Il “Grande Occhio” è proibito al dirigente scolastico…(di Polibio)

 

Se non c’è stato un esplicito accordo con i sindacati, l’installazione di telecamere sul luogo di lavoro è vietata. E per il d.s. si tratta di comportamento antisindacale. Inoltre, nelle scuole va garantito il diritto dello studente alla riservatezza.

inviato da Polibio, 6.2.2013

Se non c’è stato un esplicito accordo con i sindacati, con le rappresentanze sindacali, l’installazione di telecamere sul luogo di lavoro, nel caso specifico si tratta degli edifici scolastici, è vietata. Se l’installazione delle telecamere avviene (o è già avvenuta) senza l’accordo con la rappresentanza sindacale, il dirigente scolastico, se da parte anche di uno soltanto dei sindacati aventi diritto è stato presentato specifico ricorso al giudice del lavoro, viene condannato per comportamento antisindacale e anche alle spese di giudizio da versare all’organizzazione sindacale ricorrente. La violazione, da parte del d.s., dei diritti esplicitamente stabiliti da norme di legge o contrattuali, denunciata con formale ricorso al giudice del lavoro, come previsto dall’art. 28 della legge 300/70, da parte della rappresentanza sindacale ovvero dall’organizzazione sindacale, “dagli organismi locali delle associazioni sindacali nazionali che vi abbiano interesse”, è considerata condotta antisindacale.

Se a seguito di “decreto motivato e immediatamente esecutivo” col quale il giudice del lavoro ha ordinato “la cessazione del comportamento illegittimo e la rimozione degli effetti”, o della “sentenza pronunciata nel giudizio di opposizione”, il d.s. non ottempera al decreto, ovvero alla sentenza della quale si è detto, lo stesso d.s. “è punito ai sensi dell’art. 650 del codice penale”.

Inoltre, deve essere tenuto presente, sempre per quanto concerne l’installazione di telecamere, ancorché a seguito di accordo del dirigente scolastico con la rappresentanza sindacale, che “nelle scuole va garantito il diritto dello studente alla riservatezza”.

Polibio, riferendosi alla nota di Lucio Ficara, postata su La Tecnica della Scuola e su questo sito (13-16 gennaio 2013), evidenzia e precisa che se il dirigente scolastico non cessa “immediatamente il comportamento antisindacale dopo la sentenza del giudice del lavoro”, e pertanto se la condotta antisindacale “prosegue” dopo l’ordinanza o la sentenza del giudice del lavoro, c’è anche, sempre nei confronti del d.s., oltre alla “punizione” ai sensi dell’art. 650 del codice penale, la “punizione” della “pubblicazione della sentenza sulla stampa”. Se in tempi successivi lo stesso d.s. avesse a “reiterare”, a replicare, a eseguire di nuovo, a rinnovare lo stesso comportamento antisindacale (o attivasse un diverso comportamento antisindacale), il giudice del lavoro, sempre a seguito di ricorso presentato dalla rappresentanza sindacale, statuirà di conseguenza.

Particolare attenzione deve essere rivolta dalle organizzazioni sindacali del comparto scuola, nonché da parte delle RSU e da parte del personale docente e del personale Ata, a quella che, se attivata, cioè l’installazione di telecamere, potrebbe configurarsi come comportamento arbitrario e da “padrone” messo in atto da un dirigente scolastico, dirigente dello Stato, che ha l’assoluto dovere di conoscere e di applicare le disposizioni di legge e contrattuali nel rispetto dei diritti costituzionalmente protetti dei lavoratori e degli studenti. Se non le conosce (e quindi, non conoscendole, non le applica), “i casi” – come avrebbe scritto Marco Travaglio (ribadendo ciò che ha scritto nell’articolo “Al lupo al lupo” pubblicato su “il Fatto Quotidiano” del 3 febbraio 2013, a proposito della prevedibilità-imprevedibilità dei terremoti, dell’aver previsto e del non aver previsto un evento sismico imprevedibile) e che Polibio condivide riferendosi al d.s. che non applica le norme di legge e contrattuali – “sono due”: “o non ha letto” le norme di legge e contrattuali; “oppure le ha lette e non le ha capite. Il primo caso sarebbe già grave, ma il secondo caso sarebbe gravissimo perché significherebbe che siamo sempre in mano a dilettanti allo sbaraglio”.

