La pervicacia del ministro Gelmini a voler introdurre la cosiddetta riforma dal prossimo anno scolastico ci costringe a tornare su un argomento che pensavamo bell´e archiviato: le iscrizioni alla scuola di secondo grado. L´altro giorno un´amica mi ha chiesto perché non ci fosse sul sito del mio liceo la presentazione dell´offerta formativa per il prossimo anno, come l´ha vista altrove…(da LaRepubblica)

 

Il trucco della riforma Gelmini. E’ un marchingegno a tempo

di Franco Buccino

La pervicacia del ministro Gelmini a voler introdurre la cosiddetta riforma dal prossimo anno scolastico ci costringe a tornare su un argomento che pensavamo bell´e archiviato: le iscrizioni alla scuola di secondo grado. L´altro giorno un´amica mi ha chiesto perché non ci fosse sul sito del mio liceo la presentazione dell´offerta formativa per il prossimo anno, come l´ha vista altrove. Ho provato a dirle che noi non sappiamo ancora che cosa scrivere e che chi presenta l´offerta che non c´è supera il limite della spregiudicatezza nel volersi accaparrare alunni. E pensare che il tempo in più per le iscrizioni spostate in avanti doveva servire per approfondire i contenuti della riforma; sta servendo invece per far crescere l´incertezza e il disorientamento nelle scuole, negli insegnanti, nelle famiglie.

A questo punto, visti i tempi dilatati degli adempimenti istituzionali in corso e relative incognite, sarebbe molto più logico rinviare al prossimo anno qualunque cambiamento. Al ministero hanno detto che, piuttosto, saranno ulteriormente spostate in avanti le iscrizioni alle superiori. Al 31 marzo! Devo dire che conosco diversi dirigenti generali di viale Trastevere: nessuno di loro proporrebbe una tale sciocchezza. Sanno bene che un´operazione del genere pregiudicherebbe il regolare svolgimento del prossimo anno. È una scelta politica del ministro e del governo. Che deriva dall´attaccamento della Gelmini alla sua riforma? Da una questione di principio? Dalla volontà di Berlusconi di portare a casa qualcosa di concreto, oltre agli annunci? Non credo proprio. Deriva piuttosto dalla consapevolezza che i rinvii dell´applicazione della riforma giochino contro di essa, ne svelino gli inganni, ne mettano a nudo la pochezza.

Come si sa – anche noi l´abbiamo detto più volte – il cuore della riforma è la riduzione dell´orario settimanale delle lezioni. In tutti i tipi di scuole superiori. Trenta, trentadue ore. Questa novità è esaltata sul sito del ministero con espressioni raccapriccianti, del tipo «con la riduzione i quadri orari saranno adeguati a quelli dei Paesi che hanno raggiunto i migliori risultati nelle classifiche Ocse Pisa come la Finlandia» oppure «quadri orari ridotti danno allo studente la possibilità di approfondire e recuperare le mancanze». Contemporaneamente questa verità è addolcita, abbellita, camuffata dalla possibilità di arricchire il curricolo con quote orarie aggiuntive. Che sono in capo all´autonomia delle scuole. Per fare, che so, matematica e fisica già nel biennio; per aggiungere latino dove non è previsto; per inserire nel piano di studi una seconda lingua straniera; addirittura per studiare in quinta una materia non in italiano ma in lingua inglese. Per fare qualunque altra cosa ci venga in mente.

Il ministro ha pensato che per coprire l´orario essenziale, le trenta ore, ci vogliono molti meno insegnanti di quanti ce ne sono. Quelli in più li dirotta sulle ore aggiuntive, almeno finché non saranno decimati dai tagli, decisi nella Finanziaria dello scorso anno. Allora è chiaro che la riforma prima parte, più insegnanti ci sono, più essa è credibile. Se partisse fra un paio d´anni, ci sarebbero sì e no gli insegnanti per le trenta ore settimanali, neanche le materie fondamentali di ogni indirizzo. E il trucco sarebbe scoperto. Questa verità chi gliela dice oggi ai genitori e agli studenti? Non le scuole, che pensano a fare quante più iscrizioni è possibile. Non gli insegnanti, preoccupati a far valere le ragioni della propria materia: e di fatti è un brulicare di comitati di insegnanti di diritto, di geografia, perfino di latino. Non i precari, una specie in estinzione, che tentano di sopravvivere, se non con lo stipendio, almeno con il punteggio.

Come sarebbe bello se tutti assieme trovassimo il coraggio di dire la verità a loro e a noi stessi. E cioè che quella che ci viene proposta non è una riforma, ma un marchingegno a tempo che ridurrà ai minimi termini l´offerta formativa. Salveremmo la scuola, e la sua missione. Almeno per un po´.


La Repubblica Ed. Napoli – venerdì 22 gennaio 2010 – pag. 15


di Franco Buccino