Gli insegnanti torneranno in Sicilia. La sentenza del Tar del Lazio cambia le graduatorie

“Una sentenza bomba che avrà molti risvolti essendo la prima di questo tipo a livello nazionale. Sicuramente il Miur la impugnerà in appello, ma è stato ormai tracciato un orientamento perché la sentenza si basa su un principio imprescindibile, quello di non discriminazione”.

Ci sono voluti quasi tre anni, ma alla fine il Tar del Lazio ha dato ragione agli ex-docenti delle scuole paritarie, riconoscendo per intero il punteggio pre-ruolo svolto negli istituti non statali e accogliendo il ricorso contro l’ordinanza del Miur sulla mobilità.

[Bugiardino. Aspettiamo di conoscere la sentenza del Tar e poi il ricorso in appello del Miur. Rimane il fatto che l’accesso alle paritarie avviene a discrezione e scelta del gestore, senza graduatorie né concorsi. v.p.]

 

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Gli insegnanti torneranno in Sicilia La sentenza cambia le graduatorie

Mobilità, i docenti chiedevano il riconoscimento del lavoro negli istituti paritari. Cosa cambia.

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PALERMO – Oltre 300 docenti siciliani torneranno a insegnare nell’Isola, potendo contare sul riconoscimento del punteggio ottenuto svolgendo il pre ruolo nelle scuole paritarie. A sbloccare l’impasse è una sentenza del Tar del Lazio, che stabilisce l’illegittimità “dell’esclusione dell’attribuzione di punteggio, in sede di mobilità, per il servizio d’insegnamento svolto negli istituti paritari”. In sostanza, secondo il tribunale, il Ministero dell’Istruzione dovrà riconoscere i punti dei docenti che prima dell’immissione in ruolo hanno insegnato in quelle scuole, esattamente al pari di quelli che hanno svolto servizio in scuole statali.

Oggetto della decisione del Tar è l’ordinanza ministeriale “con cui è stata disciplinata la ‘mobilità del personale docente, educativo ed ATA per l’anno scolastico 2018/2019’, nella parte in cui – recita la sentenza – non prevede di poter far inserire, ai fini della compilazione delle graduatorie di mobilità, l’intero punteggio del servizio pre ruolo prestato dai ricorrenti negli istituti paritari”. L’annullamento dell’ordinanza modifica notevolmente l’assetto nazionale degli insegnanti trasferiti in base al contratto mobilità, che potranno così beneficiare di un punteggio più alto e tornare a casa.

La sentenza fa riferimento a una violazione dei “princìpi di eguaglianza e d’imparzialità dell’amministrazione”, ponendo le basi per una svolta per migliaia di casi in tutta Italia, tra cui gli oltre 300 di provenienza siciliana. Per effetto della sentenza, gli uffici dell’Usr (Ufficio scolastico regionale) della Regione Siciliana dovranno, ognuno coi rispettivi tempi burocratici, procedere ad attribuire i punteggi finora mancanti e quindi a richiamare i docenti, che avranno così diritto a un posto statale nella propria terra.

“Una sentenza bomba che avrà molti risvolti – afferma l’avvocato Angela Maria Fasano, che ha patrocinato il ricorso – essendo la prima di questo tipo a livello nazionale. Sicuramente il Miur la impugnerà in appello, ma è stato ormai tracciato un orientamento perché la sentenza si basa su un principio imprescindibile, quello di non discriminazione”. “Grazie a questo punteggio, in circa un mese i docenti siciliani tornano a casa – ribadisce Fasano – perché 120 punti in una graduatoria di mobilità sono tantissimi”. La questione del riconoscimento del punteggio pre ruolo si protrae da anni in tutta Italia, tanto da portare alla nascita di un Comitato nazionale per il riconoscimento del servizio prestato nella scuola paritaria.

Sebbene il provvedimento riguardi coloro che avevano già presentato ricorso, è possibile ‘ancorarsi’ alla decisione del Tar anche per i nuovi ricorrenti: “Ogni anno viene pubblicato il bando della mobilità – spiega l’avvocato – e ci si auspica che alla luce di questa vittoria il contratto venga modificato, prima o poi. Quest’anno per esempio non è stato modificato, ma grazie a questo precedente, come studio legale abbiamo riaperto subito le adesioni e ci stiamo già riorganizzando coi nuovi ricorrenti”.

