Chiara ha un sogno: ritrovare il padre. E’ centrato su questa appassionante e moderna Telemachia la terza fatica letteraria (Il sogno di Chiara, Vertigo, pp.266, € 15) di Lorenzo Marotta, uomo di scuola, prima docente e poi preside, e scrittore sempre alla ricerca di nuove suggestioni su antichi temi…(di Silvana La Porta, da La Sicilia del 26 aprile 2014)

 

Chiara, una ragazza nata da una violenza subìta dalla mamma a Parigi da parte del suo compagno Paul, vive con gli anni il vuoto dell’assenza del padre, alternando sentimenti di odio ad altri di intenso bisogno e vagheggiamento. Raggiunta la maggiore età, decide di cercare il padre, un pittore geniale dalla vita maledetta. Figura un po’ noir, Paul, nato in Serbia, ha avuto una vita fatta di abbandoni e di violenze, fino a quando è stato adottato all’età di quindici anni da una ricca famiglia che vive a Parigi. Qui Paul studia ed affina il suo innato talento pittorico, ma è tormentato dagli incubi e dai fantasmi nefasti del suo passato.

Dal microcosmo di Aidone attraverso la rinascimentale Firenze fino alla fagocitante e affascinante Parigi, il romanzo si snoda tra tante storie e tanti luoghi, tutti magicamente intersecati dalla sapiente penna dell’autore, attento al mobile gioco degli incastri di vite, di cui è fatto il nostro breve e fragile cammino terreno. Luoghi reali e luoghi della memoria fanno un tutt’uno, perché per Marotta il ricordato, l’immaginato e il reale sono tutti tasselli di un unico mosaico.

Ecco perché, una volta iniziata la lettura, si viene trascinati in un vortice di sentimenti, accadimenti e sensazioni, in cui ci si perde magicamente. Marotta, in questa sua terza prova narrativa, mostra un’arte affabulatoria ormai matura, senza sbavature, sostenuta da uno stile adeguatamente modellato sui personaggi, descritti con pochi incisivi tratti, dai maggiori ai minori, con perizia di manzoniana memoria: basti pensare alla vecchia portinaia della casa dove Paul e Luisa avevano vissuto la loro storia d’amore.

Su tutti certamente campeggia Chiara, giovane bella e insicura, innamorata d’amore e della vita, che nel suo percorso di formazione alla ricerca del padre perduto, alla fine giunge a una consolante verità: “Non per tutti la vita è la stessa e se nessuna azione malvagia può essere giustificata, tutto può essere spiegato e capito.” E’ la filosofia, radice profonda della scrittura marottiana, a offrire spiegazioni all’ inquieta quête della giovane: “Non si può vedere lontano se non si sale fino in cima. Bisogna vivere le esperienze per capirle appieno.” E proprio Parigi è la città dello svelamento, che consegna a Chiara il passato del padre e il suo genio pittorico, medicando a poco a poco le sue ferite sanguinanti dell’anima: perché Paul nei suoi dipinti ha riprodotto mutilazioni di gambe e braccia nella martoriata Serbia, ma anche mutilazioni più profonde di tanti ragazzi rimasti orfani e violentati dalla vita.

Non solo romanzo di sentimenti e storie personali, dunque, si rivela quest’opera. La passione civile dello scrittore, pienamente manifestata ne “Le ombre del male”, serpeggia anche tra queste pagine, sottolineando i grandi drammi della contemporaneità: le guerre, seguite alla disintegrazione della Iugoslavia, l’emigrazione conseguente, le violenze e gli eccidi irrazionali che accompagnano sempre il corso della storia.

Passione e sensualità, drammi personali e collettivi, il nodo fondamentale dei rapporti tra figli e genitori e, su tutto, il sentimento che ci redime. Davvero l’impressione finale è che da questa discesa agli inferi tra brutture e ossessioni ci possa salvare solo attraverso l’amore. Chiara sceglie la via del perdono, senza chiedere spiegazioni, nei confronti di quel padre che non conosce e che ha sempre desiderato, da piccola, che venisse a prenderla a scuola. Basta solo riconciliarsi con il passato. Amor omnia vincit, malgré tout.

Silvana La Porta