altSi diceva di snellire il lavoro, di renderlo meno soffocato di materiale cartaceo, invece l’unica cosa che è stata eliminata (come carta) è la busta paga: dematerializare la busta paga è stata l’espressione geniale quanto colorita con la quale la Gelmini ne ha decretato la scomparsa.

 

 

 

 

Il disagio degli onesti

15/07/2011

Il Ministero dell’istruzione propina alle scuole, da qualche anno a questa parte, in media tre rilevazioni annue (una all’inizio, una durante il periodo di mezzo ed un’altra verso la chiusura delle attività didattiche) inerenti dati di iscrizione degli alunni, di abbandono, di frequenza, di stranieri, di nomadi, di bambini che abbisognano del sostegno e così via. Ma non solo il Ministero, anche le Regioni richiedono dati di analogo tenore. Un lavoro che prende tempo anche perché il programma del Ministero in cui bisogna registrare il riscontro, se non si procede speditamente, si blocca ed occorre ricominciare se non si è riusciti a salvare in tempo utile quanto già inserito. Un lavoro sul lavoro ordinario e, con i tagli sul personale, diventa non doppio ma quadruplo.

Il pregresso, quello che per forza di cose non si riesce a smaltire e che può essere rimandato (archiviare fascicoli, sistemare fogli nelle apposite carpette eccetera, espletare certificazioni che non presentano urgenza), cresce su se stesso. 

Si diceva di snellire il lavoro, di renderlo meno soffocato di materiale cartaceo, invece l’unica cosa che è stata eliminata (come carta) è la busta paga: dematerializare la busta paga è stata l’espressione geniale quanto colorita con la quale la Gelmini ne ha decretato la scomparsa. Molti collaboratori (bidelli) che non hanno il computer a casa o ce l’hanno ma senza il collegamento on-line, vengono in segreteria, giustamente, a rivendicare il loro diritto di avere sia cud che busta paga. Quindi le segreterie scolastiche devono collegarsi al sistema preposto e stamparla, per ognuno del personale che ne fa richiesta: altro consumo di carta e cartucce di stampanti: altro che risparmio di carta o snellire il lavoro cartaceo!

Gestire poi una scuola con ben otto plessi, quale ad esempio l’Istituto Comprensivo Fontanarossa di Catania, dove chi scrive presta servizio (per dire che si parla con cognizione di causa), ed essere un’unica unità lavorativa in didattica, cosa alquanto comune oggi per ogni ufficio di scuola pubblica, significa affrontare una mole di lavoro notevole, dove è incluso nell’ordinario servizio amministrativo, e per l’esempio specifico in questione, e il servizio mensa e il trasporto pullman per i bambini i cui genitori intendono avvalersi. E’ pesante ma lo si fa, lo si porta avanti, come fino ad ora è stato sia per me come per qualsiasi collega di altra scuola. Ma che il Ministero renda più difficoltoso, per i motivi su indicati e non ultimo il taglio sul personale (non ci si stanca mai di sottolinearlo) ciò che già lo è, con continue richieste di rilevazioni su rilevazioni (ma vengono lette poi?), significa creare pretesti per mettere in difetto pregiudiziale l’onesto operato del settore. Si può pensare egoisticamente che la cosa non riguardi altri che coloro che la vivono sulla propria pelle; lo si può pensare e, in vero, lo si pensa. Ma nulla di più sbagliato caratterizza un simile atteggiamento legato al pensiero comune. Si segua l’esempio qui riportato e lo si applichi ai contesti, lavorativi e non solo, che ognuno sente riguardargli in prima persona.

Parla l’egoista che crede lontane da lui problematiche sociali apparentemente circoscritte: “Si disse che volevano licenziare tutti i precari”: “non mi interessa, io sono di ruolo;” “dissero poi che volevano tagliare sul personale docente”: “non mi interessa, faccio parte degli Ata;” “si disse che volevano colpire i falsi malati”: “non mi interessa, io non mi ammalo mai;” “si disse che volevano affidare ai dirigenti scolastici le dirette assunzioni ed i possibili licenziamenti del personale scolastico”: “non mi interessa, dopo quasi trent’anni di servizio chi mi tocca?”; “si disse che volevano incrementare la privatizzazione delle scuole con istituti-fondazione gestiti da privati”: “non mi interessa, tra poco andrò in pensione;” “dissero che c’era una proposta di Legge che avrebbe cancellato i diritti acquisiti per andare in pensione”: “non mi interessa, tanto chissà quando l’approveranno!” 

Quando poi ebbero finito, e nella parte conclusiva dell’esempio si è già, di distruggere la scuola pubblica e licenziato anche l’egoista, questi pensò (per riflesso immediato, non per riflessione logica): “adesso che faccio?” 

Ci si accorge sempre in ritardo che il danno che colpisce la collettività è un danno che bisogna avvertire in chiave soggettiva: riguarda tutti, nessuno escluso. Sentire separate le categorie, vederle divise, leggerle come rivali l’una all’altra, e viceversa, e così interpretarle nella dura necessità quotidiana di oggi, significa indebolire il tessuto sociale di cui si fa parte, renderlo confusionario; quando invece la sua voce nel rivendicare giusti diritti, lavorativi e di vita in senso lato, è univoca. Spesso le divisioni, in ogni settore, sono create virtualmente per questo, per indebolire il segno di protesta, vanificarlo nella sua richiesta di ascolto che spesso viene fatta passare per pretesa. 

Ci vorrebbe poco per accorgersi di questo; eppure non è così. A danno di tutti, non è così. 

Salvatore Rizzo

http://www.tecnicadellascuola.it/index.php?id=32762&action=view&c