Tra le installazioni, oltre a quella delle telecamere in violazione delle direttive per la tutela dei cittadini e dei lavoratori in “materia di videosorveglianza” (provvedimenti del Garante della privacy: 29 novembre 2000, 29 aprile 2004, 29 aprile 2010), c’è, insieme, precedente o successiva all’installazione delle telecamere – a parte il fatto che si tratta di “dispositivi automatizzati piuttosto costosi”, oltre al non potersi “configurare alcun potere autonomo in testa al dirigente scolastico in ordine a tale atto”, “ferma restando la dubbia liceità dell’uso”, per cui è “possibile insorgere la responsabilità contabile in capo al dirigente scolastico e allo stesso organo collegiale” (il Consiglio d’istituto), “con relativo probabile giudizio davanti alla Corte dei conti” –, quella degli “apparecchi marcatempo” e dei “tesserini marcatempo” per gli studenti, il cui uso è del tutto facoltativo per gli studenti in quanto non sembra che esista alcuna regolamentazione al riguardo.

Da parte di un funzionario del Miur è stato espresso il parere che “è opportuno rilevare che i dispositivi automatizzati sono piuttosto costosi: di qui la dubbia liceità di destinare fondi a tale acquisto, che, inevitabilmente, verrebbero sottratti ad altre iniziative. Per esempio, a quelle relative all’offerta formativa”. Peraltro, sarebbe del tutto evidente lo “spreco” di risorse se l’apparecchio marcatempo (uno o più di uno) destinato ai “tesserini marcatempo” degli studenti in giornaliera “lista d’attesa” in entrata a scuola, dopo essere stato installato, fosse rimasto “attivo” per breve tempo (anche uno o più anni) e poi fosse stato spento, messo fuori uso e riposto in un deposito.

Inoltre, se nella fase di attivazione dell’apparecchio marcatempo il “tesserino marcatempo” di ciascuno degli studenti non è stato utilizzato in uscita dalla scuola, si potrebbe legittimamente sospettare che ciò possa essere avvenuto per “mascherare” l’uscita anticipata – gravissima irregolarità, anche per le responsabilità penali, civili, disciplinari e patrimoniali a carico del dirigente scolastico o, in sua “assenza giustificata”, del collaboratore che lo sostituisce – degli studenti dalla scuola (con conseguente perdita dell’attività didattica curricolare) per non essere stato sostituito il docente assente e comunque per non avere diversamente disposto e organizzato la loro presenza a scuola. E magari il dirigente scolastico (che non dovrebbe affatto sottrarsi all’uso del badge, all’apparecchio e al tesserino marcatempo) si trovava altrove, in altra provincia o in altra regione, a svolgere prestazioni “in conto terzi o altre prestazioni esterne a pagamento”, addirittura senza autorizzazione, quali potrebbero essere, ma soltanto per fare un esempio, le preparazioni – nei corsi organizzati da consorzi e da associazioni di scuole autonome, da enti e da associazioni culturali con o senza fini di lucro – al concorso per dirigente scolastico.

Polibio, come ha sempre fatto, ha unicamente l’intento di portare a conoscenza della pubblica opinione e delle autorità interessate episodi e comportamenti che ritiene lesivi della corretta gestione dell’attività pubblica, delle istituzioni scolastiche interessate, dei diritti dei lavoratori, esercitando, anche con riferimento a documenti, fonti primarie, in gran parte inviatigli dai suoi lettori, documenti contenuti nel suo archivio, il diritto di rango costituzionale, di libera espressione riguardo a fatti e a condotte di pubblico interesse.

Nel caso di specie, l’installazione di telecamere nelle scuole, il “Grande Occhio”, è proibito, già dell’anno 2000, al dirigente scolastico. Va detto che molti dirigenti sono particolarmente attenti, puntualmente rispettosi delle disposizioni di legge e contrattuali, nonché dei diritti del personale docente, del personale Ata e degli studenti. Purtroppo, ci sono anche casi, e d.s., di senso, e di comportamento, radicalmente contrario.

