altQuesta potrebbe essere una storia di siciliani. Padri e figli per dirla con lo scanzonato Renato Brunetta, paladino della lotta – lui che è di mezza età – dei giovani contro i vecchi. Solo che i primi – per rimanere in Sicilia – sono i padri chiusi nella lotta disperata di Termini Imerese. Qualora si arrendessero, obbedendo a Brunetta, non aiuterebbero certo le sorti di un’altra siciliana, la giovane Giuliana Galante. Lei, come tanti suoi colleghi, non riesce a rompere il muro del silenzio…  

Giuliana, precaria dalla scuola al piano bar

Questa potrebbe essere una storia di siciliani. Padri e figli per dirla con lo scanzonato Renato Brunetta, paladino della lotta – lui che è di mezza età – dei giovani contro i vecchi. Solo che i primi – per rimanere in Sicilia – sono i padri chiusi nella lotta disperata di Termini Imerese. Qualora si arrendessero, obbedendo a Brunetta, non aiuterebbero certo le sorti di un’altra siciliana, la giovane Giuliana Galante. Lei, come tanti suoi colleghi, non riesce a rompere il muro del silenzio. Ha scritto una lettera a questa rubrica e anche al sito www.anagrafeprecari.it. Non è una metalmeccanica, come i suoi compagni di Termini. Si definisce «Insegnante – Musicoterapeuta precaria». Ha 29 anni e ha lasciato Messina nel 2005 per approdare a Modena. Qui è cominciata la sua lunga trafila. Faceva la supplente nella scuola dell’infanzia, quando la chiamavano perché mancava qualcuno. I 400 euro percepiti ogni mese non bastavano per pagare l’affitto. Così nel weekend distribuiva giornali gratuiti davanti al duomo, oppure collaborava con la Coop come hostess-promoter. «Un’esperienza da extracomunitaria», sostiene. Oggi è ancora precaria. Per tre anni ha lavorato a scuola tutto l’anno, mentre d’estate prestava la sua attività a un “Piano bar”. La Gelmini ha però impedito le supplenze annuali, racconta, e così ora è impiegata in una scuola comunale. Ha un’inutile laurea in Scienze dell’Educazione e si è specializzata in Musicoterapia. Ha lavorato a un progetto con malati di Parkinson e sta frequentando un corso di “Counseling Scolastico”. Insomma non è proprio una bambocciona pigra e svogliata. Il suo sogno? «Lavorare come libera professionista musicoterapeuta». Ma questo non le consentirebbe di pagare l’affitto.

C’è un aspetto positivo nella sua storia. È l’incontro con Paolo, un altro precario, musicista. Con tanto coraggio si sono sposati e hanno messo in piedi, con un collega, un trio acustico. Ogni tanto vanno a fare qualche serata. Un modo per campare. Ecco lei ha abbandonato l’isola, le sue radici, per cercare fortuna nel ricco Nord. I suoi concittadini di Termini Imerese, rimangono abbarbicati alla loro fabbrica. Chi è più precario? Sono storie diverse che cercano di farsi strada, arrivano anche sui network. Come il gruppo di Facebook dedicato a “Diciamo basta al precariato e alle disoccupazioni”. Ha scritto un lettore commentando la lettera: «Vivere da precario significa vivere una vita ai limiti della sopportazione e del vivere civile, consapevoli di essere, senza esagerare, i nuovi schiavi». Altro che competizione tra giovani e anziani. Altro che la poco produttiva collaborazione (o complicità) con le smanie di Brunetta o con le controriforme del ministro Maurizio Sacconi. Per non dire dei tagli della Gelmini. Un ritorno all’autonomia sindacale non guasterebbe.

http://ugolini.blogspot.com