E’ di nuovo il Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità a porsi, in vista delle probabili assunzioni di 150mila docenti a settembre 2015, una cruciale domanda: è opportuno che entrino nella scuola tanti nuovi professori senza alcuna forma di controllo?…

Il ragionamento del Gruppo di Firenze è semplice: pur convenendo che un provvedimento eccezionale (da “curatore fallimentare”) si rende a questo punto necessario, “qualcosa si può e si deve fare almeno per evitare che eventuali docenti inadeguati si aggiungano a quelli che già si trovano negli organici (per lo più indisturbati)”.

La prima proposta del Gruppo era trasformare l’anno di prova, che oggi nella maggior parte dei casi è una pura e semplice formalità, in una verifica effettiva della presenza o meno di una sufficiente professionalità del nuovo assunto. Non si tratterebbe del resto di una valutazione improvvisata, se si volesse utilizzare a questo scopo un intero anno di lavoro del candidato. Inoltre, per avere maggiori garanzie di serietà, la commissione di valutazione andrebbe integrata da almeno una qualificata presenza esterna.

Insomma immettere in ruolo un così gran numero di persone senza controlli per alcuni sarebbe controproducente.

Anche secondo Tuttoscuola questi nuovi(?!) professori “dovrebbero partecipare ad apposito obbligatorio corso formativo durante il prossimo anno scolastico, con verifiche delle situazioni iniziali e finali, superato il quale potrebbero essere confermati in ruolo dal 2016-17”.

Il Gruppo di Firenze ci va giù ancora più duro: “A una qualche forma di verifica andrebbero sottoposti anche tutti quei docenti che, pur avendo insegnato negli ultimi anni, non sono mai passati attraverso prove selettive.”

Precari da venti, venticinque anni che si rimettono a studiare, ormai cinquantenni e vicini alla pensione, dopo una lunghissima esperienza in classe?

E’ certo che le proposte di oculati controlli sui precari giurassici e su quelli meno stagionati, ma pur sempre di lunga data, faranno sicuramente discutere.

Silvana La Porta