L’utilizzo crescente delle apparecchiature audiovisive, peraltro accese anche in modo continuativo, spesso non è conforme alla legge. Vanno tenute presenti, sempre, le norme riguardanti la tutela dei lavoratori, con particolare riferimento alla legge 300/1970 (Statuto dei lavoratori). Inoltre, nelle scuole, oltre alla tutela dei diritti dei lavoratori, l’eventuale installazione delle telecamere deve garantire “il diritto dello studente alla riservatezza” e tenere conto della delicatezza dell’eventuale trattamento di dati relativi a minori. “A tal fine, se può risultare ammissibile l’utilizzo di sistemi di videosorveglianza presso istituti scolastici, ma “in casi di stretta indispensabilità” (per esempio, a causa del “protrarsi” di “casi vandalici”, “ma devono risultare parimenti inefficaci altri idonei accorgimenti quali i controlli da parte degli addetti, sistemi di allarme, misure di protezione degli ingressi, che tuttavia non possono riguardare le scuole data la presenza dei collaboratori scolastici nei diversi ambienti, a partire dal cancello o dalla porta d’ingresso all’edificio), gli stessi sistemi “devono essere circoscritti alle sole aree interessate e attivati negli orari di chiusura degli istituti, “regolando rigorosamente l’eventuale accesso ai dati”, restando “di competenza dell’autorità giudiziaria o di polizia le iniziative intraprese a fini di tute la dell’ordine pubblico o di individuazione di autori di atti criminali”.

Nei quasi dieci anni durante i quali ha svolto attività di consulenza per la Cgil-Scuola, poi Flc-Cgil, in Sicilia, in provincia di Catania, Polibio (Sebastiano Maggio) ha partecipato a parecchie centinaia di contrattazioni integrative d’istituto in moltissime delle 240 scuole della provincia, oltre a rappresentare il sindacato nei procedimenti disciplinari attivati nei confronti qualche docente e di personale Ata (procedimenti risoltisi sempre in loro favore e quindi archiviati) da presidi-padroni con evidente intento di arrecare grave e ingiusto danno a persone che evidenziavano con irriducibile determinazione anomalie e irregolarità, e a portare gli ispettori, incaricati di acquisire gli atti ed eventuali dichiarazioni, di venire a conoscenza, e di acquisire i relativi atti, di episodi (per esempio, centinaia di caselle dei registri di protocollo lasciate in bianco e in parte riempite – in una scuola particolarmente “allegra”, ma anche in un’altra per certi aspetti altrettanto “allegra”, in due comuni della provincia di Catania –, con “titoli” parecchio “discutibili”, nei mesi successivi addirittura anche da parte di personale supplente assunto da alcune settimane rispetto ai tempi di gran lunga anteriori all’anomalia delle caselle lasciate in bianco). Ha acquisito parecchi documenti e ha realizzato parecchie registrazioni sempre nel rispetto delle norme di legge.

Polibio, nella qualità di consulente della Cgil-Scuola e di delegato del segretario generale provinciale della stessa Cgil-Scuola, ha partecipato al primo caso di comportamento antisindacale per la presenza di parecchie telecamere nell’Istituto tecnico industriale “Cannizzaro” di Catania, preside il prof. Salvatore Indelicato. Il 31 gennaio 2004, il quotidiano “La Sicilia” ha pubblicato su quell’evento un articolo, di Mario Barresi, con all’occhiello “Sicurezza e privacy. Telecamere-spia all’industriale “Cannizzaro” di Catania, è polemica” e per titolo “Il Grande Fratello va a scuola. E in Tribunale”. La questione era iniziata un anno e mezzo prima, quando – dopo avere inutilmente più volte invitato il preside Indelicato ad oscurare le telecamere, e comunque ad eliminare il multisale, ma è meglio dire il multischermi, del suo ufficio, nel quale le immagini registrate venivano veicolate, in bella vista, senza interruzione in più schermi televisivi –, il segretario generale provinciale della Cgil-Scuola segnalò, in data 17 giugno 2002, all’Ispettorato provinciale del lavoro (segnalazione pervenutagli il 24 ottobre 2002), contro l’ITIS “Cannizzaro” di Catania, la presenza, in quella scuola, di telecamere attive e di apparecchi televisivi accesi a pubblicamente trasmettere quanto da esse veniva filmato.

Il 16 ottobre 2002, il Capo dell’Ispettorato provinciale del lavoro, dott. M. Finocchiaro, così rispondeva, dopo l’ispezione svolta all’interno del “Cannizzaro” e il confronto degli ispettori con i delegati delle organizzazioni sindacali (Polibio vi partecipò nella qualità di consulente e di delegato della Cgil-Scuola, sostenendo la necessità di adottare, tra le altre, iniziative e accorgimenti poi risultati presenti nella nota dell’IPL). Il Capo dell’Ispettorato provinciale del lavoro comunicava alla Segreteria provinciale della Cgil-Scuola di Catania che l’Ufficio provinciale del lavoro aveva “svolto gli accertamenti del caso ed adottato i provvedimenti di competenza. In particolare, nel ritenere valide e legittime le motivazioni che hanno indotto alla installazione dell’impianto di video sorveglianza nell’Istituto, poiché da parte di esso potrebbe derivarne anche la possibilità di un controllo a distanza di alcuni lavoratori, si è ritenuto di prescrivere all’Istituto l’adozione dei seguenti accorgimenti:

