altIo credo fermamente che le sue dichiarazioni siano tanto più insidiose quanto più è visibile il pulpito da cui provengono; e perniciose, se solo si pensa alla sua vasta produzione bibliografica, e al fondato sospetto che un simile ripudio ne ridimensioni ampiamente anche la portata, almeno sul piano, per così dire, “genetico”.




Gentile Dottor Vespa,

quel che sto per scriverle non vuole né offenderla né sembrare ancorato ad una logica miope e retrograda. Semplicemente, tuttavia, trovo che le sue dichiarazioni siano assolutamente fuori luogo.
Anzitutto, perché mi fa specie che un uomo delle sue qualità, e con una brillante carriera scolastica in ambito classico, ripudi così la sua formazione umanistica. Anch’io personalmente prediligo il latino, ma mai mi sognerei di disgiungere i destini di due lingue sorelle solo perché magari oggigiorno l’una si presenta meno accattivante dell’altra fin dal livello grafico, e poi richiede tanto impegno e dedizione per essere compresa con una certa efficacia. Direi anzi che una simile posizione è diseducativa, perché ingenera negli studenti più meritevoli una sfiducia complessiva nei confronti del loro impegno, come se tutto fosse vano, e tra l’essere diligenti e puntuali o pressappochisti in realtà non cambia poi molto, visto che evidentemente non saranno proprio quelli i requisiti per accedere al profilo professionale desiderato… E d’altra parte i brocardi e il latinorum riempiranno pure la bocca di speciosi imbonitori, ma ciò non vuol dire padroneggiare il sermo maiorum, operazione per la quale occorre attivare abilità non meno significative di quelle necessarie per l’apprendimento del greco…
Caro Dottor Vespa, io credo fermamente che le sue dichiarazioni siano tanto più insidiose quanto più è visibile il pulpito da cui provengono; e perniciose, se solo si pensa alla sua vasta produzione bibliografica, e al fondato sospetto che un simile ripudio ne ridimensioni ampiamente anche la portata, almeno sul piano, per così dire, “genetico”. Devo confessarle, infatti, che le sue esternazioni si traducono spontaneamente, non so con quanta consapevolezza da parte sua, nel solito proclama esterofilo che da un po’ di tempo a questa parte sta cercando di attentare alle radici della nostra cultura, estirpandone la memoria storica. Sì, storica: perché conoscere una civiltà vuol dire prima di tutto saperne apprezzare la lingua, e di lì accostarsi ai suoi usi e costumi, alla politica, alla società e a quant’altro ci può trasmettere ancora preziosi insegnamenti per il futuro.
Con stima inalterata,
Arduino Maiuri