altIll.mo Signor Presidente, La preghiamo di dedicare un po’ del suo tempo prezioso alla lettura di questa nota che nasce da un forte bisogno di giustizia. Siamo una rappresentanza dei 426 dirigenti scolastici siciliani che hanno partecipato, con esito positivo, al corso concorso, bandito con DDG 22.11.2004…(COORDINAMENTO DS E IDONEI DELLA SICILIA)



Al Presidente del Consiglio di Stato
Dott. Paolo Salvatore
Palazzo Spada
Piazza Capo di Ferro 13
00186
Roma
Ill.mo Signor Presidente,
La preghiamo di dedicare un po’ del suo tempo prezioso alla lettura di questa nota che nasce da un forte bisogno di giustizia.
Siamo una rappresentanza dei 426 dirigenti scolastici siciliani che hanno partecipato, con esito positivo, al corso concorso, bandito con DDG 22.11.2004.
La nostra “assurda”vicenda ha inizio con due ricorsi presentati al Tar Palermo, dalle signore Cucciniello Maria Antonietta e Gugliotta Giuseppina, due insegnanti che avevano sostenuto le prove scritte del concorso per dirigenti scolastici bandito nel 2004 e chiedevano al Tar l’annullamento della propria valutazione negativa operata dalla commissione giudicatrice sulle prove scritte sostenute. Il ricorso veniva notificato all’Amministrazione ma non ai partecipanti al concorso i quali, avendo sostenuto le prove scritte ed essendo stati valutati positivamente, erano stati ammessi agli orali.
In esecuzione delle ordinanze cautelari nn. 1021 e 1039 dell’11/9/2006 del Tar veniva rinnovato il procedimento valutativo degli elaborati delle ricorrenti Cucciniello e Gugliotta, scritti che venivano, ancora una volta, ritenuti insufficienti.
Con due sentenze, di identico contenuto, nn. 1829 e 1830 del 20 luglio 2007 il TAR – Sicilia, II Sezione, dichiarava entrambi i ricorsi, quello proposto dalla Cucciniello e quello proposto dalla Gugliotta, inammissibili e comunque infondati nel merito.
Le ricorrenti soccombenti in primo grado, proponevano pertanto appello al Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana.
I due ricorsi in appello venivano decisi con due sentenze del Consiglio di Giustizia Amministrativa del 25 Maggio 2009, la n. 477 e la n. 478 di identico contenuto, con cui veniva accolto l’appello proposto.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, a distanza di diversi anni da quando il concorso si era concluso, accoglieva per un vizio di forma (mancata costituzione del collegio perfetto) i ricorsi della Cucciniello e della Gugliotta.
Con decreto dirigenziale n. 10622 del 12 ottobre 2009 in ottemperanza alle suddette decisioni nn. 477/09 e 478/2009 del CGA è stata costituita una nuova Commissione giudicatrice per la rivalutazione degli elaborati delle professoresse Cucciniello Maria Antonietta e Gugliotta Giuseppina, fissando per l’incombente la data del 20 ottobre 2009.
La Cucciniello e la Gugliotta non ritenendosi soddisfatte del modo in cui l’amministrazione ha inteso dare esecuzione alle due sentenze del C.G.A. (con la commissione che avrebbe dovuto rivalutare gli elaborati scritti) propongono un ricorso ex art. 34 della legge n. 1034 del 1971 volto ad ottenere l’adempimento dell’obbligo dell’autorità amministrativa di conformarsi ai giudicati di cui alle sentenze nn. 477 e 478 del 2009.
Con due sentenze di identico contenuto del 10 novembre 2009, nn. 1064 e 1065 il Consiglio di Giustizia Amministrativa, in sede di esecuzione del giudicato, non riconosce natura ottemperativa al decreto con il quale si è provveduto alla nomina di altra commissione per la valutazione degli elaborati della Cucciniello e della Gugliotta, stabilendo quanto segue:
“trattandosi di atto specificamente difforme, rispetto all’obbligo (dell’Amministrazione) di attenersi esattamente al contenuto precettivo della decisione da eseguire. Il provvedimento adottato costituisce sostanziale elusione del giudicato, in quanto non è idoneo a restituire, alla concorrente lesa, il bene della vita sottrattole, per gli effetti riflessi dell’illegittimo provvedimento di nomina “dei componenti della Commissione esaminatrice per la sua integrazione a seguito dello sdoppiamento in 2 sottocommissioni”, che coinvolge i provvedimenti successivi alla nomina illegittima, ma non soltanto quelli, dal momento che gli eventi hanno vanificato del tutto le garanzie di segretezza della generalità degli elaborati e, l’impossibilità, pertanto, di ricostruire, con la mera rivalutazione, la posizione lesa”. Per il C.G.A. “l’obbligo ottemperativo dell’amministrazione non può muovere dalla valutazione negativa degli elaborati dell’interessata, dovendo, al contrario assumere come momento logico di riferimento, l’atto di costituzione e nomina in cui risiede il vizio, con efficacia necessariamente erga omnes, in quanto ne viene travolto, di riflesso, il complesso delle operazioni poste in essere da entrambe le due sottocommissioni”. Di conseguenza viene dichiarato l’obbligo dell’amministrazione di “rinnovazione della procedura concorsuale”.
