Con un dolce Beethoven il pianista Alberto Ferro conquista il Teatro Massimo Bellini

Un bel concerto-sinfonico corale ha deliziato, l’8 e 9 novembre,  le orecchie degli affezionati del Teatro Massimo Bellini, che, pur se angustiato da mille difficoltà, non esita ad offrire pagine musicali deliziose come  lo splendido Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si bemolle maggiore op. 19 di Ludwig van Beethoven e la briosa  Krönung-Messe (Messa dell’incoronazione) in do maggiore per soli, coro e orchestra K. 317 di Wolfgang Amadeus Mozart.

Del primo brano è stato protagonista indiscusso il giovane pianista Alberto Ferro, accompagnato dalla brava orchestra del teatro diretta con giusto piglio da Elda Laro, che ha saputo imprimere alle partiture il giusto colore e movimento. Che dire di questo promettente giovane? E’ un esecutore attento e delicato, con un tocco soave, ma allo stesso tempo incisivo. Nel bel Concerto di Beethoven ha espresso tutto il respiro ritmico e il fraseggio melodico che la pagina musicale meritava, soprattutto nel Rondò finale, manifestando grande e consumata abilità negli audaci salti in contrattempo e nei passaggi più intimi, dialogando a magnificenza con l’orchestra, che ha poi concluso con una ripresa vigorosa il concerto.

Lunghissimi e calorosi applausi (davvero meritati) hanno spinto Alberto Ferro a donare due bei bis, una Polka di Dmitrij Šostakovic tratta da The Golden Age e un Capriccio di Rossini.

Nel secondo tempo della serata è stata la volta di Mozart, animato dalle quattro voci soliste di Gonca Dogan (soprano), Maria Russo (contralto), Andrea Bianchi (tenore) e Francesco Verna (basso), tutte valide e dal vigoroso timbro, e dalla ottima prova del Coro istruito da Luigi Petrozziello, che hanno dato vita a un Mozart animato da grande forza e vigore persuasivo, non esente da momenti di grande lirismo, in particolare nel Kyrie. Gonca Doncan si è rivelata come sempre un soprano duttile, con un’ottima estensione e buone capacità interpretative.

Una bella serata di musica che fa ben sperare per le sorti del teatro della città. Non possiamo e non vogliamo credere che queste belle note potrebbero, da un momento all’altro, spegnersi.

Silvana La Porta

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