Stabilità, fiducia e risorse. Sono le tre parole chiave del programma in 8 punti che il Pd ha elaborato per la scuola in vista delle elezioni di febbraio…(da Latecnicadellascuola)

 

 



Il programma Pd per la scuola: 8 i punti

La Tecnica della Scuola, 14.1.2013

Stabilità, fiducia e risorse. Sono le tre parole chiave del programma in 8 punti che il Pd ha elaborato per la scuola in vista delle elezioni di febbraio. Passare dalle “favole raccontate dai precedenti governi” ai “fatti” è l’obiettivo dei democratici, che vogliono riportare “l’investimento sull’istruzione almeno al livello medio dei paesi Ocse (6% del Pil)”.

“La scuola- spiega in un colloquio con l’Agenzia DIRE Francesca Puglisi, che è candidata al Senato ed è la responsabile Istruzione del partito- non ha bisogno di grandi riforme, ma di stabilità, fiducia e risorse”. Cambiare passo, dunque, per raggiungere obiettivi come “il dimezzamento della dispersione scolastica, un piano per aumentare i posti negli asili nido, il ritorno al tempo pieno e alle compresenze nella primaria”.

“Vogliamo scuole aperte tutto il giorno- spiega Puglisi- Un luogo dove oltre agli insegnamenti curricolari ci si possa fermare il pomeriggio per studiare, dove si possa fare sport, suonare, recitare, imparare le lingue”. Per “uscire dall’emergenza” ed entrare in questa “nuova fase” serve “una costituente per la scuola”, una consultazione che veda protagonisti tutti coloro che la scuola la vivono da lavoratori o da utenti.

Gli otto punti del programma:

AUTONOMIA, UN PERCORSO DA COMPLETARE – Stop alla “frammentazione” del governo della scuola (ministero dell’Istruzione, Economia, Regioni, Comuni, etc.). La strada da percorrere è quella, spiega Puglisi, “di realizzare pienamente l’autonomia delle singole scuole in campo didattico, finanziario, amministrativo e gestionale, rafforzando al contempo la verifica dei risultati dal parte del centro. Il centro rinuncia ai compiti di autorizzazione amministrativa a priori, ma mantiene il ruolo di valutatore a posteriori”, chiarisce la candidata democratica.

NIDI, VERSO 33% COPERTURA DOMANDA – In Italia, continua Puglisi, “serve un nuovo piano pluriennale per estendere la rete di asili nido e raggiungere l’obiettivo del 33% di copertura dei posti richiesto dall’Europa. Il centro sinistra di governo lo ha realizzato anche in epoca di risanamento dei conti, facendo compiere al Paese un balzo in avanti dal 9 al 18%. Vogliamo varare subito la legge sullo 0-6 che ridisegni il sistema nei suoi aspetti identitari, enunciando norme generali, principi fondamentali e livelli essenziali di tutti i servizi e scuole dell’infanzia e definisca le competenze nella loro programmazione, governance e gestione”.

PRIMARIA, IL RITORNO DELLE COMPRESENZE – Il Pd vuole rimettere in vetrina “i gioielli di famiglia del sistema scolastico italiano: tempo pieno e modulo a 30 ore con le compresenze”. E alle medie va “allungato il tempo scuola- spiega Puglisi- anche per contrastare l’abbandono scolastico. Servono insegnanti specializzati per adolescenza e preadolescenza”.

DISPERSIONE DA DIMEZZARE – “Bisogna dimezzare la dispersione. La sfida che si troverà di fronte il nuovo governo è quella di abbattere, in solo sette anni, il 18% di dispersione, (la media europea è del 13%)- spiega Puglisi-. Il punto di sofferenza è lo snodo che va dagli 11 ai 16 anni, che coincide con il passaggio dalla preadolescenza all’adolescenza. E’ qui che si registra il tasso più alto di dispersione scolastica, con punte del 30%”. Quali soluzioni mettere in campo? “L’allungamento del tempo scuola è il miglior antidoto alle disuguaglianze scolastiche legate all’origine sociale”. Ma servono risorse: “L’estensione del tempo scuola comporta sicuramente oneri aggiuntivi, ma nettamente inferiori al guadagno potenziale per il Paese che ne deriverebbe”, è certa Puglisi. Servono anche docenti specializzati per questa fascia di età. Alle superiori serve “un biennio unitario affinchè la scelta non sia fatta in fretta in terza media, ma maturi dopo i primi due anni della secondaria di secondo grado”. Va poi rafforzato il sistema della formazione tecnica e professionale.

L’ISTITUTO DI VALUTAZIONE E RICERCA EDUCATIVA – Valutazione sì, ma come strumento di lavoro, non per punire. Il Pd pensa ad un “Istituto Nazionale per la Valutazione e la Ricerca Educativa. Nessuna misura singola può cogliere tutti gli aspetti del lavoro educativo: occorre quindi combinare osservazioni da punti di vista diversi. In secondo luogo, nessun sistema di valutazione esterno è in grado di individuare il contributo del singolo docente: quello che conta è il risultato del lavoro di squadra di tutto il personale della scuola”, spiega Puglisi.