§ https://livesicilia.it/2019/01/08/gli-insegnanti-torneranno-in-sicilia-la-sentenza-cambia-le-graduatorie_1025655/
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Riconosciuto il «servizio pubblico».La parità scolastica vince al Tar
Il Tribunale del Lazio riconosce la validità del servizio pre-ruolo, annullando l’ordinanza del Miur. Ora oltre 300mila insegnanti potranno fare ricorso chiedendo risarcimenti per miliardi di euro
di Paolo Ferrario – martedì 8 gennaio 2019

Non c’è ragione «per discriminare tra servizi aventi per legge la medesima dignità e le medesime caratteristiche». Ci sono voluti quasi tre anni, ma alla fine il Tar del Lazio ha dato ragione agli ex-docenti delle scuole paritarie, riconoscendo per intero il punteggio pre-ruolo svolto negli istituti non statali e accogliendo il ricorso contro l’ordinanza del Miur sulla mobilità. Con una sentenza pubblicata in questi giorni, il Tribunale amministrativo ha annullato il provvedimento del Ministero dell’Istruzione, nella parte in cui non riconosceva il servizio preruolo svolto nelle paritarie ai fini della mobilità, dopo il passaggio di questi docenti nelle scuole statali. «Finalmente si sta per chiudere un vergognoso capitolo di discriminazioni», esulta Filomena Pinca portavoce del Comitato nazionale per il riconoscimento del servizio prestato nella scuola paritaria.

«È davvero sconfortante che si debba ricorrere a un tribunale per vedere tutelati dei diritti sacrosanti», aggiunge la docente, che è stata tra i promotori del ricorso. E di «sentenza storica», parla anche l’avvocato Angela Maria Fasano, che ha patrocinato il ricorso e ora si prepara a riaprire «tutti i casi che, in questi anni, hanno avuto un esito negativo», anche di coloro che, nel frattempo, sono andati in pensione. La sentenza del Tar laziale, infatti, indica una «linea nazionale» a cui, da qui in avanti, tutti i tribunali del lavoro dovranno attenersi. Un altro aspetto rilevante riguarda la ricostruzione della carriera degli ex-docenti delle paritarie ai quali, una volta assunti di ruolo nello Stato, non venivano computati, ai fini degli scatti stipendiali, gli anni di servizio prestati.

Un danno che il Comitato, quando nel 2017 ha presentato una Petizione al Parlamento Europeo, ha quantificato in oltre 2,5 miliardi di euro, considerando soltanto gli insegnanti (circa il 30% del totale) che avevano maturato tra i 9 e i 15 anni di servizio nelle scuole paritarie. Complessivamente, sono oltre 300mila i docenti transitati nello Stato dal 2000, anno di approvazione della legge 62 sulla parità scolastica. E che, alla luce della sentenza del Tar Lazio, conferma l’avvocato Fasano, ora potranno rivalersi sul Miur per rientrare in possesso di quanto loro dovuto.

La normativa sulla parità viene a più riprese richiamata anche dal dispositivo della sentenza, che ricorda la «piena omogeneità tra il servizio d’insegnamento svolto nelle scuole statali e quello alle dipendenze degli istituti privati paritari » e il «servizio pubblico» svolto da questi ultimi. In sostanza, scrivono i giudici amministrativi, «è illegittima l’esclusione dell’attribuzione di punteggio, in sede di mobilità, per il servizio d’insegnamento svolto negli istituti paritari.

Diversamente opinando si perverrebbe ad una interpretazione della vigente normativa contraria ai principi di uguaglianza e d’imparzialità dell’amministrazione, non essendovi ragione per discriminare tra servizi aventi per legge la medesima dignità e le medesime caratteristiche ». Conclusioni accolte con soddisfazione dal segretario della Federazione scuole materne non statali (Fism), Luigi Morgano, che ricorda come l’associazione, in questi anni, sia «sempre stata dalla parte dei docenti». «È incredibile – aggiunge Morgano – che serva un Tribunale per applicare una legge dello Stato». Soddisfazione è espressa anche dalla vice-presidente del Forum nazionale delle famiglie, Maria Grazia Colombo, già presidente nazionale dell’Agesc, l’Associazione dei genitori della scuola cattolica. «Implicitamente – sottolinea – la sentenza del Tar Lazio riconosce il ruolo della scuola paritaria nell’unico sistema nazionale d’istruzione, definito dalla legge 62 e rimette nella giusta posizione i diritti di chi insegna in questi istituti. Finalmente, questa sentenza ci avvicina un po’ di più al resto d’Europa.

