L’eretico George Gershwin diretto da un maestro americano bravo come Christopher Franklin. E’ stata questa la chiave vincente del bel concerto che ha chiuso i fortunati appuntamenti taorminesi della rassegna Bellezza Belcanto Bellini domenica 20 settembre, in una serata dal caldo afoso che per nulla lasciava presagire l’imminente autunno.

I numerosi spettatori, turisti e non, hanno goduto di uno spettacolo davvero frizzante soprattutto nella prima parte che ha visto l’esecuzione della bella Cuban Ouverture, capace di catapultare gli ascoltatori nel ricordo dell’estate appena trascorsa, visto che fu composta da Gershwin nell’estate del 1932, ispirata a una vacanza di due settimane fatta a L’Avana in febbraio.

Franklin ha saputo valorizzare le sfumature della partitura, esaltando le splendide sonorità latino americane e il singolare ruolo dei fiati, nonché la più melodica parte centrale.

Poi è stata la volta del celeberrimo Un americano a Parigi,  scritto dal compositore americano in seguito al viaggio intrapreso in Europa per venire a conoscere compositori che ammirava. Una delle pagine più felici di Gershwin, molto amata non a caso da Toscanini, ha trovato nell’esecuzione taorminese una particolare attenzione ai ritmi e alle melodie jazz, in particolare nello splendido blues della parte centrale;  Franklin, con spirito tutto americano, ha sottolineato nella sua sapiente direzione la grande ricchezza di idee di Gershwin, ma anche il suo debito nei confronti di certa tradizione sinfonica euroamericana.

Non casualmente infatti la seconda parte del concerto ha visto come protagonista col suo immortale Bolero quel Maurice Ravel che fu uno dei compositori più amati e imitati da Gershwin. E qui l’orchestra del Teatro Bellini ha dato prova di grande capacità espressiva, ma anche di esatto rigore geometrico tipico della fredda sensibilità razionale del compositore. Ne è venuto fuori un Bolero (poi ripreso anche nel bis) splendidamente ritmico che ha reso omaggio a uno dei pezzi più strabilianti che la musica conosca, con le sue trentadue battute che, in un crescendo inarrestabile, ha perfettamente creato un’ossessione sonora e un’allucinante tensione melodica e ritmica per la gioia degli ascoltatori.

Cristopher Franklin ha concluso in bellezza ricordando il suo speciale legame con Taormina, dove 17 anni fa convolò a nozze. La perla dello Ionio si è confermata per lui uno scenario magico per ricreare magie sonore apprezzabili nell’ambito di una rassegna accattivante, particolarmente curata dall’attento Sovrintendente del  Teatro Massimo Bellini  Giovanni Cultrera.