altIl presidente carabiniere, finanziere, bersagliere, muratore, operaio, e quanti altri mestieri si possa immaginare, ci sono due mestieri che non ha voluto e non vorrà mai fare: il magistrato e l’insegnante.

 

 

 

 

 

 

Governo al di sopra della legge – scuola al di sotto della legge

Inserita da redazione il mar 5th, 2011

Il presidente carabiniere, finanziere, bersagliere, muratore, operaio, e quanti altri mestieri si possa immaginare, ci sono due mestieri che non ha voluto e non vorrà mai fare: il magistrato e l’insegnante. Rispetto al primo ormai abbiamo tutti le idee chiare, sarebbe disposto a immaginarsi magistrato solo se potesse recitare tutte le parti in causa: difensore e imputato, accusatore e giudice di sé stesso, visto che il legislatore di leggi ad personam  lo fa  fin dalla sua prima discesa in campo, convinto che sta nei suoi poteri  la facoltà che la legge, se non conviene o conviene poco, si può e si deve cambiare.

Ma il mestiere di professore no !

Non ha nessun appeal, mal pagato e per giunta comunista, circondato da giovani vocianti, poco educati, demotivati, costretto spesso a lavorare in locali al limite dell’indecenza, sballottato tra due- tre scuole magari a decine di km di distanza tra di loro, anche alla soglia della pensione;  se è un precario, poi,  deve pure ringraziare la sorte di avere un lavoro a queste condizioni, un incarico che gli permetterà di avere un anno di punteggio da sommare, nella speranza, sempre più remota, che possa servirgli per un sistemazione definitiva, non in un  posto fisico ma all’interno di una carriera relativamente sicura.

Che il presidente Berlusconi disprezzasse la scuola pubblica e tutto quello che c’è dentro s’era capito da sempre, da quando mattone dopo mattone l’ha smantellata allo scopo di ricavarne  le uniche e sicure economie, da riscuotere subito e in contanti, più di 7 miliardi in tre anni! Da quando ha pervicacemente puntato sulle private, pensando così di tenere al guinzaglio la chiesa cattolica, principale concorrente della scuola pubblica nel nord, volutamente ignorando che la maggior parte delle scuole private, soprattutto al sud, sono solo diplomifici. Le scuole paritarie lamentano anch’esse la diminuzione dei contributi  ma, rispetto alla scuola pubblica, hanno tenuto bene, ricavandone pure qualche guadagno.

Ora finalmente, buttando giù la maschera, il liberalissimo Berlusconi, davanti ad un pubblico di cristiani riformisti, s’è finalmente tolto il sassolino che lo faceva stare così male: dopo averli rassicurati sul fatto che non sarà mai permesso ai single a alle coppie gay di adottare un bambino, si è lasciato andare a inopinate considerazioni sullo stato della scuola pubblica: “Libertà vuol dire avere la possibilità di educare i propri figli liberamente, e liberamente vuol dire non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato, dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare principi che sono il contrario di quelli dei genitori”. E quando si è scatenato il finimondo, con giustissime prese di posizione e polemiche da ogni parte, con la sua solita ineffabile “schiettezza” ha corretto, per così dire, il tiro: “Desidero perciò chiarire nuovamente, senza possibilità di essere frainteso, la mia posizione sulla scuola. Il mio Governo ha avviato una profonda e storica riforma della scuola e dell’Università, proprio per restituire valore alla scuola pubblica e dignità a tutti gli insegnanti che svolgono un ruolo fondamentale nell’educazione dei nostri figli in cambio di stipendi ancora oggi assolutamente inadeguati. Questo non significa non poter ricordare e denunciare l’influenza deleteria che nella scuola pubblica hanno avuto e hanno ancora oggi culture politiche, ideologie e interpretazioni della storia che non rispettano la verità e al tempo stesso espropriano la famiglia dalla funzione naturale di partecipare all’educazione dei figli. Le mie parole, perciò, non possono essere in alcun modo interpretate come un attacco alla scuola pubblica, ma al contrario come un richiamo al valore fondamentale della scuola pubblica, che presuppone libertà d’insegnamento ma anche ripudio dell’indottrinamento politico e ideologico”.

Nella prima argomentazione, a caldo, i genitori si trovano davanti a insegnanti che inculcano ai loro pargoli principi contrari a quelli che quotidianamente cercano a loro volta di inculcare alle stesse povere menti. Nella seconda, a freddo, rincara la dose accusando gli insegnanti addirittura di espropriare le famiglie della funzione naturale di “partecipare” all’educazione dei figli! Ma se le famiglie “partecipano”, chi sono gli altri partner naturalmente vocati che condividono questa responsabilità? I catechisti? Gli insegnanti delle scuole cattoliche? I tutor cepu? E chi non si può permettere la scuola privata cattolica? Condannati a subire l’indottrinamento ideologico dei soliti insegnanti  comunisti che, volutamente, travisano la storia!

Comunque un sassolino dovrebbero toglierselo pure gli insegnanti:  convinti che il miglior insegnamento è l’esempio e la coerenza non possono oscurare lo spettacolo che la politica in genere oggi offre, uno show per nulla educativo, anzi è profondamente diseducativo. Chi deve insegnare giorno dopo  giorno il valore del rispetto della legalità, si trova invece a giustificare uno stato che impone le leggi ed il loro rispetto e poi si pone al di sopra della stessa legge ed esimersi da rispettarla.

Mi riferisco, ad esempio, alla decisione di ignorare la doppia bocciatura da parte del TAR del Lazio e del Consiglio di Stato dei decreti interministeriali di ridimensionamento dell’orario delle classi intermedie delle secondarie superiori  (mi si perdoni l’autocitazione: http://www.vivienna.it/2010/10/01/ridimensionamento-tecnici-e-professionali-anche-consiglio-stato-boccia-provvedimento-del-governo-e-ora/ ), e l’ignorare sistematicamente l’obbligatorietà delle dimensioni minime, 1,80 mq, cui hanno diritto gli alunni, costretti a stare stipati in trenta e più in aule che forse ne conterrebbero legalmente 20 (DM 18/12/1975)! Minacciano di sottoporre sistematicamente a visite ispettive scuole e docenti (senza aggravio di spesa naturalmente, per chiudere le scuole che non sanno meritare l’autonomia e licenziare gli indegni !) e non si occupano di sottoporre a visite ispettive gli edifici scolastici in buona parte fatiscenti, in cui ben poco c’è di regolare: sarebbe ora forse che gli ispettori del genio civile, dell’ufficio del lavoro e della sanità fossero sguinzagliati per controllare e monitorare le condizioni di insicurezza, di poca igiene, di squallore di tante scuole.

Franca Ciantia

Ps. Un attimo di riflessione, ho riletto il Carme a Carlo Imbonati di Manzoni, mi è sembrata illuminante la sintesi delle virtù del vero uomo:

“Sentir”, riprese, “e meditar: di poco

Esser contento: da la meta mai

Non torcer gli occhi: conservar la mano

Pura e la mente: de le umane cose

Tanto sperimentar, quanto ti basti

Per non curarle: non ti far mai servo:

Non far tregua coi vili: il santo Vero

Mai non tradir: né proferir mai verbo,

Che plauda al vizio, o la virtù derida.

http://www.vivienna.it/2011/03/05/governo-al-di-sopra-della-legge-scuola-al-di-sotto-della-legge/