Continua il magico e fecondo dialogo tra musica classica e sonorità jazz alla prima edizione del Bellini Fest. Domenica 12 settembre è stata la volta, dopo la tromba di Paolo Fresu che qualche giorno prima ha arditamente evocato l’indimenticabile voce di Maria Callas, dell’HJO orchestra diretta dall’energico Benvenuto Ramaci, con uno spettacolo, Bellini in jazz, nell’ampio scenario della Villa Bellini, dai due volti,  frutto della preziosa collaborazione col maestro Giuseppe Emmanuele, che si è cimentato nell’impresa, (difficile ma non impossibile, visto il risultato) di arrangiare le immortali melodie del Cigno.

E, si sa, per far dialogare due generi musicali tanto differenti trovando la famosa Third stream, è necessario  un bilinguismo musicale di fondo dei musicisti, che il maestro Ramaci incarna con la sua curiosità onnivora e la sua voglia di sperimentare nuove strade, passando agevolmente dall’orchestra del teatro Massimo alla sua preziosa ensemble jazz, l’HJO che ormai è diventata una realtà importante nel panorama delle attuali compagini jazz.

Ed è stato un palcoscenico ricco di gradite sorprese perché, accanto all’HJO, ha suonato l’orchestra di archi del Teatro Bellini e accanto al Maestro Ramaci si è levata la valida voce di Anita Vitale, un’artista dotata di ottime qualità tecniche, ma anche di una verve scintillante e di una personalità decisa, che infonde puntualmente in ogni sua esibizione.

 

 

 

 

 

 

Delizia per le orecchie, dunque, ma anche delizia per gli occhi: a completare il quadro le belle coreografie di Iliana Ciccarello con sei giovani danzatrici che hanno donato due momenti di acrobazie sinuose e affascinanti sulle musiche della Casta Diva e di Moonlight serenade di Glenn Miller.

 

 Uno spettacolo dai due volti paralleli, dicevamo, la prima parte esclusivamente belliniana, la seconda animata da un’incursione in classici della musica sinfonica rivisitati e nelle immortali melodie di Gerschwin, da The man I love (che è il cavallo di battaglia della Vitale, certamente una delle sue migliori interpretazioni) a I got Rythm.

Che dire? Anita Vitale se l’è cavata egregiamente in una performance che, , alle prese con le celeberrime e difficili arie belliniane, appariva impervia. Ha dato il meglio di sé nella splendida “Io non credea mirarti”, intervallata da un meraviglioso assolo al pianoforte di Giuseppe Emmanuele, ma l’interpretazione di Casta Diva, che rappresentava il vertice dell’esibizione, si è fatta apprezzare, come “Tutto è gioia, tutto è festa” che si è dispiegata con intense sonorità. Il tutto condito dagli azzeccati  arrangiamenti del grande musicista campano, che non hanno fatto rimpiangere, anzi hanno svelato un lato inconsueto, fervido di possibilità,  del Cigno catanese.

Nella seconda parte molto bello il fluire di melodie celeberrime, dalla sempre apprezzata Sinfonia 40 di Mozart a Per Elisa di Beethoven alla V Danza ungherese di Brahms, che, opportunamente swingate, hanno acquistato quel sapor nazional-popolare che rende la musica universale.

Tanti applausi e un bel bis di Brahms hanno concluso un’altra bella puntata del Bellini Fest, confermando l’importanza di un fecondo dialogo tra i generi. Ci vuole solo coraggio e bravi, curiosi, appassionati artisti come questi.

Silvana La Porta