– l’apparecchiatura di video registrazione e le relative cassette devono essere chiuse e custodite in apposito armadio metallico con chiusura a doppia chiave da conservare, una a cura della presidenza o proprio delegato e l’altra da uno dei rappresentanti sindacali, affinché il prelievo e la deposizione della cassetta siano effettuati congiuntamente senza la possibilità di visualizzazione arbitraria.

– le cassette devono essere periodicamente cancellate e riutilizzate senza essere visionate ed, eventualmente, consegnate alla A. G. o di P. S. che ne faccia richiesta.

– dalla visualizzazione delle immagini i monitor esistenti nelle attuali postazioni devono essere oscurate quelle riprese dalle videocamere che riproducono immagini all’interno dell’istituto da cui ne possa derivare il controllo dell’attività dei lavoratori, pur rimanendo invariata la registrazione Time-Lapse di tutte le videocamere installate.

– le immagini non possono essere utilizzate per eventuali contestazioni ai lavoratori”.

Il preside Indelicato non accetta. Il sindacato presenta ricorso alla magistratura, seguito da un decreto e da una sentenza che lo rigettano, perché “il consenso del sindacato non è necessario all’installazione”. Si trattava, però, di un giudicato ritenuto errato dal sindacato ricorrente. Il sindacato si rivolgeva pertanto alla Corte d’appello, sezione lavoro, che “dichiara l’antisindacabilità della condotta tenuta dal dirigente scolastico dell’Istituto Cannizzaro fino alla data del 7.5.2003 per aver disposto l’installazione nel plesso scolastico di impianti televisivi” e “condanna gli appellati” (Ministero della pubblica istruzione, Provveditorato agli studi di Catania, dirigente scolastico in carica dell’Istituto tecnico industriale “Stanislao Cannizzaro” di Catania) “in solido a rifondere al Sindacato appellante le spese di causa del doppio grado, liquidate per entrambi i gradi in euro 1.200,00, di cui 850,00 per onorari, oltre 12,5% per spese, da distrarre a favore del procuratore dell’appellante”.

La “sala multischermi” non poteva che essere chiusa e restare chiusa. Quanto registrato dalle telecamere non era a nessuno accessibile, l’apparecchiatura di video registrazione e le cassette andarono depositate in un armadio metallico con chiusura a doppia chiave collocato in uno sgabuzzino, le cassette andarono periodicamente cancellate e riutilizzate senza essere visionate. L’attività dell’Ispettorato provinciale del lavoro di Catania, il confronto intercorso tra gli ispettori del lavoro e i delegati delle organizzazioni sindacali, la sentenza della Corte d’appello, sezione lavoro, di Catania (n. 855, 27 ottobre 2005, depositata in Cancelleria, e quindi pubblicata, il 24 dicembre 2005), la prescrizione del Capo dell’Ispettorato provinciale del lavoro di Catania all’Istituto “Cannizzaro” (e quindi al preside Indelicato) concernente l’adozione degli accorgimenti di cui alla nota del 16 ottobre 2002 hanno rappresentato e continuano a rappresentare punto di riferimento per molti dirigenti scolastici, scrupolosi e attenti, ma non sono mancati, purtroppo, altri episodi di arbitraria e maldestra “installazione” e “utilizzazione” di telecamere e di monitor all’interno e all’esterno delle scuole.

