Enzo Ciotola, Dir-presidi, “rimprovera” l’ANP: “sulla problematica della restituzione stipendiale ha ottenuto un risibile risultato”. “Tanto rumore per nulla”. Permane l’angoscia: come faranno a far fronte ai loro impegni? Aiutiamoli col 5 per mille.

 

 

 

 

 

 

Campania, la restituzione di quanto dovuto dai d.s. è obbligatoria. Inutile piangere miseria. Non ci crede nessuno.

di Polibio – 3 maggio 2013

 

Enzo Ciotola, vicepresidente nazionale della Dir-presidi-scuola, “rimprovera” l’Associazione nazionale presidi (ANP): “sulla problematica della restituzione stipendiale ha ottenuto un risibile risultato”. “Tanto rumore per nulla”. Permane l’angoscia: come faranno a far fronte ai loro impegni? Aiutiamoli e sosteniamoli attraverso la dichiarazione dei redditi del mese appena iniziato, destinandogli il 5 per mille dei prossimi due anni. Se non bastassero, aggiungiamogli anche quello del successivo terzo anno.

 

La questione è ormai ampiamente nota, non soltanto perché puntualmente esposta da Polibio nei suoi due precedenti interventi (“Il ‘grido di dolore’ del presidente della Dir-presidi-scuola di fronte alla ‘misera retribuzione’ dei dirigenti scolastici” e “Incassare quattrini è bello. Restituirli irrita. Ci sono dirigenti scolastici che piangono miseria”), ma soprattutto perché puntualmente diffusa dalla Dir-presidi-scuola (quella con i trattini, dall’aprile dell’anno scorso, che è altra cosa rispetto alla Dirpresidi, senza trattini, presidente nazionale Beniamino Sassi, esistente sin da tempi precedenti alla sigla con i trattini, anche se nell’attuale Dir-presidi-scuola, sigla caratterizzata da trattini, sono confluiti, sostanzialmente “fondandola”, dopo essere “usciti” dalla Dirpresidi anche a seguito di quattro o cinque ordinanze della magistratura, il presidente nazionale Donato Attilio Fratta (già nell’ANP con incarico di vicepresidente provinciale a Foggia dal 1996 al 1997 e successivamente di presidente regionale della Puglia e membro del Consiglio nazionale dal 1998 al 2009 e di presidente provinciale di Foggia dal 2006 al 2009 (poi “uscito” dall’ANP), i vicepresidenti nazionali Vincenzo Ciotola (che nel gennaio 2011 comunicava di avere deciso di lasciare l’ANP “dopo oltre un ventennio di militanza”) e Salvatore Indelicato (anche lui “proveniente” dall’ANP), e altri dirigenti scolastici tra già pensionati (anche all’età di 60 anni) e, allo stato attuale, in collocamento a riposo dal prossimo 1 settembre 2013 (a 67 anni d’età già compiuti).

 

Questione alquanto nota, quella della restituzione (“a seguito delle ritenute applicate dalle varie direzioni provinciali del Tesoro finalizzate al ‘recupero’ di somme relative alla retribuzione di posizione parte variabile”, e quindi con attivazione della Ragioneria territoriale dello Stato) di somme incassate ma non dovute, e quindi da restituire, anche per il sit in dei dirigenti scolastici, manifestazione promossa dall’ANP alla quale, il 15 aprile, hanno partecipato anche dirigenti scolastici aderenti alla Dir-presidi (che alcuni giorni prima avevano presente al ministro Profumo, intervenuto ad una manifestazione a Scampia, “la situazione nella quale si sono venuti a trovare i Presidi campani in seguito alla richiesta di recupero delle somme” e il vicesegretario nazionale della Dir-presidi, Ciotola, aveva sbandierato uno striscione con la dicitura “Nella Scuola i dirigenti scolastici sono trattati da pezzenti!!! In Campania di più!!!”; ma già il 21 marzo aveva manifestato in una sua nota rivolta ai colleghi che, poiché viveva di stipendio, non sapeva come avrebbe fatto per i prossimi mesi a far fronte ai suoi impegni, dicendosi certo che “la stessa angoscia” pervadeva anche, riferendosi ai dirigenti scolastici, “voi tutti”).

Il vicepresidente nazionale della Dir-presidi-scuola, Enzo Ciotola, proponeva, nella stessa nota del 21 marzo 2013, l’organizzazione di “un bel ‘VAFFA DAY’ uscendo dalla rassegnazione” e andando “a rappresentare con forza la nostra ‘INDIGNAZIONE”, ovviamente quella dei dirigenti scolastici “trattati da ‘pezzenti’”. E un “Mandiamoli a casa!” (anche se non è detto chi deve essere “mandato a casa”, se cioè anche i presidi con due o anche tre condanne per comportamento antisindacale emesse con sentenze dalla magistratura del lavoro, ma il riferimento potrebbe trovarsi nell’espressione “ritiriamo le deleghe sindacali a quelle organizzazioni che fino ad oggi ci hanno solo illuso caricandoci di oneri e privandoci della gioia e della passione per il nostro lavoro”).

