Nel maggio 2009 Lorella Zanardo, dirigente in grandi organizzazioni europee e speaker sulle tematiche di genere in convegni internazionali, ha messo in rete un documentario (www.ilcorpodelledonne.com), realizzato con Cesare Cantù e Marco Malfi Chindemi su un tema molto interessante: l’uso del corpo delle donne nella tv italiana. Ne è venuto fuori un saggio  (Il corpo delle donne, Feltrinelli, pp. 204, € 13)…(dalla Terza pagina de La Sicilia del 7 settembre 2010)



Nel maggio 2009 Lorella Zanardo, dirigente in grandi organizzazioni europee e speaker sulle tematiche di genere in convegni internazionali, ha messo in rete un documentario (www.ilcorpodelledonne.com), realizzato con Cesare Cantù e Marco Malfi Chindemi su un tema molto interessante: l’uso del corpo delle donne nella tv italiana. Ne è venuto fuori un saggio  (Il corpo delle donne, Feltrinelli, pp. 204, € 13),  che riassume, analizza e approfondisce il delicato argomento, narrando la genesi del documentario stesso. Nell’incipit la Zanardo racconta che un giorno vede una donna di mezza età, distesa in un lettino e intorno a lei medici e presentatori che simulano un intervento di lipoaspirazione.  Il corpo di una donna in tv. Allora ripensa alle tette e ai sederi che sfilano ogni giorno sotto gli occhi di mille telespettatori, anche bambini, e tenta, con i suoi collaboratori, un esperimento: dal 26 dicembre 2008 al 31 gennaio 2009, nell’arco quindi di 36 giorni, vedere la tv per dodici ore al giorno. Una full immersion che già il primo giorno dà dei risultati inattesi: ragazze ovunque, corpi giovani ed esposti, ammiccanti e pronti a soddisfare il desiderio maschile, abiti, modo di muoversi e tono di voce miseri e volgari.  Un allineamento ai gusti più bassi del pubblico.

Ne scaturisce un’indagine sociologica dai risultati sconcertanti:  tutta la televisione italiana, a detta anche di testimoni stranieri, è diventata un grande set dove nulla c’è di erotico o di seduttivo, ma solo una stanca ripetizione del vecchio filone porno soft anni settanta. Il lettore scopre così scene e situazioni cui magari non aveva mai badato. Eclatante la pièce di Stefania Orlando che si dondola su un’altalena, mentre una telecamera la punta dritta tra le gambe; poi arriva Tiberio Timperi, munito di una canna da pesca dalla quale penzola una fragola. Scena finale: la Orlando vola con la gonnellina in aria e  apre la bocca per afferrare il frutto.

E. se pensiamo che le nuove generazioni si formano con la tv e sulla tv, la situazione diventa preoccupante perché, a dispetto di tante lotte per l’emancipazione, la donna è ancora oggi semplice oggetto umiliato.

Il messaggio finale è propositivo. Spegnere la tv oggi non serve. Il vero atto innovativo è guardarla. Insieme a chi normalmente la guarda. Sperando , con l’acquisizione di nuove consapevolezze, di non vedere più così spudoratamente offeso, si augura la scrittrice, il corpo delle donne.