Nel nostro secolo tanto ricco di ottime scrittrici( Karen Blixen,Marina Cevtaeva,Anna Achmatova,Margherite Yourcenair,Simon de Beauvoir,Katharine Mansfield),Virginia Woolf resta e resterà per qualche secolo di là dal “confine ” del Duemila, la più grande scrittrice d’avanguardia del Novecento europeo fra Proust( che amava ) e Jojce (che aborriva). Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente senza fine”
(Virginia Woolf)

Amava Proust(la cui lettura le era stata proposta in anteprima culturale

dalla sua cerchia veramente progressista di Bloomsburg) per l’ampia

gamma sottile e vibratile delle rifrazioni psicologiche nelle quali si

dissolveva il personaggio tradizionale a contorni perfettamente chiusi ,

realistici, inafferrabile, ahimè, nella sua interiorità.

Virgina Woolf legge la Recherche nel 1925, e pensando al successo

da lei ottenuto con Mrs. Dalloway, si esprime così nelle pagine del suo

diario:

Martedi, 8 aprile 1925

“Mi chiedo se questa volta io abbia raggiunto

qualcosa. Be’, nulla, comunque, in confronto a

Proust, nel quale sono immersa. La qualità di

Proust è l’unione dell’estrema sensibilità con

l’estrema tenacia. Egli esamina quelle sfumatur

e di farfalla sino all’ultima grana. E’ resistente

come il catgut ed evanescente come la polvere

d’oro di una farfalla. E immagino che mi

influenzerà e mi renderà furiosa con ogni

frase mia “

Virginia Woolf Diario di una scrittrice, prefazione

di Leonard Woolf, traduzione di Giuliana De Carlo, Oscar saggi Mondadori, 1979

Un’attività critica intensa e ininterrotta ,iniziata fin da giovanissima, la

condusse a meditare sui problemi della loro letteratura e a chiarire a se

stessa le ragioni della propria poetica commisurandola sul solido blocco

della tradizione inglese, e la portò ben presto alla audace convinzione che

il romanzo tradizionale di fattura ottocentesca non corrispondesse più nè

alla realtà mutata del Novecento nè, soprattutto all’essere umano

mutato.”Il carattere umano è mutato”, scriveva nel Dicembre del 1910,”si è fatto frammentario ed elusivo”Sarà attraverso la spinta offerta dalla

letteratura di Joyce e Proust che la Woolf riuscirà a superare

definitivamente i limiti stilistici e tematici dal Naturalismo ottocentesco.

Nacque a Londra nel 1882.Figlia di un critico letterario, fu a capo del

gruppo di Bloomsburg, una cerchia culturale progressista che prendeva il

nome dell’omonimo quartiere londinese.Con il marito fondò nel 1917 la

casa editrice Hogart Press.Si impose ben presto nella narrativa inglese del

primo Novecento.Morì suicida nel 1941.

“Perchè una volta che il male di leggere si è impadronito dell’organismo, lo

indebolisce tanto da farne facile preda dell’altro flagello che si annida nel

calamaio e che suppura nella penna.”V.Woolf

Virginia Woolf è stata autrice di saggi letterari di grande rilievo,

acutissima interprete della condizione femminile (“Una stanza tutta per

sé”, “Immagini del passato”). La sua opera di romanziera è da

considerarsi uno tra i massimi risultati del romanzo sperimentale inglese e

del romanzomoderno occidentale. Il vero e disincarnato protagonista delle

sue opere è il tempo, come flusso perpetuo che minaccia l’integrità della persona e la

