FORSE la cosiddetta ordinaria amministrazione è il modo migliore per governare. Quando poi un ministro è bravo (ed è il caso del titolare della Istruzione, Profumo) riesce a condurre in porto disegni da decenni paralizzati dalle accanite resistenze delle corporazioni, dei sindacati, delle “gilde” di categoria.

 

 

Gli italiani aborrono ogni metro di giudizio

 

di Mario Pirani – la Repubblica – 18 marzo 2013 – pag. 24

FORSE la cosiddetta ordinaria amministrazione è il modo migliore per governare. Quando poi un ministro è bravo (ed è il caso del titolare della Istruzione, Profumo) riesce a condurre in porto disegni da decenni paralizzati dalle accanite resistenze delle corporazioni, dei sindacati, delle “gilde” di categoria. Lo si è visto l’8 marzo scorso, quando, malgrado il Pd avesse chiesto di rinviare il tutto, il Consiglio dei ministri ha approvato il regolamento attuativo del Sistema nazionale di valutazione (Snv). A chi obbiettava che in tal modo il governo esulava dai limiti dell’ordinaria amministrazione, addirittura legiferando in materia scolastica, Monti ha risposto che non di legge, già approvata da tempo, si trattava, ma di un semplice regolamento, necessario, appunto, per avviare la riforma, già formalmente definita. Per capire tanta ostilità, peraltro, sarà bene rifarsi alle agitate acque in cui ogni riforma scolastica ha dovuto misurarsi.

In particolare quando si è trattato di valutazione, un tema che interseca ogni tentativo di misurare la qualità delle singole scuole e dei singoli insegnanti, sulla base di parametri oggettivi. Ben se ne accorse il malcapitato ministro Luigi Berlinguer, inventore e vittima del “quizzone”, un nuovo metodo di valutazione per misurare le qualità degli insegnanti che nel 2000 gli costò il posto, mentre la casta incardinata nelle cattedre sanciva ancora una volta la sua intangibilità. Ora è di nuovo all’attacco e le ultime raffiche sono state sferrate dal “Manifesto dei 500”, un movimento di cattedratici fiorentini che altre volte si è distinto per l’acutezza delle sue critiche, a differenza di questa occasione, che lo vede allineato all’estremismo conservatore.

Così il Regolamento sulla valutazione è visto come «un fatto gravissimo che passa sulla testa di insegnanti, dirigenti e più in generale di tutti coloro che si battono per la scuola pubblica… Noi pensiamo – proseguono all’unisono i 500 (saranno poi tanti?) – che il tema della valutazione, sia un tema già in sé complesso, oggi molto pericoloso perché s’inserisce in un complesso di tagli sempre più pesanti, carenze di organico, bilanci che non possono più coprire le esigenze minime».

Eppure le informazioni sulle procedure di valutazione non giustificano tante allarmate grida. Si tratta di sottoporre periodicamente le scuole ad un esame sulla base di parametri oggettivi da parte di una commissione di esperti, presieduta da un ispettore ministeriale. La commissione elabora un protocollo di visita, utilizza i risultati Invalsi che riguardano gli apprendimenti degli studenti, traccia un profilo sui punti di forza e di debolezza dell’istituto. La scuola recepisce il documento e autonomamente delinea un percorso di miglioramento, i cui risultati vengono riesaminati dopo tre anni. Questo sistema peraltro già funzionante in molti altri paesi, fornisce quelle informazioni indispensabili sulle scuole per poter tracciare le linee di una politica di riorganizzazione della rete scolastica oggi completamente carenti. Per confermare questo giudizio mi rifaccio ad uno scritto su Astrid del prof. Giovanni Biondi, capo dipartimento della Programmazione al ministero della Pubblica istruzione: «Il ritardo con cui l’Italia affronta il tema della valutazione, centrale per ogni processo di cambiamento, è noto da tempo. Manchiamo ad esempio di una carriera degli insegnanti perché non abbiamo costruito negli anni un sistema di valutazione che fosse in grado di offrire indicatori, strumenti e metodologie per valutare la professione docente… Anche per quanto riguarda la valutazione delle scuole siamo in una situazione analoga: tanto dibattito ma poche e sporadiche esperienze… È naturale che un sistema vissuto di “distribuzioni a pioggia” e di avanzamenti salariali esclusivamente per anzianità, debba scontare inevitabilmente tutta una serie di resistenze quando si affronta il tema della valutazione…». D’altra parte in Europa sono tre i Paesi che non sono ancora riusciti a realizzare un vero sistema di valutazione: uno di questi è l’Italia.

http://rstampa.pubblica.istruzione.it/utility/imgrs.asp?numart=1U73XX&numpag=1&tipcod=0&tipimm=1&defimm=0&tipnav=1