INSEGNANTI, OBIETTIVO PRECARIETA’ ZERO – Quello che serve “è un nuovo piano pluriennale di esaurimento delle graduatorie per eliminare la precarietà dalla scuola e offrire la necessaria continuità didattica agli studenti”, afferma Puglisi. Occorre “un nuovo sistema che leghi la formazione iniziale al reclutamento selezionando tramite concorso i migliori laureati per l’accesso alla formazione iniziale, secondo numeri programmati al fabbisogno”. Seguono un anno di prova attraverso il tirocinio, supplenze brevi e la firma del contratto a tempo indeterminato. Il Pd propone un doppio orario per i prof in risposta all’innalzamento netto delle ore in cattedra proposto dal governo Monti: “Con il prossimo contratto nazionale di lavoro, vorremmo consentire agli insegnanti di scegliere fra due opzioni- racconta Puglisi- la prima è quella attuale di 18 ore settimanali di lezione; la seconda è un orario per cui le attività svolte oggi a casa, come la correzione dei compiti, la ricerca didattica, vengono svolte direttamente a scuola nel pomeriggio. Chi sceglie la seconda opzione dovrà essere retribuito maggiormente, avvicinandosi ai migliori livelli europei, e dovrà avere accesso esclusivo agli sviluppi di carriera, come le funzioni obiettivo o la posizione di dirigente scolastico”.

LA SCUOLA DIGITALE – Sì alla tecnologia a scuola. Garantendo, però, “l’accesso a Internet nelle scuole (fibra per tutti gli edifici scolastici), copertura Wi-fi, dotazione per insegnanti e alunni del materiale tecnologico anche in comodato gratuito per le attività di didattica in piccoli gruppi”.

EDILIZIA, SERVE UN PIANO – E’ “urgente un piano straordinario per l’edilizia scolastica. Oggi il 64% delle scuole non rispetta le norme di sicurezza”. per attuarlo bisogna, chiude Puglisi, “allentare il patto di stabilità interno per quegli enti locali che investono nella ristrutturazione o nella edificazione di nuove scuole. Rifinanziare la legge del centro-sinistra che permetteva un’accorta pianificazione degli interventi di concerto con gli enti locali. Offrire ai cittadini e alle cittadine la possibilità di destinare l’8 x mille dello Stato, in modo mirato all’edilizia scolastica”.
Questo l’atto programmatico del Partito Democratico di Bersani sulla scuola che pubblichiamo così come appare sul sito dell’agenzia Dire. Contiamo nei prossimi giorni di esaminarne i punti e commentarli secondo le nostre conoscenze, in attesa che anche gli altri schieramenti politici, in lizza per il Governo della Nazione, facciano conoscere i loro programmi con altrettanto dettaglio.

“Se tocca a noi”, il Pd: Obiettivo Precarietà Zero

di P.A.

15/01/2013

Al sesto punto del programma del Pd sulla scuola si parla di precariato, la piaga più dolente di tutto il sistema scolastico perché migliaia di insegnanti sono stati usati per tappare i buchi e mandare avanti tutto il sistema di istruzione, per poi abbandonarli a loro destino tra graduatorie, fasce, promesse e concorsoni.

Cosa serve allora per fermare in modo definitivo questa piaga che da decenni affligge, ingolfandosi sempre di più, miglia di insegnanti chiamati a fare supplenze e poi licenziati?

“Quello che serve davvero”, scrive il Pd, “è un nuovo piano pluriennale di esaurimento delle graduatorie per eliminare la precarietà dalla scuola e offrire la necessaria continuità didattica agli studenti. Occorre un nuovo sistema che leghi la formazione iniziale al reclutamento selezionando tramite concorso i migliori laureati per l’accesso alla formazione iniziale, secondo numeri programmati al fabbisogno; anno di prova attraverso tirocinio e supplenze brevi accompagnati da un insegnante esperto, firma del contratto a tempo indeterminato. E’ la proposta del Partito Democratico.”

Il Pd dunque si impegnerebbe a eliminare il precariato, circa 160mila docenti iscritti nella GaE, con un piano pluriennale di assunzioni, considerato pure, si legge nel programma che “Non costa un euro in più stabilizzare chi lavora su posti vacanti (50.000 secondo dati MIUR). Tra ferie non godute e disoccupazione, lo Stato non spende molto meno.”

Né d’altra parte potrebbero esserci vie diverse da questa proposta, anche da parte degli altri partiti candidati a governare la Nazione, tranne che tutta l’impalcatura che regge le graduatorie venisse disattesa, nel senso che venisse cancellata dall’oggi al domani la legittima aspettativa di tutti questi docenti. Il Pd in ogni caso sembra confermare quanto da tempo va dicendo e cioè di stabilizzare tutti qui precari che già lavorano su posti liberi e quindi sarebbero per lo più “titolari”, almeno moralmente, di una cattedra senza però avere i riconoscimenti giuridici dell’incarico a tempo indeterminato, accantonando definitivamente quel sillogismo caro a Gelmini secondo cui il “Miur non è un ufficio di collocamento” e quindi nessuno può sperare nel posto di fronte alla loro contrazione.

Questo importante punto della proposta programmatica del partito di Bersani, è così chiosato: “A dire il vero nella spendig review il Governo dei tecnici per risanare i conti, si è attaccato pure alla ferie non godute dei precari della scuola, mantenendo, però, intatti i privilegi della casta dei Generali.”