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Valutazione sì? Valutazione no? Chi valuta chi? Come? Per quale fine? Per quale logica? Tante domande possono e devono sorgere intorno al concetto di valutazione. Ma la valutazione così come oggi concepita è sinonimo di meritocrazia, ovvero concorrenza, ovvero profitto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il modello valutazione FIAT entra nella Scuola.

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Valutazione sì?
Valutazione no?
Chi valuta chi? Come? Per quale fine? Per quale logica?
Tante domande possono e devono sorgere intorno al concetto di valutazione.
Ma la valutazione così come oggi concepita è sinonimo di meritocrazia, ovvero concorrenza, ovvero profitto.
E se ciò viene ricondotto nel settore della scuola, il risultato altro non sarà che quello di acriticare le menti, standardizzare i parametri d’insegnamento ed annientare la libertà d’insegnamento.
Tanto detto, e sono concetti che ribadirò fino alla nausea, la FIAT, ha recentemente applicato nelle proprie fabbriche, un modello di valutazione volto ad analizzare il clima ambientale aziendale.

Le analisi di clima sono considerate dal Gruppo Fiat  un utile strumento non solo per fotografare il livello di soddisfazione dei dipendenti, ma soprattutto per identificare azioni correttive volte a rispondere alle aspettative e alle esigenze dell’intera organizzazione.
Questo quanto si legge nel loro sito.
Ove si specifica che nel corso degli ultimi dieci anni il Gruppo ha svolto periodicamente indagini di soddisfazione sul clima. Se in passato le analisi erano realizzate dai diversi Settori in modo indipendente con survey e metodologie elaborate internamente, nel 2010 è stata condotta un’unica indagine di clima in collaborazione con Great Place to Work Institute (GPTW). La scelta di avvalersi di una società specializzata e riconosciuta a livello mondiale è stata guidata dalla volontà di non limitarsi al confronto con parametri interni, ma di valutare i risultati rispetto a benchmark di settore nazionali e internazionali. GPTW ha supportato il Gruppo Fiat nelle diverse fasi: dalla definizione del campione statistico, garantendone la significatività, alla somministrazione del questionario fino all’elaborazione e interpretazione dei risultati.

La società a cui hanno affidato tale ricerca specifica che , il loro progetto nasce grazie ad uno studio di alcuni ricercatori che  compresero che l’elemento chiave degli ambienti di lavoro eccellenti non era un insieme di benefit, programmi e politiche per i dipendenti, ma una serie di relazioni di qualità basate su fiducia, orgoglio e cameratismo.

Capito bene?
Cameratismo!
Il tipo di questionario utilizzato è il Trust Index © che  integra 58 dimensioni specifiche e consente a Great Place to Work ®di analizzare in modo preciso i comportamenti e le caratteristiche delle aziende più desiderabili e di successo del mondo.
Ecco cosa fanno in sostanza:
In quanto esperti mondiali di ambienti di lavoro eccellenti, forniamo liste e classifiche di eccellenza che identificano e premiano i migliori ambienti di lavoro del mondo.
I nostri efficaci modelli per la comprensione delle culture organizzative hanno consentito di elaborare strumenti di valutazione unici per le aziende, per interpretare la cultura dell’ambiente di lavoro e decidere come avviare il cambiamento.
I nostri concetti semplici e tuttavia di forte impatto hanno consentito di sviluppare workshop e corsi di formazione per dirigenti e collaboratori, per promuovere ambienti di lavoro eccellenti.
In quanto principali arbitri degli ambienti di lavoro eccellenti, favoriamo la creazione di comunità di aziende e di professionisti affini tramite conferenze e network, personali e online, che offrono opportunità di scambio delle esperienze.
La ricerca continua – e un database unico sui migliori ambienti di lavoro del mondo – ci permettono di condividere storie e idee su di essi, mediante pubblicazioni di articoli e risorse online.

Si affrontano varie questioni, nella prima parte si analizzano la demografia dei dipendenti (numero, composizione, nazionalità, turnover volontario, anzianità aziendale), la struttura societaria, i risultati (anno di fondazione, fatturati) e i benefit offerti ai lavoratori (palestra, asilo, assicurazione sanitaria, giorni di ferie), nella seconda parte, strutturata con una serie di domande a risposta aperta, consente alle aziende di far conoscere le proprie policy e i propri valori.

Bene.
Ora  se andiamo a vedere in cosa consiste il progetto INVALSI e VALSIS noterete che le modalità, i fini, che caratterizzano i processi di valutazione sono similari se non identici.
Con un piccolo particolare.
La Scuola Pubblica Statale italiana non è un’azienda.
Non deve produrre profitto.

Il Sistema VALSIS integrato con l’INVALSI , svolge la sua missione di distruzione della Scuola Pubblica, in questo modo:

Il quadro di riferimento tiene conto di quattro dimensioni:
il contesto in cui le scuole sono inserite (aspetti demografici, economici e socio-culturali nei cui confini la scuola si trova ad operare e che ne determinano la sua utenza)
gli input, ovvero le risorse di cui la scuola dispone per offrire il proprio servizio (umane, materiali, ed economiche a disposizione)
i processi attuati, ossia le attività realizzate dalla scuola (l’offerta formativa, le scelte organizzative e didattiche, gli stili di direzione)

i risultati ottenuti, sia immediati (percentuali di promossi, votazioni conseguite agli esami di stato) sia a medio e lungo periodo (livello delle competenze possedute, accesso al mondo del lavoro).
Si tratta di un percorso di ricerca triennale, avviato a settembre 2008 che si concluderà a giugno 2011, come indicato dalla direttiva n. 74 che ha definito le attività dell’INVALSI nel triennio 2008-2011. 
La Valutazione di sistema e la Valutazione delle scuole si pongono in modo integrato con le altre attività valutative dell’INVALSI. Lo schema con i flussi di informazione permette di comprendere in che modo possano essere integrate – per la valutazione della scuola – le informazioni che provengono da fonti istituzionali (ISTAT, MIUR) e quelle provenienti da altre ricerche dell’INVALSI.