Già dall’anno 2000, provvedimento del garante della privacy datato 29 novembre 2000, con particolare riferimento alla legge 300/1970, il diritto dei lavoratori alla tutela nel posto di lavoro era affermato e confermato. Con provvedimento del 29 aprile 2004, veniva decisamente posto in evidenza che gli impianti di video sorveglianza “possono essere attivati solo quando altre misure siano ponderatamente valutate insufficienti o inattuabili”, cosicché “devono risultare parimenti inefficaci altri idonei accorgimenti quali controlli da parte di addetti, sistemi di allarme, misure di protezione degli ingressi”; “occorre prevenire possibili abusi attraverso opportune misure basate in particolare su una ‘doppia chiave’ fisica o logica che consentano una immediata integrale visione delle immagini solo in caso di necessità … per assistere la competente attività giudiziaria o di polizia giudiziaria”; “la conservazione deve essere limitata a poche ore o, al massimo, alle ventiquattro ore successive alla rilevazione” e “solo in alcuni casi specifici … è ammesso un tempo più ampio di conservazione dei dati, che non può comunque superare la settimana”; “il sistema impiegato deve essere programmato in modo da operare al momento prefissato – ove tecnicamente possibile – la cancellazione automatica da ogni supporto, anche mediante sovraregistrazione, con modalità tali da rendere non riutilizzabili i dati cancellati”; l’installazione “di sistemi di video sorveglianza presso istituti scolastici deve garantire ‘il diritto dello studente alla riservatezza’” e gli stessi devono essere circoscritti, sempre che il loro utilizzo sia strettamente indispensabile, alle sole aree interessate “ed attivati negli orari di chiusura degli istituti, regolando rigorosamente l’eventuale accesso ai dati”. Cartelli specifici debbono indicare le aree videosorvegliate.

Nell’aggiornamento delle direttive in materia di videosorveglianza, del 29 aprile 2010, il garante della privacy, per quanto concerne i lavoratori, ha disposto che “l’installazione delle telecamere sul luogo di lavoro è vietata se non c’è stato un esplicito accordo con i sindacati o non si è provveduto a richiedere la dovuta autorizzazione alla Direzione provinciale del lavoro”. In ogni caso, i dati acquisiti tramite videosorveglianza in violazione dello Statuto dei lavoratori non possono essere utilizzati per attivare procedimenti disciplinari e comminare sanzioni a carico dei lavoratori. Nella scuola, a carico degli insegnanti e del personale Ata.

“Se i filmati realizzati illegittimamente riprendono illeciti, “bisogna considerare che il principio consolidato” è che “l’uso di una telecamera a circuito chiuso, finalizzata a controllare a distanza anche l’attività dei dipendenti, è illegittimo e come tale, sul piano processuale, non può avere alcun valore probatorio, ad esempio ai fini della richiesta di risarcimento danni per sottrazione di merci aziendali”.

Ai sensi dell’art. 4 della legge 30071970, l’installazione di videosorveglianza negli ambienti di lavoro dovrà innanzitutto rispettare il divieto di controllo a distanza dell’attività lavorativa al fine di tutelare la privacy dei prestatori di lavoro, e pertanto è vietata l’installazione di sistemi di videosorveglianza in luoghi riservati esclusivamente ai lavoratori (e nelle scuole anche quelli riservati agli alunni) come i bagni, gli spogliatoi, gli armadietti e i luoghi ricreativi.

Inoltre, in presenza di telecamere nelle aree esterne, in relazione alla vastità dell’area e delle modalità delle riprese, vanno installati più cartelli, collocati nei luoghi ripresi o nelle immediate vicinanze, non necessariamente a contatto con la singola telecamera, ma comunque di formato e di posizionamento chiaramente tale da essere chiaramente visibile. La conservazione delle immagini deve essere limitata a poche ore o, al massimo, alle ventiquattro ore successive alla rilevazione, fatte salve le “specifiche esigenze” nel caso in cui “si deve aderire a una specifica richiesta investigativa dell’autorità giudiziaria o di polizia giudiziaria”.

Sempre nell’aggiornamento delle direttive in materia di videosorveglianza, del 29 aprile 2010, il garante della privacy, per quanto concerne l’installazione di sistemi di sorveglianza nelle scuole, oltre a ribadire che “nelle scuole deve garantire il diritto dello studente alla riservatezza”, ha disposto ed evidenziato che “in caso di necessità le telecamere sono ammesse, ma devono funzionare solo negli orari di chiusura degli istituti”; che “se le riprese riguardano l’esterno della scuola, l’angolo visuale delle telecamere deve essere opportunamente delimitato”; che “le immagini registrate possono essere conservate per brevi periodi”; che “i cartelli che segnalano il sistema di videosorveglianza devono essere visibili anche di notte”. Comunque, se l’installazione e l’uso di strumenti di videosorveglianza non sono stati preceduti da accordo con le rappresentanze sindacali – ma resta fermo quanto concerne le scuole (“in caso di stretta necessità, le telecamere sono ammesse, ma devono funzionare solo negli orari di chiusura degli istituti”) perché in esse, alla porta d’ingresso e negli altri ambiti, tutti provvisti di telefono, compresi i corridoi nei quali si trovano le aule, l’ufficio del d.s., quello del dsga e quello degli assistenti amministrativi, a svolgere il servizio di sorveglianza diretta durante il periodo di apertura della scuola sono, presenti per “ordine di servizio”, i collaboratori scolastici –, “l’Ispettorato del lavoro è competente a effettuare sopralluogo per verificare, in particolare, se l’angolo di ripresa delle telecamere sia o meno compatibile con il divieto sancito dalla legge”, e per “indicare le prescrizioni da osservare e le modalità d’uso degli impianti”.

