I Docenti Immobilizzati sono una minoranza, ma questo non vuol dire che non abbiano gli stessi diritti di tutti.E’ giusto che vengano rispettate le norme pattuite, come noi abbiamo rispettato quelle precedenti la riforma, come l’anzianità di servizio, il punteggio, i titoli.

I docenti di ruolo immobilizzati aspettano da anni di poter ritornare nelle province di residenza. Lettera

di Serena Cerasetti – 20 agosto 2015
Gentilissima Redazione di Orizzonte Scuola, sono mesi che faccio parte di un gruppo Facebook che si chiama Docenti Immobilizzati, sono mesi che ne seguo le battaglie, sono mesi che ne vivo ansie e timori, sono mesi che assorbo le paure di ognuno…le paure di non tornare a casa. Immobilizzati, appunto!

Bloccati in una provincia lontani dagli affetti dei propri cari, dalle serate con gli amici, dai luoghi pieni di significati e ricordi. Da qualche tempo, ed esattamente ci quando il governo ha messo in pratica il piano di assunzioni straordinario, sento ripetutamente la parola “deportati”, per far riferimento ai docenti precari che sono stati costretti a scegliere tra il lavoro e la propria famiglia, i propri amici, i propri luoghi pieni di significati e ricordi.

Ho il cuore stretto per queste persone, perché non è affatto semplice accettare di dover lasciare la propria famiglia, i propri figli, la propria casa per un lavoro che, poi, così “sicuro” non è e in chissà quale provincia. Capisco la loro situazione. La capisco perché l’ho vissuta e, come me, tanti altri docenti immobilizzati che da anni vivono sospesi nella speranza, un giorno, di poter finalmente mettere le valigie in soffitta a far le ragnatele. Docenti che ogni anno restano con l’amaro in bocca per un trasferimento non ottenuto e, poi, per una mancata assegnazione provvisoria.

Dicendo questo, non voglio scatenare la solita “guerra tra poveri”, voglio solo portare in evidenza che, anche se siamo numericamente inferiori e, quindi, meno visibili, questo non significa che i docenti immobilizzati non soffrano le stesse pene dei colleghi che si accingono, loro malgrado, a partire. Sì, è vero!

Abbiamo ottenuto la mobilità straordinaria, ma l’abbiamo ottenuta lottando con le unghie e con i denti, nonostante ci spettasse di diritto. Senza l’aiuto di nessuno, se non contando solo ed esclusivamente sulle nostre forze, lavorando notte e giorno, rovinandoci la domenica e le vacanze. Abbiamo lavorato duro e quanto abbiamo ce lo siamo guadagnato tutto, viste le numerose porte chiuse in faccia da chi avrebbe dovuto tutelarci con la frase di commiato “tu almeno un lavoro ce l’hai” e dovendoci anche vergognare di chiedere che venisse rispettato un diritto costituzionalmente garantito: la mobilità per ricongiungimento familiare.

Non rimpiango nulla di tutto quello che ho fatto fino ad oggi e continuerò a farlo, anche se immobilizzata non lo sono più, perché vivo la condizione dei miei colleghi come un’ingiustizia. Anche quella dei precari costretti a partire è una condizione triste e drammatica, ripeto, la capisco perché l’ho vissuta sulla mia pelle. Non è contro di loro che mi rivolgo, ma contro una condizione di invisibilità e trasparenza agli occhi dell’opinione pubblica.

I Docenti Immobilizzati sono una minoranza, ma questo non vuol dire che non abbiano gli stessi diritti di tutti.E’ giusto che vengano rispettate le norme pattuite, come noi abbiamo rispettato quelle precedenti la riforma, come l’anzianità di servizio, il punteggio, i titoli.

E’ giusto che ad un piano straordinario di immissioni corrisponda un precedente piano di mobilità straordinaria.E’ giusto che chi aspetta da anni di poter tornare a casa possa farlo alla luce delle cattedre che si sono formate con l’organico potenziato.E’ giusto che ognuno ottenga quello per cui si è sempre lottato: gli immobilizzati la mobilità, i precari il posto di lavoro.

Grazie dell’attenzione

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