Bentornato al Teatro Stabile, teatro civile. E’ proprio il caso di dirlo dopo aver assistito al Giuramento, la toccante pièce di Claudio Fava, in scena a Catania alla sala Verga dal 5 al 17 dicembre…

Una storia semplice, che ha come protagonista un uomo altrettanto semplice, quasi dimesso, portato sulla scena con piena aderenza alla natura del personaggio e con estrema sobrietà dal sempre bravo David Coco: quel Mario Carrara, medico legale e professore universitario che, nel 1931, in piena affermazione del fascismo, fu uno dei dodici insegnanti contro 1238 consenzienti, a rifiutare il giuramento al regime.

Il testo di Fava appare da subito denso, efficace, sferzante,: cattura la scena immediatamente la parata di uomini ormai spersonalizzati, divenuti manichini nelle mani di una longa manus invisibile, ma presente in ogni aspetto della società. La dittatura manipola le coscienze degli uomini, insegna le teorie di Lombroso, cataloga i delinquenti in base alle caratteristiche somatiche, non prevede rieducazione, ma solo l’eliminazione.

Ma in silenzio, quasi nell’ombra, un uomo,  apparentemente mansueto, cova la ribellione che sfocerà nel determinato atto finale. David Coco è un Matteo Carrara convincente, dai gesti misurati e riservati, che  gioca con scenografie essenziali,  ma giuste e funzionali nella regia di Ninni Bruschetta. Brava anche Stefania Ugomari Di Blas nel ruolo di Tilde, l’assistente del professore, che tenta con la foga dei suoi giovani anni di sconvolgere una vita abitudinaria e a tratti ipocondriaca.

Il nero delle camicie domina il palcoscenico, simbolo di un conformismo dilagante. Fino a quando non emerge la stecca nel coro. E il motivo di tale deciso “no” ce lo spiega proprio Claudio Fava nelle sue note allo spettacolo: “Quando il rettore gli comunica data e prescrizioni del giuramento Carrara capisce di non poterlo fare. Non per eroismo né per ideologia. Solo che in quel rito a cui tutti si piegheranno per campare tranquilli, Carrara riconosce improvvisamente anche le menzogne della propria vita: le pillole disposte in buon ordine sulla tovaglia dei suoi pranzi, l’attrazione per questa donna che come lui non vuole adeguarsi, la delusione verso quei suoi studenti a cui ha regalato il proprio sapere senza mai far loro una domanda di troppo.”

La rivolta di Carrara è dunque globale, esistenziale e storica. E Fava ce la racconta senza nessuna forma di retorica del gesto eroico E l’effetto sugli spettatori è stato davvero tipico del migliore teatro civile. Rimanere vigili, raziocinanti, evitare l’immedesimazione. E riflettere, riflettere, riflettere. In tempi in cui la recrudescenza di movimenti fascisti si impone in tutta Europa, ben vengano opere di tal genere. Tengono deste le menti e ammoniscono: ribellarsi si può sempre, basta volerlo…

Silvana La Porta