Nelle scuole, quindi, non possono essere installate telecamere per trasmettere le immagini a monitor “posizionati” o “fatti posizionare” dal dirigente scolastico, che non ha alcun potere in tal senso, in determinati ambiti. E nelle scuole in cui sono stati installati dovrebbero essere subito rimossi. Peraltro, ancorché la telecamere e il relativo monitor avessero a riguardare, rispettivamente, lo spazio antistante l’ingresso del suo ufficio la telecamera e quello interno al suo ufficio il monitor, ma in questo caso lo spazio antistante all’ufficio non dovrebbe essere nell’ambito di un corridoio frequentato anche da altre persone (docenti, non docenti, studenti, genitori degli studenti), bensì in un ambito da nessuno frequentato, se non dai “visitatori” già telefonicamente annunciati dal collaboratore scolastico all’uopo incaricato, ci si verrebbe a trovare di fronte a una spesa superflua e addirittura inutile, anche perché a nessuna persona esterna alla scuola può giammai essere consentito di “circolare” liberamente all’interno della scuola, nemmeno per recarsi nell’ufficio del dirigente scolastico.

Se poi, per quanto concerne il dovere della trasparenza, una telecamera e uno schermo televisivo, una telecamera e un monitor, avessero “diritto di cittadinanza”, essi dovrebbero riguardare, appunto, la trasparenza degli organi collegiali e del tavolo sindacale di contrattazione. Così come accade per i Consigli comunali, per i Consigli provinciali e regionali, per la Camera e per il Senato della Repubblica, i cui lavori d’aula sono ripresi e proiettati in tempo reale in ambienti interni ed esterni, dandone immediata conoscenza.

Nelle scuole, oltre a fornire immediata conoscenza a chi (docente, non docente, genitore di alunno, studente) non è componente del Consiglio d’istituto, del Collegio dei docenti, della RSU, in ordine a quanto viene discusso e deliberato, si eviterebbero le stesure e le approvazioni dei verbali parecchio tempo dopo le avvenute riunioni (anche parecchi mesi dopo e addirittura quelli anche di un intero anno scolastico). Si eviterebbero forme “astratte” di verbali collegiali scritti dal segretario verbalizzante e affissi, senza essere stati approvati, ma come “approvati”, nella sala dei docenti.

Quello di avere dal segretario verbalizzante la fotocopia degli “appunti” destinati alla “stesura ufficiale” di ciò che si è discusso e deciso in ambito collegiale è un diritto di ciascuno dei partecipanti. Ed è un diritto, oggi che siamo nell’era dell’informatica, ricevere all’indirizzo della propria posta elettronica, quella ufficiale, oltre a quanto nell’immediato è “appunti”, il testo del verbale destinato all’approvazione nella successiva seduta collegiale. Ferma restando l’affissione all’albo della scuola subito dopo l’approvazione.

Si eviterebbero le esibizioni e le sviolinate, magari con riferimenti negativi a persone assenti (soprattutto quando, nel caso di un Collegio dei docenti, il tempo utilizzato nelle esibizioni e nelle sviolinate occupa i tre quarti della durata del Collegio), di qualche preside che procede a briglia sciolta (mentre gli insegnanti, giustamente preoccupati dell’eventuale reazione del preside-padrone, che potrebbe sentirsi “offeso”, e conseguentemente, “inferocirsi”, perché qualcuno di loro ha “osato richiamarlo” al “rispetto del Collegio dei docenti” e a quello “della persona assente”, lo lasciano parlare, e magari sbadigliano). Un preside-padrone che col suo procedere a briglia sciolta, in termini di espressioni verbali, mette a rischio il verbalizzante per eventuale falsità ideologica nella stesura del verbale, che comunque deve essere sottoscritto anche dal dirigente scolastico, anche se poi la responsabilità ricade, oltre che su di lui, anche su coloro che quel verbale hanno approvato. Soprattutto se qualcuno dei presenti ha registrato il tutto.

Polibio