In sostanza, in sede di esecuzione dei giudicati il Consiglio di Giustizia amministrativa ritiene che le illegittimità riscontrate nel procedimento concorsuale vengono ad inficiare in radice tutte le operazioni determinando a cascata l’annullamento della intera procedura, rispolverando l’istituto della caducazione automatica, nonostante la posizione critica assunta dal Consiglio di Stato a partire dalla sentenza n. 785 del 2002.
Peraltro, prima della sentenza di appello, il concorso si è concluso ed è stata approvata la graduatoria senza che la circostanza abbia sollecitato il giudice ad integrare il contraddittorio nei confronti dei graduati, oggi in servizio, oltre 400 dirigenti scolastici.
L’amministrazione è stata chiamata ad eseguire le sentenze del Consiglio di Giustizia Amministrativa nel termine di 60 giorni.
L’esecuzione amministrativa avrà un “effetto dirompente”(citazione della sentenza): i 426 dirigenti scolastici, dopo tre anni di servizio, vedranno risolto il rapporto di lavoro con l’amministrazione, e dovranno rifare il concorso. Si tratta di oltre 400 dirigenti scolastici responsabili della gestione di altrettante scuole, a cui è affidato il primario compito costituzionale (art. 34 della Costituzione italiana) di garantire il diritto alla istruzione. Dirigenti che da tre anni hanno assunto la responsabilità amministrativa, organizzativa e gestionale di istituti scolastici e che rappresentano la guida ed il riferimento per decine di migliaia di studenti. L’effetto dirompente delle sentenze del giudice amministrativo di appello si ha anche nei confronti dell’Amministrazione della Pubblica Istruzione e dei suoi utenti, Amministrazione che si vede decapitata di oltre 400 dirigenti di istituti scolastici di primo e di secondo grado.
In ottemperanza alle decisioni del C.G.A. per la Regione Siciliana n. 477/09 e n. 478/09 e n. 1064/09 e n. 1065/09, il Direttore regionale dell’Ufficio Scolastico Regionale della Sicilia, in data 23 dicembre 2009 dà avviso dell’avvio del procedimento relativo alla rinnovazione della procedura concorsuale.
In data 8 gennaio 2010 il Direttore dell’Ufficio scolastico regionale per la Sicilia ha pubblicato il provvedimento di nomina della nuova commissione che si riunirà il 22 gennaio 2010 per stabilire le date in cui si dovranno rifare le prove scritte.
Pertanto, dopo 4 anni da quando si è svolto il concorso, la cui procedura è oggi annullata, i candidati vincitori devono rifare tutto nuovamente (assieme ad altri mille candidati allora bocciati) e diviene irrilevante che c’è chi da tre anni è al servizio dello Stato come dirigente.
La cosa paradossale, estranea ad uno Stato di diritto e democratico, è che i dirigenti adesso “mantenuti in via transitoria nell’esercizio delle funzioni” non hanno partecipato al giudizio che poi si è concluso con l’annullamento della procedura. Il Giudice infatti non ha ritenuto necessario instaurare un contraddittorio tra tutti i soggetti coinvolti (i ricorrenti, i vincitori del concorso, l’amministrazione), violando il principio del contraddittorio che rappresenta il fulcro di uno stato democratico e di un sistema di giustizia civilizzato quale il nostro.
Peraltro neanche è possibile per questi “Presidi licenziati” ritornare a fare i docenti nella scuola dove insegnavano prima di vincere il concorso, in quanto i loro posti sono stati assegnati ad altri docenti immessi in ruolo. Inoltre, molti di loro, facendo affidamento nella definitività della graduatoria (nessuno, occorre ripetere, gli ha comunicato che era pendente un giudizio), non hanno portato a termine altre procedure concorsuali dove avevano elevatissime chance di vittoria.
