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Rilasciata la prima versione beta a settembre 2008 solo per Microsoft Windows Xp e Vista, solo nei mesi a venire ne è stato fatto il porting su GNU/Linux e Mac OS X. La curiosità per questo nuovo prodotto ad opera degli utenti del pinguino è stata tanta e tale che fin dall’inizio veniva fatto girare grazie all’ausilio del programma WINE. Di cosa stiamo parlando? Ma naturalmente della (probabilmente) ultima creatura, in ordine di tempo, di BigG; il browser Chrome.(da tuxjournal.net)

1) Installiamo il browser

Al di là del nome, che vuole Chrome come il nome del prodotto finito e stabile e Chromium il nome del progetto open source degli sviluppatori di Google e di cui Chrome ne è una parte, la caratteristica di questo browser è quella di mettere al centro dell’attenzione l’applicazione web e il sito che si visita rendendo, per certi versi, il browser “invisibile” ovvero come la più piccola parte di una interfaccia utente di un navigatore non occupata dalla pagina visitata e la disposizione dei pannelli, pulsanti ed altro è stata ingegnerizzata per soddisfare a questo requisito al fine di dare più spazio possibile al contenuto affinché l’utente si concentri su di esso e non su Chrome. In sostanza fornire all’utente uno strumento che possa rappresentare l’applicazione web come parte nativa del sistema operativo. Ma veniamo all’installazione. I pacchetti rilasciati sono per sistemi a 32bit e a 64 bit nei due formati deb, per Debian e derivate, e rpm ufficialmente “solo” per OpenSUSE e Fedora (pacchetti di “terze parti” si possono trovare a questo indirizzo). La prova è stata condotta su una Mandriva 2010.0 installando il pacchetto google-chrome-beta_current_i386.rpm (circa 17MB), da shell e con i privilegi dell’amministratore, con il comando;

rpm -Uvh google-chrome-beta_current_i386.rpm

Naturalmente a seconda dello “stato di installazione” della distribuzione in uso potrebbero esserci richieste differenti sulle dipendenze. Nel nostro caso era necessario il pacchetto lsb più un certo numero di altre dipendenze necessarie a quest’ultimo.

Un paio di osservazioni prima di continuare. La prima; qualora si volesse provare il browser Chrome si verifichi dapprima nelle community dedicate alla distribuzione in uso se è stato creato un pacchetto. Ad esempio gli utenti della Slackware 13 troveranno il pacchetto pronto per l’installazione nei repository di www.slacky.eu. Qualora non si riuscisse a trovare un pacchetto precompilato si può, come ultima spiaggia, passare alla compilazione da sorgenti a partire da questo indirizzo. Lo sviluppo del progetto potrà essere seguito a quest’altro indirizzo. Il codice sorgente è rilasciato con licenza BSD quindi “estremamente liberale”, probabilmente come una sorta di gratitudine al mondo open source visto che BigG ha sempre attinto a piene mani da altri progetti al fine di prendere spunto e/o sviluppare le proprie idee. Al primo lancio apparirà la piccola pop-up visibile in figura nella quale sarà possibile optare per tre scelte; statistiche e segnalazione automatica di eventuali problemi e l’impostazione di Google Chrome come browser predefinito spuntando le relative caselle. La terza scelta riguarda l’importazione delle impostazioni che si hanno in Mozilla Firefox.

E allora è necessario fare la seconda considerazione; la versione in prova, la 4.0.249.43, si appoggia ad alcune librerie di Mozilla Firefox che pertanto dovrà essere installato e, possibilmente, non avviato durante il lancio di Chrome altrimenti ci apparirà il messaggio visibile in figura che ci invita a chiudere Firefox al fine di poterne importare le impostazioni qualora questa fosse la scelta.

2) Prova su strada

Arriviamo finalmente a vedere com’è fatto questo browser. Estremamente minimalista, e la cosa rispecchia la pagina bianca di ricerca tipica di Google salvo per il fatto che il tab di apertura, a differenza di alcuni altri browser, non visualizza una pagina bianca oppure un sito iniziale ma evidenzia in nove miniature i siti maggiormente visitati. Se non si è optato per Chrome come browser predefinito apparirà una barra color crema in alto a ricordarci di effettuare una scelta consistente anche nel rimandare la decisione in futuro chiudendo semplicemente la barra con l’apposito pulsante.