Mi viene in mente, per esempio, la Francia, dove lo Stato paga gli insegnanti che poi sono lasciati liberi di scegliere dove andare ad insegnare. È un importante punto a favore della funzione pubblica della scuola paritaria». Un altro aspetto non secondario della sentenza, secondo Colombo, è anche il suo «ribadire che un vero sistema nazionale di istruzione deve essere plurale, se vuole essere di qualità». In caso contrario, in presenza di un monopolio statale dell’istruzione, «a soffrirne sarebbe non soltanto la scuola paritaria, ma anche la statale. Insomma – conclude la vice-presidente del Forum – questa sentenza fa bene ai docenti, fa bene alla scuola paritaria, di cui viene riconosciuto il ruolo e servizio pubblico, ma fa bene anche all’intero sistema nazionale d’istruzione, di cui ribadisce il pluralismo».

§ https://www.avvenire.it/attualita/pagine/la-parit-scolastica-vince-al-tar

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Mobilità, il servizio nelle scuole paritarie deve essere conteggiato

di Filomena Pinca – 

Oggi si chiude un vergognoso capitolo di discriminazioni subite dai docenti della scuola paritaria: la ripetuta esclusione dai CCNI di mobilità, nella parte relativa alle Note Comuni, del servizio prestato nelle scuole paritarie, palesemente in contrasto con una legge nazionale e con i principi comunitari di non discriminazione e di parità di trattamento.

La vittoria nel merito al Tar Lazio del 31/12/2018, la prima in Italia, con L.62/2000 ha espressamente affermato che “Il sistema nazionale di istruzione … è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali” e che le suddette scuole paritarie svolgono un “servizio pubblico” (art. 1 commi 1 e 3).

In ragione di tale principio sono stati previsti penetranti controlli e rigide prescrizioni per gli istituti paritari, vedasi in particolare la C.M. 31/2003 e il D.L. 255/2001, art. 2, comma 2. Dunque non si ravvisano motivi per limitare l’efficacia di questa disposizione alla sola formazione delle graduatorie e non anche alla valutazione di questo servizio ai fini della mobilità.

In sostanza, è illegittima l’esclusione dell’attribuzione di punteggio, in sede di mobilità, per il servizio d’insegnamento svolto negli istituti paritari. Diversamente opinando si perverrebbe ad una interpretazione della vigente normativa contraria ai principi di eguaglianza e d’imparzialità dell’amministrazione.

Cosa faranno adesso Miur e Sindacati firmatari del prossimo CCNI? Continueranno ad ignorare che i servizi della scuola paritaria e della scuola statale hanno per legge la medesima dignità e le medesime caratteristiche? Cosa dirà il senatore Pittoni che ha voluto impedire “l’assalto alla diligenza” escludendo il servizio della paritaria dal concorso straordinario di primaria e infanzia?

Filomena Pinca

§ https://www.tecnicadellascuola.it/mobilita-il-servizio-nelle-scuole-paritarie-deve-essere-conteggiato

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Vittoria paritarie Tar Lazio

§ https://www.dirittoscolastico.it/vittoria-paritarie-tar-lazio/

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Mobilità, è vittoria piena per l’Anief: il TAR Lazio ordina il rientro in Sicilia di 85 docenti

§ https://anief.org/index.php?option=com_content&view=article&id=21400:mobilita-e-vittoria-piena-per-l-anief-il-tar-lazio-ordina-il-rientro-in-sicilia-di-85-docenti&catid=252:news&Itemid=1110

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Su Vincenzo Pascuzzi

Vincenzo Pascuzzi: è stato docente precario per quasi venti anni prima del ruolo. Ha insegnato Matematica, Elettrotecnica, Fisica in vari licei, istituti tecnici e professionali di Roma. Segue le vicende dei precari e della scuola. Interviene con note e articoli su vari siti, blog, ml. Partecipa al gruppo Iuas (Insiemeunaltrascuola) e al gruppo facebook Invalsicomio.

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