L’annuncite non convince i docenti precari. Che si mostrano molto guardinghi nei confronti della riforma Renzi..

A tal proposito Panorama ha intervistato Giuseppe Palatrasio, insegnante di sostegno negli istituti superiori di Milano e provincia e leader del Coordinamento precari della scuola 3 ottobre,, uno dei movimenti auto-organizzati più attivi del nostro Paese, che si è fatto portavoce dello stato d’animo di molti supplenti.

In sintesi i precari stanno in guardia perchè fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio. Qual è la contropartita del programma di assunzioni? Un contratto stabile che cosa mai presupporrà in cambio? E si potrà definire stabile un contratto flessibile che non garantisce nessuna continuità didattica per poter seguire gli alunni?

Come funzionerà davvero l’organico funzionale, cioè il lavoro a chiamata in due o tre istituti diversi? Palatrasio avanza un lecito dubbio:”L’introduzione degli organici funzionali, al di là del linguaggio burocratico, significa che un insegnante, ancorché stabilizzato, possa essere a disposizione di due-tre istituti contemporaneamente, a seconda delle varie esigenze. Che ne è della continuità didattica, del diritto dei ragazzi di avere gli stessi insegnanti in tutto il ciclo? Quindi formalmente diventi di ruolo, di fatto lavori solo quando ne hanno bisogno i vari istituti. Chiedo ancora al governo: quando non lavori vieni pagato lo stesso?”

Organico funzionale significheà un peggioramento o un miglioramento delle condizioni lavorative dei docenti precari? Assunzione significherà stabilità vera o finta stabilità? Insegnare diventerà insegnare laddove ce n’è bisogno e dove esistono buchi di organico?
La flessibilità contrattuale, così intesa, non garantirà nessuno, né gli insegnanti né gli alunni.

C’è un altro elemento poi che fa paura: i nuovi criteri di reclutamento. Per concorso ex novo o per graduatoria? Se prima non vengono stabilizzati gli insegnanti precari che già insegnano, sostiene il leader dei precair lombardi, fare nuovi concorsi significherebbe mettere uno contro l’altro l’insegnante con dieci anni di precariato alle spalle con l’aspirante insegnante che è appena uscito dall’università. Una guerra tra poveri.

I precari diffidano dunque. Perchè la buona scuola è davvero troppo bella per essere vera.

Silvana La Porta