IL CGA SICILIA ANCORA CONTRO I PRESIDI SICILIANI Può un magistrato, anche se presidente del CGA Sicilia e cioè del massimo organo giurisdi-zionale amministrativo dell’isola, bloccare una procedura amministrativa avviata regolarmente in ossequio a una legge dello Stato, la n. 202, e decretarne la sospensiva, senza che ci sia in atto alcun pronunciamento della Corte Costituzionale, unica istanza competente in materia, motivandola come periculum in mora?…(da asasi)

Ebbene in Sicilia è possibile, nel resto del paese sarebbe stato un sacrilegio e tutti avrebbero gridato allo scandalo.

Come può il presidente incunearsi e sparigliare il galateo istituzionale che impone il rispetto di regole complesse e consolidate, per cui ogni istituzione fa la sua parte senza invadere il terreno altrui in questo caso della Corte Costituzionale?

La Legge n. 202 dispone proprio in ossequio alle sentenze cassatorie del CGA la rinnovazione del concorso in Sicilia secondo modalità rispettose delle esigenze di tutti comprese quelle delle ricorrenti, per come riconosciuto anche dal Presidente della Repubblica che l’ha promulgata.

Il 31 gennaio era stata convocata dalla nuova commissione di concorso la prova scritta per i 426 presidi che da tre anni vivono un incubo e uno stress indotto dall’anomala giurisprudenza siciliana che invece di dare ragione, come ha dato, alle sole due docenti ricorrenti, ha allargato “erga omnes” un annullamento che rischiava di mettere in ginocchio tutta la scuola siciliana, se appunto non fosse intervenuto in maniera bipartisan il Parlamento.

Nessuna istanza al momento ha rinviato la legge n.202 alla Corte Costituzionale e pertanto nessuno né può sterilizzare gli effetti e tanto meno precluderne gli sviluppi.

Allora come la mettiamo?

Nel resto d’Italia quando un TAR o lo stesso Consiglio di Stato bacchetta il Ministero o addirittura lo commissaria, si verifica subito la reazione dell’apparato burocratico e della dirigenza ministeriale che ricusa o si rifiuta di applicare le ordinanze estemporanee del primo giudice che passa.

L’Amministrazione centrale e periferica del MIUR ha il dovere, anche in questo caso, di resistere contro quello che si potrebbe configurare come un incredibile e persecutorio atteggiamento nei confronti dei presidi e della scuola siciliana nonché di invadenza di prerogative istituzionali.

Se una vicenda di questo tipo avesse investito altre categorie forti quali i medici o i docenti universitari o gli stessi magistrati ci sarebbe stata subito una difesa a catenaccio della categoria attaccata.

Come mai, viene da domandarsi, l’ANM si mobilita subito a difesa della corporazione non appena un singolo associato a qualsiasi titolo è sfiorato mentre i dirigenti scolastici non riescono a mutuare un organismo altrettanto efficace a loro tutela e difesa?

Perché la dirigenza scolastica sconta questa debolezza delle sue rappresentanze professionali e sindacali indecise, frammentari e pavide? Dinanzi a un attacco di queste proporzioni come si giustifica un atteggiamento di titubanza e di sbandamento da parte di chi, e ci riferiamo all’Amministrazione centrale e periferica, invece dovrebbe dimostrare ai 426 dirigenti e non solo a essi solidarietà e fattiva difesa?

Un singolo magistrato, nel vuoto di potere che in questo momento attanaglia l’USR Sicilia che si trova acefala del proprio dirigente e per questo in una situazione di pesante e perdurante difficoltà organizzativa logistica e strumentale, può mettere in ginocchio,senza chiedersi o pensare minimamente ai riflessi pericolosi dei suoi pronunciamenti,un intero settore della pubblica amministrazione in Sicilia, quello del servizio d’istruzione e formazione snodo cruciale per la stabilità dell’isola?

Si resta basiti dall’insistenza con cui è sistematicamente dato ragione a tutte le tesi delle due docenti ricorrenti, peraltro già bocciate tre volte, senza valutare le micidiali ricadute sull’interesse pubblico del servizio scolastico in Sicilia compromesso per un terzo dei suoi istituti o comunque turbato da questi pronunciamenti.

Nel piatto della bilancia del magistrato non conta che il parlamento abbia legiferato, non conta che l’Amministrazione abbia investito risorse ed energia per far espletare le prove, non conta che ci siano 426 dirigenti scolastici vincitori di un concorso, destinatari di un contratto che ha sviluppato effetti per tre anni? Non conta nulla di nulla di tutto questo ma conta invece che sull’altro piatto ci siano due docenti che reclamano e che, per ironia della sorte, hanno già avuto soddisfazione per tre volte con la ri-correzione delle prove e con la riconferma del giudizio d’insufficienza?

Ma qual è questo principio astratto che il solitario Presidente del CGA sta tutelando contro tutti e contro tutto?

Ma il CGA Sicilia sentenzia in nome del popolo italiano o siciliano?

Se per disgrazia legiferasse in nome del popolo siciliano, allora Dio ci scansi e liberi, non ne avremmo proprio bisogno; tanto varrebbe sciogliere subito questa anomalia dello Statuto siciliano e ripristinare la par condicio con il resto d’Italia; perché vale a questo punto essere giudicati dal Consiglio di Stato come avviene nel resto del paese. Vogliamo essere liberati da questa calamità isolana.

L’Amministrazione proceda nelle determinazioni prima assunte e cioè nella riconferma di quanto decretato in ordine allo svolgimento delle prove il 31 e 1 febbraio 2011.

Tutta la categoria dei dirigenti scolastici in Sicilia rivendica l’applicazione immediata della legge n. 202, salvaguardando i diritti acquisiti dei 426 dirigenti scolastici e riconosciute loro dalla legge 202, che nessuno può limitare o circoscrivere, se non la Corte Costituzionale.

Salvatore Indelicato, s.indelicato@tin.it, 330365449

Preside dell’ITI Cannizzaro di Catania

Vicepresidente regionale ASASI Sicilia