realtà dell’esperienza concreta; Woolf registra nei “momenti”, nei

“momenti d’essere” l’autenticità della vita. La relazione tra il “momento” e

il flusso del tempo è, nei suoi romanzi, analoga a quella tra identità

personale e mondo esterno. “Al faro” è diviso così in tre “pannelli

temporali”, uniti dal filo simbolico di una gita progettata dalla famiglia

Ramsay, durante una vacanza al ma re e che non verrà fatta se non di lì a

dieci anni. La figura centrale è Mrs Ramsay, la cui bellezza impigliata nelle

reti del le incombenze della sua giornata infonde malinconia in chi la

guarda o la ricorda. Le angolazioni plurime dalle quali viene os servata Mrs

Ramsay costituiscono una delle più magistrali rappre sentazioni

polifoniche del divario tra tempo cronologico e tempo interiore, del volo

della memoria che connette i frammenti dell’esistenza e li chiude in un

cerchio, destinato a rifrantu marsi nell’istante successivo.La formazione

culturale della giovane letterata è vasta e comprende gran parte dei libri

custoditi nella biblioteca paterna; le sue conoscenze le consentono così di

divenire a poco più di venti anni una stimata collaboratrice del Times

Literary Supplement e di partecipare alla fondazione di un nuovo gruppo

di intellettuali, il Bloomsbury. Le esperienze di Virginia iniziano, però, a

crescere in numero e qualità dal 1904, data della morte di Stephen, che

lascia i figli liberi da un punto di vista culturale. Seguono anni importanti

per la formazione della futura scrittrice, purtroppo caratterizzati da crisi

psichiche difficili da superare, che culminano in un primo mancato

tentativo di suicidio.

Venti anni dopo avere lasciato il 22 di Hyde Park Gate, indirizzo memorabile di cui

Virginia Woolf farà più tardi il titolo di una breve confessione autobiografica,

evocherà la cupa atmosfera di questa residenza del South Kensington,

zona londinese dove, da più di mezzo secolo, il vittorianesimo trionfante

prediligeva erigere le sue costruzioni più monumentali. Qui, in una

sapiente disposizione di

appartamenti attigui idonei ad accogliere negli stessi spazi una ventina di persone,

vive la tripla famiglia di sir Leslie Stephen e Julia Prinsep Stephen: entrambi

vedovi provenienti da un primo matrimonio, hanno insieme quattro figli, che

vengono ad aggiungersi ai quattro nati dai loro primi rispettivi letti. In questa

I ragazzi Stephen lasciano Hyde Park Gate per andare a vivere al 46 di Gordon

Square,nella zona di Bloomsbury, dove prendono l’abitudine di ricevere

intellettuali, scrittori edartisti, in un circolo ben presto battezzato il “gruppo di

Bloomsbury”. Nel gruppo del Bloomsbury Virginia conosce Leonard Woolf,

intellettuale impegnato molto più di lei sul fronte politico, ma palesemente

inferiore in doti artistiche e livello culturale, con cui decide di sposarsi

prendendone il cognome.

Per il consorte si dedica assiduamente alla collaborazione con la

casa editrice da lui fondata, la Hogart Press; secondo Attilio Bertolucci,

che ha realizzato un interessante sunto della vita della scrittrice nella

prefazione dell’edizione Garzanti de “L’Otello”, l’impegno della Woolf è

ammirevole, considerando che in questi anni la nevrosi continua

costantemente a farla soffrire, ma non gli impedisce di divenire una delle

intellettuali più attive della Londra post vittoriana.

Gli anni tra il’15 e il’22 furono un periodo cruciale di trasformazione della

Woolf da aspirante scrittrice in scrittrice. “Una donna deve avere soldi e

una stanza suoi propri, se vuole scrivere romanzi.” Nei racconti “Lunedì e

martedì” del ’21 che, con sua grande felicità piacquero molto al suo amico

poeta Eliot, aveva cominciato a costruire secondo quell’approccio lirico

obliquo che avrebbe generato poi il sottile, inconfondibile tremito poetico

delle sue pagine future.Mentre scriveva “NOTTE E GIORNO” si era chiesta

-a proposito dei romanzi impeccabilmente confezionati secondo

verosimiglianza-“fatica sprecata giacchè oscura e tarpa la luce

dell’ispirazione”:”E’ proprio così la vita? Devono essere proprio così i

romanzi?”.

Nelle opere successive appare chiaro e definitivo l’utilizzo dello stile del

“flusso di coscienza”(La signora Dalloway e Gita al faro) Virginia è

attivista all’interno dei movimenti femministi per il suffragio delle donne e

riflette più volte, nelle sue opere, sulla condizione femminile.

Virginia aveva acquisito una sensibilità femminista durante gli anni dal ’10

al ’20,età classica delle suffragette a Londra, a causa dei contatti con donne

di varia estrazione sociale impegnate nella battaglia del voto politico alle

donne e la spinta più decisiva le venne, ritengo,dalla sua modesta e

adorata maestra di greco, Janet Case.

Il femminismo in lei attecchì su una sofferenza antica:il suo senso di

esclusione , di oppressione, il suo odio per la società patriarcale, il suo

essersi fin da ragazzina ritenuta una vittima di quest’ultima.

