Uno spettacolo delicato, ironico e a tratti dissacrante. Così, mercoledì 21 luglio, con “Due passi sono” del duo Carullo- Minasi, un testo pluripremiato (Premio Scenario per Ustica 2011, Premio In Box 2012 e il Premio Internazionale Teresa Pomodoro 2013), ma mai rappresentato a Catania,  si è conclusa, tra grandi e sentiti applausi, la rassegna di drammaturgie contemporanee “Il prossimo presente” a cura di Antonella Caldarella e Steve Cable.

Partiamo dallo scenario, singolare e significativo: Wonderlad, un centro artistico dedicato a bambini che soffrono di patologie oncologiche e che accoglie famiglie intere, un luogo dove i bambini possono condurre le attività proprie di una vita normale, pur nella malattia e durante i necessari ricoveri.Un vanto catanese, una vera e propria “oasi nel deserto”, come lo definisce Antonella Caldarella,  “un centro d’eccellenza (perché a Catania c’è l’eccellenza) un’ associazione che pone al centro la bellezza dell’arte, della natura, dell’individuo e che cerca di prodigarsi per il benessere della persona  e del mondo. Con il festival abbiamo avuto modo di far conoscere a chi non lo sapeva, questa fantastica realtà. La Lad ci ha offerto la sua delicatissima casa per le nostre attività. Onorati e grati di questa bella collaborazione.”

Proprio in questa location d’eccezione Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi, dinanzi a un pubblico entusiasta, hanno dato vita a una piéce gradevolisssima, che, strizzando l’occhio a Beckett in particolare per la dimensione claustrofobica del vivere,, ha portato sulla scena un piccolo dramma da cui nessuno è esente: essere prigionieri di gabbie e limiti e contemporaneamente ardentemente desiderosi di libertà.

Cri e Pe, questi i nomi dei due personaggi, stretti tra due sedie dentro una scatola immaginaria di tre metri per tre, a un passo dall’abbraccio sostengono una piccola lotta quotidiana contro una terribile malattia, presi in un dialogo serrato, allucinato, a tratti ripetititivo (in cui la Minasi è straordinaria), e animati da una incisiva espressività corporea, che colpisce lo spettatore trascinandolo in una girandola di gag esilaranti. I due artisti messinesi, parlando di stelle, di mare e commentando i giornali, duettano magnificamente, con grande feeling, in un perfetto accordo, all’interno di una costruzione drammaturgica convincente, fino a proporre una soluzione semplice per lottare contro pregiudizi e muri: l’amore e la dignità.

Perché Cri ha una grande paura, che la malattia le porti via Pe. Non a caso lo controlla esageratamente (fantastica la scena del conteggio delle pillole), lo opprime, lo schiavizza. Ma Pe, l’ammalato, e in questo sta la poesia dello spettacolo, trova la soluzione. E’ lui il più forte, il più vero in questa storia d’amore buffa, come tutte le storie d’amore vere. Resta nella mente la bella scena finale, con l’abito da sposa che a sorpresa sbuca da un cuscino, sancendo, in una dimensione surreale e festosa, la vittoria dei sentimenti in un mondo prosaico come quello contemporaneo.

Un grazie, dunque, a Steve Cable e Antonella Caldarella per avere fatto conoscere al pubblico catanese una piccola perla della drammaturgia contemporanea che, Due passi sono lo conferma, ha molto da dire sui palcoscenici d’Italia.

Silvana La Porta