altUna riflessione di Jung sulla funzione dell’artista:«È difficile scrivere un paradiso quando tutte le indicazioni superficiali indicano che si dovrebbe scrivere un’apocalisse. Risulta ovvio trovare abitanti per l’inferno o per il purgatorio.» ( a cura di Maria Allo)

 

 

 


“Essendo l’artista soprattutto lo strumento del proprio lavoro, è ad esso subordinato e non abbiamo motivo di aspettarci che ce lo interpreti. Egli ha contribuito con il meglio di se stesso dandogli una forma, l’interpretazione la deve lasciare ad altri e al futuro”.
A questa riflessione di Jung, Pound risponde con i seguenti versi:

Porca l’oca, non può esservi che un Sordello!
Ma dico, se volessi usare i tuoi trucchi,
introdurre hystera prostera, dichiarando il tuo Sordello
“Una forma d’arte”, che il mondo moderno ha bisogno
di tale bisaccia per riporvi i pensieri;
O butto là il bottino, lucido argento come
sardine fresche che si dibattono sui ciottoli della riva?
(Sto davanti alla buca, la favella; ma la verità
e dentro il discorso – la buca è piena del midollo della scienza).
In una delle poesie giovanili dal titolo “Histrion” il poeta auspica l’immedesimazione che è propria dell’attore, per poter comunicare più intensamente con i grandi Maestri delle nostre anime.
Nell’antica Roma, Histrion era l’attore di teatro, dall’etrusco Hister (il termine dapprima riservato ai saltimbanchi e ai domatori etruschi, fu poi dato agli attori locali che imitavano gli Etruschi e più tardi esteso agli attori della commedia latina).
HISTRION
Nessuno mai osò scrivere questo,
ma io so come le anime dei grandi
talvolta dimorano in noi,
e in esse fusi non siamo che
il riflesso di queste anime.
Così son Dante per un po’ e sono
un certo Francois Villon, ladro poeta
o sono chi per santità nominare
farebbe blasfemo il mio nome;
un attimo e la fiamma muore.
Come nel centro nostro ardesse una sfera
trasparente oro fuso, il nostro “Io”
e in questa qualche forma s’infonde:
Cristo o Giovanni o il Fiorentino;
e poi che ogni forma imposta
radia il chiaro della sfera,
noi cessiamo dall’essere allora
e i maestri delle nostre anime perdurano.
Tratta dalla celebre intervista di Pier Paolo Pasolini ad Ezra Pound, la lettura di un frammento del Testamento Spirituale del Poeta Americano, davanti all’ autore.
Ezra Pound, personalità affascinante e controversa, è considerato una delle voci più alte della poesia del Novecento. Thomas S. Eliot, che fu suo amico ed ebbe il suo prezioso aiuto per pubblicare l’opera che lo fece conoscere al mondo, La terra desolata, riteneva che ‘il miglior fabbro’ (come Eliot definì Pound nella dedica a The Waste Land) fosse anche uno dei critici letterari più acuti del suo tempo. Decise quindi, d’accordo con il poeta americano, di scegliere e raccogliere in volume i saggi più significativi da lui scritti nel corso degli anni, con la precisa intenzione di rendere chiaro che «1) Pound ha detto molte cose sull’arte di scrivere e massimamente di scrivere versi, che hanno valore e utilità perenni; 2) Pound ha detto molte cose singolarmente adeguate ai bisogni del periodo in cui furono scritte; 3) Pound ha imposto alla nostra attenzione non soltanto dei singoli autori, ma intere aree di poesia che ormai nessuna critica potrà permettersi di ignorare». Va detto subito che le idee di Pound sono assolutamente anticonvenzionali e soprattutto antiaccademiche: non v’è in esse alcun rispetto reverenziale per il canone e per tanti autori conclamati da sempre, come Shakespeare, Goethe o Tolstoj. Pound considera la poesia drammatica una sottospecie della poesia, ma ha richiamato l’attenzione della critica su aree di produzione poetica fino ad allora ignorate o poco note, come la poesia provenzale, la poesia italiana del Duecento, la poesia cinese e quella giapponese. Le sue analisi sono trancianti ma precise e argomentate: interessante, curioso, divertente e sorprendente è il breve elenco che il poeta-critico fa delle opere e degli autori veramente importanti che ogni persona colta deve assolutamente leggere. Leggendolo saremo stupiti di non trovare alcuni autori considerati da tutti dei classici. Questo prezioso volume, da troppo tempo introvabile, offre all’inizio un lungo trattato di più di cento pagine, “L’arte della poesia”, in cui è esposta la poetica di Pound, e poi molti saggi su singoli autori, in cui viene applicata in concreto la sua teoria critica: Omero, Catullo, Cavalcanti, Dante, Chaucer, Swinburne, Lionel Johnson, Yeats, Joyce, Henry James.
EZRA POUND (1885-1972), poeta e critico americano, si trasferì presto in Europa, in Inghilterra e in Italia, che amò molto. Credette di trovare nel fascismo una spirituale negazione dell’economicismo americano. Durante la seconda guerra mondiale tenne delle conversazioni alla radio contro l’America e gli Alleati. Finita la guerra fu accusato di tradimento, internato in un campo di concentramento presso Pisa e poi recluso in un ospedale psichiatrico negli USA. Liberato nel 1958, anche grazie alle petizioni di intellettuali di tutto il mondo, si stabilì in Italia e morì a Venezia. Tra le molte raccolte poetiche, ricordiamo A lume spento, Canti pisani, Personae, ma soprattutto i Cantos, una sorta di Divina Commedia moderna.

Ciclo poetico dello scrittore statunitense Ezra Pound (1885-1972), iniziato nel 1917, concluso nel 1959.
Maria Allo