In Una stanza tutta per sè del 1929 si tratta il tema della discriminazione

del ruolo della donna mentre in Le tre ghinee del 1938 si vede approfondito

quello della figura dominante dell’uomo nella storia contemporanea. Il

rapporto con la donna viene visto anche sul piano sentimentale dalla

stessa Woolf con la sua storia d’amore con Vita Sackville West che si

riflette nel romanzo Orlando.

Nell’estate del 1940 pubblica l’ultima opera; Tra un atto e l’altro, mentre la

Gran Bretagna è in guerra. Intanto le sue crisi depressive si fanno sempre

più violente e incalzanti. Virginia ama circondarsi di persone ma quando è

sola ricade nello stato d’ansia e di sbalzi d’umore tipico della malattia. A

contribuire all’aumento delle sue fobie è il procedere della guerra.

L’ultimo libro che Virginia scrisse fu Fra gli atti.Con questo libro sposta ora

ironicamente il suo tiro sul pubblico i che reclama intralci, certezze,

significati tangibili, messaggi.Il libro è ispirato a una sorta di nostalgia:al

desiderio che possa perdurare, dinanzi alla barbarie avanzante-nel cielo

sopra Rodmell, dove Virginia abitava e scriveva, veniva frattanto

combattuta a colpi d’aerei la battaglia d’Inghilterra-la grande

antichissima,splendida civiltà rurale dell’Inghilterra legata alla fioritura

della civiltà borghese: e sottintende una angoscia per gli inevitabili

radicali futuri mutamenti della vita dopo la guerra.Il 28 Marzo del

’41,completato questo romanzo cui mancava solo la rifinitura finale,

Virginia uscì una mattina quietamente da casa e andò ad annegarsi,

zavorrandosi di pietre le tasche della giacca,nel fiume Ouse.Si suicidò

perchè amava tanto la lucidità.

Alla sorella Vanessa lasciò scritto:”Non faccio che udire voci e so che

questa volta non ne uscirò.Ho lottato ma non ce la faccio più.

“La vita è un sogno dal quale ci si sveglia morendo.”

. Lasciò una toccante nota al marito:

« Sono certa di stare impazzendo di nuovo. Sento che non possiamo

affrontare un altro di quei terribili momenti. E questa volta non

guarirò. Inizio a sentire voci, e non riesco a concentrarmi. Perciò sto

facendo quella che sembra la cosa migliore da fare. Tu mi hai dato la

maggiore felicità possibile. Sei stato in ogni modo tutto ciò che

chiunque avrebbe mai potuto essere. Non penso che due persone

abbiano potuto essere più felici fino a quando è arrivata questa

terribile malattia. Non posso più combattere. So che ti sto rovinando la

vita, che senza di me potresti andare avanti. E lo farai lo so. Vedi non

riesco neanche a scrivere questo come si deve. Non riesco a leggere.

Quello che voglio dirti è che devo tutta la felicità della mia vita a te. Sei

stato completamente paziente con me, e incredibilmente buono.

Voglio dirlo – tutti lo sanno. Se chiunque avesse potuto salvarmi

saresti stato tu. Tutto se n’è andato da me tranne la certezza della

tua bontà. Non posso continuare a rovinarti la vita. Non credo che due

persone possano essere state più felici di quanto lo siamo stati noi. V. »

Il femminismo di Virginia Woolf è stato adottato e adattato, piegato a

nuove esigenze,innestato nei bisogni del presente, in poche parole

elaborato,rivissuto;ed esiste perfino il rischio che certi lineamenti storici

della Woolf risultino incredibili, se non indifferenti, tanto ci siamo

appropriati di lei , tanto ne abbiamo fatto la nostra madre spirituale.per

esempio il suo enorme investimento nella lotta per l’istruzione superiore

femminile, posta dell’indipendenza economica, posta, a sua volta della

libertà di pensiero, e il suo legame fino a ieri sconosciuto con le pioniere

di questa lotta in Inghilterra.

Sì, come fece Virginia a rompere il suo bozzolo dorato?Armanda Guiducci

dice:”La domanda m’intrigava tanto che ho finito per scrivere una

biografia, in tal senso, finora inesistente di Virgina Woolf (Virginia e

L’angelo, Longanesi, 1991).Un modo come un altro , fra quelli in gioco, per

mantenere viva fra il suo tempo storico e il nostro questa scrittrice grande

e coraggiosa , giustamente definita “la madre spirituale” dell’odierno

movimento delle donne colte.

Maria Allo