Chiusa la barra la prima cosa che si nota è che effettivamente lo spazio a disposizione è “notevole” e tutto ciò che c’è attorno ha pochi fronzoli e comunque riguarda solo qualche pulsante, lo spazio necessario alle schede e la barra degli indirizzi necessaria alla navigazione. La scheda (tab) è l’elemento fondamentale di Chrome, vediamo di capire il motivo e le sue principali proprietà. Prima di tutto, come accade su alcuni browser, è possibile trascinare un tab per farlo diventare una finestra a se stante, come se lanciassimo una nuova istanza del browser.

Eseguendo “l’operazione inversa”, ovvero trascinando la nuova finestra nella vecchia, è possibile aggregare nuovamente il tab alla sua finestra originaria. Naturalmente ogni scheda ha i controlli per la navigazione con relativa barra degli indirizzi. Così come è avvenuto per Firefox, anche per Chrome è possibile la navigazione in modalità Incognito (Shift-Ctrl-N per l’apertura di una nuova finestra in tale modalità) nella quale non verranno salvati i tipici dati di una navigazione Internet quali i cookie, i file temporanei, la storia della navigazione così come eventuali username e password. L’apertura di una nuova scheda può avvenire con la classica scorciatoia da tastiera valida un po’ per tutti i browser ovvero Ctrl-T, ma l’apertura di un nuovo tab in Chrome è come se aprisse un “mondo a se stante” poiché è stato realizzato un sistema di sviluppo che vede ogni nuova scheda associata ad un processo separato e quindi eseguita in un proprio ambiente, isolata da tutte le altre e separatamente dal processo lanciato all’avvio il quale ha tutte le caratteristiche di controllore dei coprocessi relativi ad ogni tab.

Questa caratteristica permette miglioramenti in termini di performance, stabilità e sicurezza rendendo il “sistema browser” più robusto. Migliori performance poiché essendo ogni scheda associata ad un processo separato allora chiudendo una di esse verrà immediatamente liberata la memoria allocata cosa piuttosto difficoltosa nei browser che tendono a mantenere il singolo processo a causa anche della frammentazione (ma non solo) in lunghe sessioni di navigazione. In più, un tab non responsivo o comunque denso di applicazioni quali animazioni e simili non influenzerà gli altri tab e anche se questo dovesse andare in crash il problema riguarderà solo questo senza intaccare minimamente ciò che si stava facendo nelle altre schede avendo, di riflesso, un miglioramento sulla stabilità. Una caratteristica interessante è la capacità di rendersi conto della memoria utilizzata da ogni singolo tab utilizzando nella barra degli indirizzi l’opzione about:memory.

Quanto fino ad ora indicato, ovvero la separazione degli ambienti (in gergo jailed, letteralmente ingabbiati), ha un immediato riflesso anche sulla sicurezza la quale viene ad essere aumentata poiché le schede non possono comunicare tra loro e in più vengono eseguite con bassi privilegi quindi ancora una volta un problema su una scheda non si ripercuote sulle altre. Il motore di rendering è relativo al progetto open source WebKit il quale combina componenti del sistema KDE (ad esempio KHTML di Konqueror) con tecnologia Apple; ricordiamo che è lo stesso motore di rendering utilizzato dal browser Safari. Altro motore di primaria importanza è il Javascript engine che nel caso di Chrome è V8 che si dimostra sufficientemente veloce e capace di competere già con i diretti avversari quali SquirrelFish Extreme (ovvero SFX) associato al browser Safari e TraceMonkey per Firefox, sebbene al momento sia dato come più veloce, seppur di poco, TraceMonkey. Naturalmente tra i test non poteva mancare l’esecuzione, anche per Google Chrome, dell’acid test 3; il superamento è a pieni voti così come vedemmo per il browser Opera. Per Firefox ricordiamo che l’attuale versione si ferma “solo” a 93/100 mentre la versione in sviluppo raggiunge i 97/100.

A disposizione si hanno alcuni strumenti per il controllo e lo sviluppo quali un task manager e una console Javascript così come le onnipresenti Opzioni (o Preferenze in alcuni browser) dove un tab, molto simpaticamente, è titolato con Roba da smanettoni come evidenzia la figura in basso.

Da quando è stata rilasciata la prima versione pubblica alcuni utenti hanno dato il loro contributo per realizzare, così come accade per il browser di casa Mozilla, nuove estensioni e temi. In basso la sequenza che vede l’installazione delle chrome extensions; nella fattispecie le previsioni del tempo “animate” con tanto di vista dal satellite!

L’installazione dei temi segue praticamente la stessa strada.

A questo punto la parola passa agli utenti per una prova su larga scala e sul “che cosa” ne pensano di questo nuovo browser.(da tuxjournal.net)

 

A cura di Michele Petrecca