva che il nostro sistema formativo è uno dei meno dotati proprio a livello tecnologico rispetto agli altri Paesi europei. E giudica il sistema italiano indietro di circa 15 anni rispetto ai Paesi che si trovano nelle prime posizioni. Colmare questo divario renderebbe il sistema scolastico molto più efficiente. La digitalizzazione delle classi consentirebbe di accedere ad una enorme quantità di contenuti online, che potrebbero essere di stimolo agli studenti per migliorare il loro tasso di preparazione e aumentare anche le potenzialità didattiche dei docenti. Oggi abbiamo un sistema formativo improntato al nozionismo, alla conoscenza verticale, per “silos”, all’intelligenza solo “tecnica” e non emotiva e sociale.

Ci siamo dimenticati che il nostro Paese ha introdotto, nel Novecento, un’innovazione che dobbiamo riscoprire in chiave digitale: “il metodo Montessoriano”: più soft skills, creatività, attitudine alla personalizzazione e alla capacità di avere sempre chiara la “big picture”, maggiore solidarietà e rispetto, un profondo senso etico e una condizione di meritocrazia che non significa sopraffazione bensì merito autentico.

Proviamo solo per un istante ad immaginare il ragazzo/a, che in futuro svolgerà un ruolo nella nostra società e nella nostra economia. Una persona che dovrà gioco-forza maturare la sua preparazione nell’ambito del nostro nuovo e rigenerato sistema educativo.

Bene, questa persona dovrà essere permeata da un’educazione olistica, aperta, che sappia collegare i fatti, le scienze e le fonti del sapere umano senza pregiudizi e che alimenti costantemente la curiosità. Gli strumenti della “digital relationship” saranno i nuovi basics della formazione, ci sarà meno ricerca di status sociale, come oggi spesso avviene, ma molta più emozione e motivazione per la realizzazione di un progetto, per una nuova impresa.

Si cercherà sempre di più il nuovo e l’ignoto piuttosto che il certo e il sicuro.

Il sistema formativo dovrà prestare, quindi, molta attenzione all’unicità ed al talento per valorizzare i pregi di ciascuno ed evitare la standardizzazione della conoscenza. Abbiamo bisogno di centrare il nostro sviluppo e la crescita sulla risorsa strategica per eccellenza: l’essere umano. Questa deve essere la priorità assoluta dell’Italia a partire da oggi. Senza perdere tempo.

* Ceo di Wind

(29 giugno 2015)

http://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2015/06/29/news/gap_digitale_alla_scuola_serve_un_montessori_2_0-117978423/