I nuovi requisiti pensionistici: deroghe (*) …(da cislscuola)
(29/02/12)
L’articolo 24 del decreto-legge 201/2011, nel regolamentare i nuovi requisiti di accesso al trattamento di quiescenza decorrenti dal 1° gennaio 2012, ha previsto ai commi 5 e 14, una deroga dal nuovo regime generale per i lavoratori dipendenti che abbiano maturato entro il 31 dicembre 2011 i requisiti richiesti dalla normativa precedente.
In questo caso, infatti, continuano ad applicarsi agli interessati le disposizioni in materia di requisiti di accesso e di  regime delle decorrenze vigenti prima della data di entrata in vigore del decreto201. Ciò comporta, quindi, che dalla maturazione alla predetta data
– della “quota 96”
– dei 40 anni di anzianità contributiva
– dei 65 anni di età
derivano le conseguenze sul trattamento pensionistico relative alle forme pensionistiche di anzianità, di vecchiaia e di maturazione della massima anzianità contributiva regolamentate dal vecchia ordinamento, tra le quali anche il regime delle finestre, che per il personale della scuola si sostanzia nella possibilità di cessare dal servizio con diritto a pensione dal 1° settembre dell’anno successivo al raggiungimento dei requisiti.


Riflessi sull’articolo 72 del D.L. 112/2008

1. Il regime generale
I riflessi delle nuove norme e del regime delle deroghe sull’applicazione dell’articolo 72 del decreto-legge 112/2008 (che ha regolamentato gli istituti del trattenimento in servizio oltre il limite massimo di età e della risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro in caso di maturazione della massima anzianità contributiva prevista dall’ordinamento previdenziale) sono stati disciplinati dal comma 20 dell’articolo 24 del decreto-legge 201/2011, secondo il quale l’attuazione delle disposizioni di cui all’articolo 72 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, con riferimento ai soggetti che maturano i requisiti per il pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2012, tiene conto della rideterminazione dei requisiti di accesso al pensionamento prevista dal medesimo articolo 24. Ciò significa che, fatti salvi i provvedimenti di collocamento a riposo per raggiungimento del limite di età già adottati, prima della data di entrata in vigore del decreto, ulteriori provvedimenti potranno essere adottati soltanto alla maturazione dell’età di 66 anni (e non più 65) o dell’anzianità contributiva di 41 anni e 1 mese per le dipendenti e di 42 anni e 1 mese per i dipendenti.

2. Le deroghe
L’interpretazione che sembra prevalere nei Ministeri di sorveglianza (MEF e Funzione pubblica) con riferimento al personale che abbia maturato i requisiti pensionistici pregressi entro il 31 dicembre 2011 è la seguente: il riconoscimento della deroga al nuovo regime non comporta soltanto il mantenimento del diritto al trattamento pensionistico secondo le “vecchie regole”, ma consente all’amministrazione di prendere in considerazione i requisiti di vecchiaia e di massima anzianità contributiva prima vigenti ai fini dell’applicazione dell’articolo 72. In sostanza, il compimento dei 65 anni di età o dei 40 anni di anzianità contributiva (o di entrambi i requisiti) entro il 31 dicembre 2011 comporta la possibilità per l’amministrazione di disporre la cessazione dal servizio per raggiunti limiti di età – fatte salve le eventuali proroghe concesse – o per raggiunti limiti di anzianità contributiva (previa valutazione delle eventuali esigenze di mantenimento in servizio del dipendente interessato).


La risoluzione unilaterale
Per il personale della scuola rimangono fermi i criteri applicativi individuati dalla direttiva 94/2009, che prevede in particolare per il personale dirigente scolastico, con riferimento agli incarichi in essere, che la risoluzione è dovuta in presenza di situazioni di esubero conseguenti alla razionalizzazione della rete scolastica, nonché nei confronti di coloro per i quali sia valutata negativamente, con adeguata e puntuale documentazione, la consistenza e la qualità del servizio prestato. Negli altri casi il Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale, potrà motivare la mancata risoluzione del rapporto di lavoro nei confronti di coloro che abbiano maturato i quaranta anni di contributi, sulla base del numero di eventuali uffici dirigenziali vacanti nell’ambito regionale, per i quali si dovrebbe far ricorso all’istituto di reggenza, o delle particolari situazioni che rendano opportuna la continuità di direzione da parte degli attuali titolari, anche in ragione della loro professionalità ed esperienza, nonché della mancanza nelle graduatorie di aspiranti alla nomina a dirigente scolastico.
In sostanza, la risoluzione non può essere considerata un obbligo dell’amministrazione, la quale esercita comunque una facoltà discrezionale, potendo prevedere, in presenza delle situazioni prima descritte, e previa puntuale motivazione espressa, anche il mantenimento in servizio del dirigente.
Una risoluzione generica, priva cioè, della puntuale valutazione delle situazioni organizzative e professionali, può essere contestata, dimostrando che la risoluzione del rapporto di lavoro provocherà problemi nella gestione dell’istituzione alla quale il dirigente era preposto. Naturalmente anche la contestazione deve essere fondata su chiare ed oggettive motivazioni.

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(*)a cura dell’Ufficio Legislativo della Cisl Scuola Nazionale.