Nel settembre del 2011, incalzando la crisi di cui non si vede la fine, e che, anzi, sempre più costituisce l’alibi politico ideale per continuare a strangolarci, gli attivisti dei movimenti “radicali” e autonomi operanti sul territorio di Napoli diedero vita ad una tre giorni straordinaria, intitolata PRECARIA…

un incrocio di vite, settori, lavori, destini e interessi destabilizzati dalla nostra precarietà strumentale, resa permanente da scelte politiche ispirate a quella forma di ottusa e perversa concezione e organizzazione delle relazioni umane ed economiche che abbiamo imparato a definire, sinteticamente, “neoliberismo”.

In quella circostanza, anche i precari della Scuola offrirono la loro testimonianza. Per l’occasione, pensai di rappresentare la condizione dei docenti precari scrivendo un breve dialogo teatrale tra una docente supplente e una studentessa “abbandonata”, per denunciare i guasti emotivi e formativi della negata continuità didattica.
Una splendida studentessa dell’Orientale di Napoli si prestò a fare la parte dell’alunna; io recitai quella della “docente-meteora”, ed in questo modo venne introdotto il tema della precarietà educativa nella giornata che i promotori dell’iniziativa, con grande intuito e lungimiranza, vollero dedicare alla condizione regressiva della Scuola, dell’Università e della Cultura.
Da allora, la Scuola è stata sempre più depauperata, delegittimata, sfregiata. In concomitanza con la grande umiliazione del “concorsone” del 2012, inflitta anche a chi, avendo titolo all’assunzione, viene sfruttato da più di un decennio per garantire la tenuta della didattica, come la sottoscritta, per esorcizzare il dolore lacerante procuratomi dallo stolido giovanilismo e dalle offensive finalità “eugenetiche” perseguite dal ministero, mosso da intenti bassamente demagogici, ripresi in mano quel dialogo breve tra studentessa e professoressa precaria, e pensai di ampliarlo, aggiungendovi altri “quadri” che mi urgeva presentare e che mi si affollavano alla mente e all’anima, letteralmente piagate dal trattamento che ricevevo e ricevo, e che tutta la Scuola Pubblica, ferita quasi a morte, patisce quotidianamente.

Ne è venuto fuori un “copione”  in quattro atti che non ha pretese artistiche, ma polemiche, che vuole essere, cioè, l’equivalente di un testo di denuncia, di un volantino, al netto degli slogan e più coinvolgente.
Non è una mia scoperta, del resto, che la partecipazione viva a un dramma o a un grave problema e, quindi, la sperabile ribellione alle sue cause, siano favorite dal racconto prospettico, dalla rappresentazione, più che dalla semplice descrizione, di quel che accade.

Pubblico qui, dunque, questo mio sentito lavoro, intitolato “IDENTITA’ IN-FINITA“, come contributo alla lotta per la difesa della Scuola Pubblica, per mostrare gli esiti delle politiche scolastiche, il loro impatto sul vissuto professionale e privato delle persone coinvolte, e per “fare proseliti” (perché no?) per la lotta da condurre contro il tentativo inusitato di smantellamento-privatizzazione della Scuola.
Questi sono giorni cruciali, per la Scuola: un consesso di anziani signori (tra cui membri della Fondazione Agnelli e l’ottantenne Berlinguer, già responsabile di quella legge sull’autonomia che dal ’97 ad oggi ha trasformato le scuole in supermercati a caccia di clientela), in barba allo strombazzato giovanilismo del governo “del nuovo” e delle finte rottamazioni, sta per elaborare un modello amministrativo e relazionale che forse azzererà per sempre la libertà di insegnamento e farà della didattica un addestramento, dell’educazione un “servizio on demand” e della Scuola tutta un’odiosa caserma, dalla quale far uscire marmittoni ricattabili e manipolabili, acritici e precarizzabili a vita…
Questo è dunque il momento più opportuno per mostrare a chi manda i figli a scuola e a chi la frequenta tutti i giorni, cosa si perderà e cosa non può assolutamente andare perso senza che il paese perda se stesso.

IDENTITA’ IN-FINITA” (CLICCA QUI PER LEGGERE IL COPIONE DEL
LAVORO TEATRALE DI M.R. SULLA PRECARIETA’)

P.S.
Sarei molto felice se qualche compagnia teatrale, magari messa su anche estemporaneamente da studenti, condividendo l’impianto del lavoro e il messaggio che trasmette, decidesse, un giorno, di mettere in scena i quattro atti di cui si compone il copione.