Dal concorsone di Berlinguer fino al decreto Brunetta, è la riforma sempre tentata e mai fatta…(da ItaliaOggi)



Docenti a giudizio solo al momento della conferma in ruolo
di Mario D’Adamo
Valutazione, per migliorare le prestazioni delle scuole, per capire le difficoltà degli studenti ma anche per premiare i docenti più in gamba. Anche questo settembre torna il tormentone della valutazione dei prof, al centro del discorso di inaugurazione del nuovo anno del ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini.

 

Ad oggi una sola volta nella carriera sono obbligatoriamente sottoposte a valutazione le prestazioni professionali degli insegnanti, ed è quando i docenti appena assunti in ruolo devono essere confermati.

I docenti

Al termine dell’anno di prova e delle attività formative organizzate dall’amministrazione, fornisce un parere non vincolante al dirigente scolastico, cui spetta disporre o no la conferma in ruolo, un organismo collegiale, il comitato per la valutazione del servizio degli insegnanti, istituito dall’art. 8 del decreto delegato 31 maggio 1974, n. 417, ora art. 11 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297. Esso discute una relazione che ciascun insegnante in prova presenta sull’attività didattico – educativa svolta e sulle iniziative di formazione seguite (art. 440 del d.l.vo 297/1994). Si tratta di un organismo che rappresenta l’unica, residua modalità di valutazione dei docenti, dopo l’abolizione nel 1974 dei rapporti informativi e delle qualifiche annuali (buono, distinto, ottimo…), e dopo la bufera del famoso concorsone del 2000, che avrebbe dovuto premiare i vincitori, gli insegnanti migliori, con sei milioni di lire, poco più di tremila euro, più di due mensilità dell’epoca. Nonostante fosse previsto da un articolo del contratto collettivo nazionale di lavoro del personale della scuola del 26 maggio 1999, il 29, e disponesse, quindi, della condivisione delle organizzazioni sindacali firmatarie, la sua materiale applicazione a cura del ministro Berlinguer fallì per la forte opposizione della categoria, di Gilda e Cobas, e il ministro perdette il ministero. Per non perdere il suo, il ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta, ha molto opportunamente evitato di estendere al personale della scuola le procedure per la valutazione delle performance, il riconoscimento di meriti e l’attribuzione di premi, procedure a costo zero istituite nei confronti degli altri dipendenti delle amministrazioni pubbliche dai titoli secondo e terzo della sua riforma, il decreto legislativo n. 150/2009. Ed ha lanciato la palla a Berlusconi, presidente del consiglio dei ministri, il quale di concerto con il ministro Gelmini dovrà determinare con proprio decreto limiti e modalità di applicazione delle disposizioni contenute nei due titoli della riforma (articolo 74, quarto comma, del d.l.vo 150), previa intesa con i sindacati. Nel caso in cui l’intesa non ci sarà, ha detto il ministro, si procederà per via legislativa.

I dirigenti

Intanto, gli unici a essere periodicamente valutati nella scuola sono i dirigenti scolastici, nei cui confronti, quando ancora erano direttori didattici e presidi, il provveditore agli studi, di buona e antica memoria, continuava a rilasciare i rapporti informativi e ad attribuire le note di qualifica. Ora è il direttore regionale dell’istruzione che valuta l’operato di ciascun dirigente scolastico, e lo fa con una valutazione pluriennale in relazione alla durata dell’incarico conferito (art. 20 del contratto collettivo nazionale di lavoro dell’11 aprile 2006). La valutazione è eseguita dal dirigente regionale sulla base delle informazioni e delle osservazioni di un apposito nucleo operativo, nominato dallo stesso direttore e costituito da un dirigente tecnico (un ispettore), un dirigente amministrativo (un funzionario), un dirigente scolastico. Previa formazione, il nucleo visita l’istituto del valutando, acquisisce i dati relativi al piano dell’offerta formativa e alle risorse umane, finanziarie e strumentali di cui il dirigente dispone per darvi attuazione, svolge il cosiddetto colloquio di restituzione, «nel corso del quale vengono illustrati gli esiti della valutazione e le motivazioni che l’hanno indotta». Il direttore regionale può fare propria la valutazione del nucleo o discostarsene, nel qual caso deve congruamente e chiaramente declinarne le ragioni. In funzione della retribuzione di risultato il dirigente è valutato anche annualmente, ma in tale fase si favorisce l’aspetto autovalutativo.

Il personale Ata

Attività di valutazione in senso stretto di questo personale, dopo l’abolizione dei rapporti informativi e delle note di qualifica (art. 55 della l. 11 luglio 1980, n. 312), non ci sono più state e possono non essere effettuate nemmeno alla conclusione del periodo di prova. In assenza di valutazione negativa, infatti, il superamento è automatico (art. 45 del contratto collettivo nazionale di lavoro del 29 novembre 2007).

Note: ItaliaOggi Azienda Scuola 07/09/2010