Al fine di evitare un effetto catastrofico delle sentenze del giudice amministrativo sul servizio pubblico dell’istruzione, il legislatore è intervenuto con d.l. n. 134 del 2009. Tuttavia tale tentativo di sanare l’acquisita posizione dei dirigenti scolatici che da diversi anni reggono e dirigono scuole statali, è stato abortito in quanto la legge di sanatoria (similmente alla “loi de validation” del sistema giuridico francese) giustificata da preminenti interessi pubblici e valori costituzionali, volta a sanare la procedura illegittima (articolo 1, comma 4-quinquiesdecies, del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 134, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2009, n. 167) è rimasta in vigore solo pochi giorni, dal 24 al 27 novembre, quando con d.l. 27 novembre 2009, n. 170 è stata abrogata.
E ciò senza tenere conto che la stessa Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha avuto già modo di precisare che il principio della preminenza del diritto e la nozione di equo processo (art. 6.1 Convenzione) sono contrari all’interferenza legislativa nell’amministrazione della giustizia, fatta eccezione per validi motivi di interesse generale (Zielinski, Pradal et Gonzalez et autres c/ France del 28 ottobre 1999), motivi che si riscontrano in modo evidente nel caso di specie.
Avverso le sentenze del Consiglio di Giustizia Amministrativa del 25 Maggio 2009, nn. 477 e 478 e del 10 novembre 2009, nn. 1064 e 1065 i dirigenti “licenziati”, controinteressati pretermessi, hanno proposto ricorsi in opposizione, già depositati nel mese di dicembre, di cui si attende tuttavia ancora la fissazione dell’udienza di discussione della domanda cautelare.
Della vicenda peraltro è stata investita pure la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo a cui si è denunciata la violazione degli art. 6, 13 e 14 della Convenzione.
Quali sono le nostre colpe o responsabilità, Sig. Presidente?
Quella di aver partecipato al Concorso Nazionale, ma di averlo espletato in Sicilia e di averlo superato?
Se a noi, non è stata data, ed ancora oggi ci viene negata, la possibilità di difenderci da un giudizio iniquo e ci è negato il diritto costituzionale a un giusto processo, come possiamo, allora, subire gli effetti di un procedimento di cui non siamo stati parte?
Perché, pur avendone interesse, siamo stati ritenuti estranei al procedimento giurisdizionale di annullamento, salvo che per gli effetti devastanti?
E’ giusto togliere “il bene della vita” a 426 dirigenti della stato che hanno affrontato con serietà e responsabilità un concorso impegnativo, lungo e difficile, firmato un contratto di lavoro e servito lo Stato che Ella autorevolmente rappresenta? E’ giusto ferire e umiliare queste 426 dirigenti dello stato nella loro professionalità e dignità umana?
Noi, Sig. Presidente, in questa paradossale vicenda siamo solo parte lesa!
Per noi, questa esperienza di studio e di lavoro, portata avanti con alto senso civico, ma anche con entusiasmo e motivazione, non è stata affatto uno scherzo!
Il concorso, infatti, l’abbiamo vinto senza trucchi e, ribadiamo, con grande professionalità!
Dentro questo percorso ci sono cinque anni di vita e di azioni reali e concrete che stanno, di fatto, facendo “rinascere” le Scuole Siciliane, come tutti i risultati conseguiti ampiamente dimostrano.

Per queste ragioni chiediamo che la nostra posizione venga considerata e risolta, tenendo conto delle competenze e della professionalità acquisite e confidiamo in un Suo autorevole intervento, perché possa essere trovata una giusta soluzione che non leda i diritti di nessuno.

RingraziandoLa per l’attenzione, chiediamo, infine, un incontro per rappresentarLe, di presenza, il disagio di chi, improvvisamente e ingiustamente, ha visto travolta la certezza della propria condizione professionale e si ritrova a svolgere una funzione complessa e delicata “in via transitoria” (Legge 21/12/2009, n. 190 di conversione del decreto – legge 27/11/2009, n. 170).

Auspichiamo una serena, obiettiva e autorevole valutazione di tutti gli elementi oggettivi che abbiamo portato alla sua attenzione.

Distinti saluti, 20 gennaio 2010

Per il Coordinamento dei Dirigenti scolastici ed Idonei della Sicilia

Seguono le firme dei Dirigenti Scolastici siciliani, Provincia di Catania.