Claudio Marazzini, leader della prestigiosa Accademia: come prof e padre d’una studentessa ricordo che tanti giovani del Nord Italia hanno trovano lavoro dove si parla francese, non bisogna vergognarsi a dire che ci sono lingue europee che hanno dato più cultura d’altre. Poi punta il dito contro “il modo in cui è stato organizzato il Content and Language Integrated Learning”…

“C’è una valutazione giustamente importante delle lingue straniere ma ahimè in questo momento le lingua straniere sono una sola: l’inglese, e questo è un po’ strano”. A dirlo è stato Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca, il 9 aprile, a margine dell’apertura, a Firenze, delle fasi finali delle Olimpiadi alle cui selezioni hanno preso parte 21mila studenti delle superiori di 758 scuole italiane.

“Come professore universitario e padre di una studentessa – ha aggiunto Marazzini – posso dire che tanti giovani dell’Italia settentrionale trovano lavoro dove si parla francese. Quindi l’idea che il mondo sia ridotto ad una sola lingua è un’idea che io non condivido. La piazza che abbiamo qui davanti alla sede della Crusca è la piazza delle lingue e allude ad una pluralità delle lingue europee e soprattutto alle lingue di cultura. Non bisogna vergognarsi a dire che ci sono lingue europee di cultura che hanno dato più cultura di altre, anche se adesso pare sia politicamente scorretto”.

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Il presidente della Crusca ha poi auspicato, parlando della nostra lingua, “che le Olimpiadi di italiano e le Giornate della lingua italiana siano importanti per i giovani, perché si inseriscono in un momento in cui non da tutte le parti c’è una giusta valutazione dell’importanza della lingua italiana e quindi lo sforzo che ha fatto il ministero. Noi speriamo che ci sia una congiunzione astrale favorevole che possa neutralizzare altre tendenze che sono estremamente nocive per la lingua italiana, a cominciare dal modo in cui è stato organizzato il Clil, il Content and Language Integrated Learning, nelle scuole”. Insomma, per Marazzini, il modo di insegnare in lingua straniera, utilizzando le tecnologie digitali e indicando l’inglese come riferimento prioritario, a volte esclusivo, deve essere ripensato.