Siamo tutti italiani e tutti abbiamo diritto di essere assunti su tutto il territorio”…

E’ questa la frase che si diffonde sempre più velocemente su tutti i social network riguardo la polemica in corso sullo spostamento dei docenti dalle province meridionali a quelle settentrionali.

A leggere commenti e sensazioni dei docenti precari si ha la triste percezione di una guerra tra poveri, ma anche di vecchi stereotipi duri a morire, come quello dell’emigrante terrone che va al Settentrione a rubar posti di lavoro e che, addirittura, non parla neanche bene l’italiano, ma solo il dialetto.

Ma ancora più temibili sono i punteggi gonfiati, di cui spesso sono accusati i docenti meridionali. Si tratta di razzismo culturale? Perchè non vengono fatti i controlli dovuti? Basta verificare, sottolineano molti professori del Sud, noi siamo pronti senza esitazioni.

Qualcuno, per ovviare al problema, avanza anche la proposta di una Graduatoria unica nazionale. “Considerate anche il fatto che chi cambia provincia lo fa spesso per il ruolo e non per gli incarichi annuali, poi chiede mobilità ed il posto si libera di nuovo. E’ questo il vero motivo per cui in alcune province apparentemente pare ci siano più posti. Una GAE nazionale eviterebbe migrazioni di massa. Nessuno si sposta se non è obbligato a farlo e ognuno sceglierebbe la provincia più vicina alla propria residenza ma su una graduatoria equa su base nazionale. Ho dato un’occhiata all’organico ricostruito dalla CGIL e ad esempio nella mia vdc ci sono 435 posti in tutta Italia. E’ evidente che a me non frega niente andarmi a piazzare a 1000 km di distanza, tuttavia io mi collocherei intorno al posto 20, quindi in posizione utile per un ruolo. Sceglierei la provincia più vicina alla mia residenza”

E ancora qualche perla di vera saggezza. “Mi sono spostata più volte tra le graduatorie provinciali d’Italia: Alessandria, Torino, Crotone, Catanzaro Pisa e Lucca… per motivi di famiglia, e ringrazio il fatto che esistano e che una persona possa spostarsi (e le difficoltà non sono poche) in caso di bisogno. Trovo anche giusto che l’area d’insegnamento sia ristretta per provincia in modo da non distribuire su territori troppo grandi i docenti, che dovrebbero, anche non volendo, spostarsi troppo per lavorare. Quando le graduatorie si integrano di nuovi docenti, che provengano dal nord o dal sud, ci sono sempre inserimenti prima di qualcuno… purtroppo chi resta indietro ci rimette e gli sono “nel cuore”, è capitato anche a me e non poche volte nei miei passaggi, ma l’Italia è una e siamo o no tutti italiani?”

E qualcun altro: “Gli spostamenti creano disagi anche tra due province vicine e non necessariamente del Nord. Io ,ad esempio, in provincia di Catania mi son vista fregare il ruolo da docenti della provincia di Messina.”

Allora, forse, la conclusione più saggia appare questa, suggerita da un’altra precaria: “Siamo tutti italiani e lavoriamo per lo stesso ministero. Non esistono docenti “del sud” e del nord. Esistono docenti che hanno maturato un certo punteggio. Punto.”

Silvana La Porta