Una giornata particolare per uno spettacolo “particolare” e davvero ben riuscito, non a caso andato in scena nei giorni in cui si ricorda l’Olocausto ebraico per mano dei nazisti e le orribili leggi razziali in Italia, che istituirono il razzismo di Stato…

Il Teatro Stabile nel suo cartellone continua, dunque, con prove convincenti di teatro civile, dove le esperienze personali si incastonano in un milieu socioculturale avvilente e dominato dalla discriminazione più becera. “Una giornata particolare”, in scena a Catania dal 23 gennaio (con repliche fino al 28), tratto dalla sceneggiatura di Ettore Scola e Ruggero Maccari dell’omonimo film (con protagonisti gli indimenticabili Marcello Mastroianni e Sofia Loren), ha goduto di un pregevole adattamento per le scene di Gigliola Fantoni, della regia della brava Nora Venturini e di due attori d’eccezione come Giulio Scarpati e Valeria Solarino.

Attori che, in modo sommesso ed elegante, hanno dato voce a due personaggi infelici, ognuno vivente di una propria “diversa” infelicità, in un giorno particolare, il 6 maggio 1938,  quello dell’incontro tra Hitler e Mussolini a Roma. Antonietta, donna ignorante e madre di sei figli, vittima di un marito padrone, fascista convinta, devota e cieca sostenitrice del regime, incontra un suo timido vicino, Gabriele, uomo riservato e vittima di una terribile discriminazione per la sua omosessualità. Galeotto un merlo, fuggito verso la libertà (qui certamente metaforica) da casa di Antonietta e finito proprio dal suo vicino.

Due vite di oppressi, che, proprio nel giorno trionfale dell’incontro dei dittatori, acclamati da tutti, trovano, in un momento intimo del corpo e dell’anima, la loro verità e autenticità, in una scena d’amore sincero, senza schermi, e in una confessione senza veli, dove ognuno può essere veramente sé stesso. Scarpati ha offerto così un’interpretazione dolente della diversità, toccando il cuore nel momento parossistico in cui, ferito dalla cattiveria del mondo repressivo e autoritario del regime fascista, si definisce sprezzantemente “frocio”; Valeria Solarino, sempre a suo agio a teatro (che rappresenta la sua vocazione più genuina) ha incarnato con grande misura e perizia una misera donna, inconsapevole della sua condizione, che per un attimo intravede uno spiraglio di luce.  Merita un plauso anche per la sua recitazione in siciliano, che ha conferito al personaggio un ulteriore tocco di relegazione ai margini della società.

Convincenti sullo sfondo i video dell’epoca, che hanno contribuito a collocare degnamente la messa in scena nel contesto tronfio, becero, roboante dell’era fascista, dove il machismo era un dovere e fare figli e badare alla casa un obbligo incondizionato della donna.

Ingredienti vincenti di una pièce toccante al punto che qualcuno degli spettatori, tra gli applausi finali, non è riuscito a nascondere la commozione. Più commovente del film. Davvero. Merito dell’hic et nunc della messa in scena teatrale e dell’ottimo lavoro dell’intero cast.

Silvana La Porta