Dicono di fare riferimento al modello CIPP; si tratta di un quadro di riferimento generale, utilizzato per effettuare sia valutazioni funzionali alla riuscita dei processi, sia per la verifica del raggiungimento degli obiettivi di programmi, progetti, organizzazioni e sistemi. Questo modello è nato verso la fine degli anni ‘60 per i progetti delle scuole degli Stati Uniti, per contribuire a sviluppare e a realizzare un sistema che permettesse loro di dar conto del proprio operato (accountability).

Nel sito Invalsi si legge che:
Il quadro di riferimento tiene conto delle quattro dimensioni del modello CIPP:

 il contesto in cui le scuole operano (aspetti demografici, economici e socio-culturali nei
quali confini la scuola si trova ad operare e che determinano la sua utenza); gli input, ossia le risorse di cui il sistema educativo e le singole unità scolastiche dispongono per offrire il proprio servizio (risorse umane – inclusi gli studenti, materiali, ed economiche a disposizione); i processi attuati, ossia le attività realizzate dalla scuola (l’offerta formativa, le scelteorganizzative e didattiche, gli stili di direzione); i risultati ottenuti, sia immediati (percentuali di promossi, votazioni conseguite agli esami di stato, livelli di apprendimenti rilevati con prove standardizzate) sia a medio e lungo periodo (accesso all’università, al mondo del lavoro).
Sembra di leggere i parametri del modello di valutazione applicato all’azienda FIAT.
 
Il massimo grado di tale processo di Invalsione è rappresentato dal questionario. Il Questionario per le scuole, sviluppato nell’ambito del progetto VslSiS, racchiude nel suo interno tutte quelle richieste di dati necessari per definire indicatori altrimenti non costruibili a causa di fonti non aggiornate, oppure incomplete, o semplicemente non accessibili.

In questa dimensione sono state quindi incluse informazioni inerenti:

le scuole (ad esempio: l’ampiezza media delle scuole, l’ampiezza media della classe,
ossia il numero medio di studenti per classe); le risorse strutturali (ad esempio: postazioni pc nella scuola, numero di volumi presenti nelle biblioteche di scuola); le risorse economiche (ad esempio: spesa per studente, spesa pubblica in educazione); gli studenti (ad esempio: alunni per classe, alunni stranieri); le risorse umane (ad esempio: numero di insegnanti, assenze per malattia, insegnanti di
sostegno).
Mentre si specifica che rispetto agli insegnanti, viene richiesto il loro numero totale, la loro anzianità, la stabilità e la tipologia contrattuale. Se i dati sulle assenze del personale scolastico sono ormai disponibili anche attraverso le rilevazioni mensili del Ministero della Funzione Pubblica, non è noto l’impatto che le assenze del personale docente hanno sull’organizzazione delle attività della scuola. Per definire questo indicatore, alle scuole viene chiesto di indicare il numero di ore retribuite e non retribuite coperte dagli insegnanti, il numero di ore per cui gli studenti sono stati divisi in altre classi e il numero di ore in cui le classi sono state vigilate da personale ATA. 
Se poi a questo aggiungiamo quello canonico dell’Invalsi distribuito agli studenti, per esempio sulla situazione famigliare…Le informazioni sull’ambiente familiare permettono di definire un insieme di indicatori che sono inseriti nell’ambito del contesto.
La tipologia di famiglia,
indicatore utile per essere posto in relazione con gli apprendimenti, è
costruito a partire dal numero di fratelli e dalle risposte che vengono date alle domande relative, in
cui si esplora con chi abitualmente si vive.

O sulla lingua parlata a casa….
L’indicatore che analizza la lingua parlata a casa viene costruito attingendo i dati dalle risposte
fornite ad una specifica domanda che approfondisce l’uso in famiglia di una lingua straniera, ma
anche all’utilizzo prevalente di un dialetto.

O sui beni a disposizione….
Anche la costruzione dell’indicatore sulle risorse materiali ed educative disponibili a casa è
possibile utilizzando i dati della domanda appositamente strutturata. Rispetto alle risorse disponibili a casa si è scelto di focalizzare l’attenzione solo su quelle direttamente connesse allo studio.

E se pensiamo che questi quiz, vengono distribuiti, o meglio somministrati per usare un termine caro sia all’Invalsi che alla  Great Place to Work Institute per la FIAT, anche ai bambini delle scuole elementari, come non opporsi a tale processo che io chiamo di Invalsione della Scuola?

Il problema non è politico perché sia il PDL che il PD vogliono l’Invalsi, ma la CGIL anche.
Visto e rilevato che due delle ricercatrici principali dell’Invalsi sembrerebbero essere forti simpatizzanti sia della CGIL che del PD, ed una di loro anche delegata della CGIL nel 2007…vedi questi link…( per i nomi vi lascio con il gusto della sorpresa…cercate e comprenderete)
 

http://archivio.rassegna.it/2007/video/articoli/giovanicgil.htm;

Il problema è culturale e sociale.
E pensare che il modello di valutazione applicato nella FIAT è quello in sostanza applicato nella Scuola, ciò dovrebbe far indignare ogni persona dotata di un minimo di buon senso.

Marco Barone – 5 gennaio 2012