Non è un’operazione facile ridurre sulla scena un romanzo come Il giocatore di Dostoevskij. Scritto in un tempo record, solo ventotto giorni, mentre l’autore era assillato dai debiti e dal ricatto del suo editore, è un libro grandioso dove si manifesta tutta la capacità di scavo psicanalitico dei personaggi del grande scrittore russo…

Eppure l’operazione è perfettamente riuscita al regista Gabriele Russo e al suo collaboratore Vitaliano Trevisan, nell’affascinante messa in scena del terzo spettacolo in abbonamento del teatro Stabile di Catania.

Complici le piacevoli scene disegnate da Roberto Crea, l’intuizione geniale è stata quella di creare un efficace gioco di specchi tra scrittore e personaggio principale, quell’Aleksej Ivanovic che può essere giustamente considerato l’ultimo baluardo del romanticismo europeo che si oppone alla modernità.

Il bravissimo Daniele Russo interpreta, dunque, un doppio ruolo. E’ Dostoevskij, tutto preso dalla stesura del romanzo, egli stesso vittima del gioco; ed è anche Aleksej, che comincia a giocare per riscattare la sua condizione di uomo, per poter offrire una dote a Polina, per poter vivere del loro amore. A loro fanno da ocntraltare appunto Polina, l’amata di Aleksej e l’assistente dello scrittore, Anna Grigor’evna, entrambe interpretate da Camilla Semino Favro.

I numeri della roulette si accendono e  spengono spasmodicamente sulla scena. E così si dipanano le vite degli otto protagonisti, su cui spicca il francese De Grieux,  falso e calcolatore come tutti i francesi, usuraio e misera essenza stessa della borghesia,  che insidia senza pietà e per spietato calcolo, la virtù delle ragazze russe.

Gli attori (Marcello Romolo, Paola Sambo, Alfredo Angelici, Martina Galletta, Alessio Piazza, Sebastiano Gavasso) con una recitazione misurata, attenta al passaggio dal comico al tragico, hanno davvero rappresentato la dimensione psicologica complessa dei personaggi del grande romanziere; particolarmente deliziosa la nonna, ricca proprietaria di Mosca, innamorata e attaccata alla vita, che perde, in sfregio del nipote Generale, devastato dai debiti, quasi tutti i suoi averi al tavolo verde.

Quella pallina che gira gira gira domina e guida vite e destini. E il denaro, la fames auri è stata la vera protagonista della piece, perchè in quei soldi che piovono dal cielo si è riassunto la storia di tutto un secolo.

Attuale e terribile. Così possiamo definire questo spettacolo che prosegue con successo una stagione che promette di essere feconda di nuovi, inaspettati sviluppi…

Silvana La Porta