 

Ebbene, i presidi che sono stati condannati due o tre volte per comportamento antisindacale e quelli che hanno abusato del loro potere caratterizzandosi come presidi-padroni hanno o non hanno privato i docenti e il personale ata, soprattutto quelli che sono stati vittime di abusi e di comportamenti arbitrari dei presidi-padroni, della gioia e della passione per il loro lavoro? I presidi che ottengono vantaggi “sulla base di false dichiarazioni” debbono o non debbono essere denunciati alla magistratura penale e alla Corte dei conti da parte di chi, da presidente nazionale di un’associazione sindacale di dirigenti scolastici, ha scritto che esistono, ma senza farne i nomi? Vanno o non vanno mandati a casa? Ce lo faccia sapere il vicepresidente nazionale della Dir-presidi-scuola, Enzo Ciotola.

 

Comunque, ecco perché, e si tratta soltanto di qualche aspetto, il preside non può essere un “super partes” e invece deve essere un “primus inter pares” democraticamente eletto, senza “godere” di quei “privilegi” che moltiplicano lo stipendio, maggiorato anche da extra non indifferenti, e che nonostante ciò, nonostante “lo stipendio lordo annuo di un dirigente scolastico con almeno 40 anni di servizio non è inferiore ai 70.000 euro” (così è affermato, nella nota su “Il ‘caso’ Campania” del settembre 2012, dal presidente nazionale della Dir-presidi-scuola, Attilio Fratta), mentre quello di moltissimi insegnanti è anche un terzo (1.200-1.350-1.500 euro netti al mese, c’è chi, per esempio il preside Enzo Ciotola, vicepresidente nazionale della Dir-presidi-scuola, sbandiera ai quattro venti, davanti al ministro Profumo, che nella scuola i dirigenti sono “trattati da ‘pezzenti’!!! e “in Campania di più!!!”.

 

Nella nota su “Il ‘caso’ Campania” del settembre 2012 è evidenziato (oltre alle “false dichiarazioni da parte di alcuni dirigenti” finalizzate “all’affidamento di incarico dirigenziale”) che “la mancata ricognizione circa il limite dei 40 anni di contributi versati non ha consentito” al direttore generale dell’Usr “di collocare a riposo molti dirigenti scolastici che avevano raggiunto tale limite” in “una regione dove si contano oltre 100 dirigenti scolastici in soprannumero”, ma nella quale il “collocamento a riposo dei dirigenti scolastici a partire dal 1 settembre 2012 ha dato origine ad un contenzioso molto vasto” (e con sentenze favorevoli).

Deve considerarsi come la dimostrazione della “volontà”, un vero “fenomeno”, di permanere in servizio a tempo indeterminato, magari fino al compimento del centesimo anno d’età, e che l’essere “trattati da ‘pezzenti’” non corrisponde al vero, perché in tal caso le richieste di essere collocati in quiescenza sin dal giorno successivo ai 40 anni di contributi versati pioverebbero a dirotto, e invece piovono a dirotto quelle di essere mantenuti in servizio? A differenza, quindi, degli insegnanti e degli ata, dallo stipendio veramente misero – e che tuttavia, pur in condizioni di forte disagio, non si ritengono “trattati da pezzenti”, né si ritengono essere “pezzenti”, rispetto a centinaia di migliaia di precari e di disoccupati, di pensionati con meno di 1.000 e addirittura con meno di 500 al mese (nei guai per pagare il canone di affitto o per il pagamento del mutuo e di debiti, e per sopravvivere) –, soprattutto se confrontato con lo stipendio e con i lauti guadagni extra (questi ultimi, differenziati) dei dirigenti scolastici.  

 

La manifestazione del 15 aprile 2013, svoltasi sotto l’Ufficio scolastico della Campania, era stata indetta per protestare contro la “decurtazione forzata delle retribuzioni accessorie dei dirigenti scolastici della Campania”. Sostanzialmente, un recupero mensile oscillante tra 400 e 900 euro “per almeno 8 mensilità”, prevedendo che le ritenute proseguiranno per diversi altri mesi”, 33 complessivamente indicati. Somme, stando a quanto viene lamentato, che magari potevano essere restituite, se effettivamente dovute nella quantità indicata, con inizio in tempo successivo. Ma sarebbe il caso di sapere su chi in tal caso, se cioè qualcuno avesse così  deciso, sostanzialmente “occultando” un esistente ampiamente noto e non procedendo a un atto dovuto, sarebbero gravate le diverse responsabilità (civili, penali, amministrative, disciplinari, patrimoniali), anche per quanto concerne il possibile intervento della Corte dei conti dato che avrebbe potuto configurarsi un danno erariale derivante dalle somme rimaste in possesso di chi si sapeva che avrebbe dovuto restituirle, sia pure rateizzate, a parte la questione degli interessi maturati e maturandi, anche se a scalare, sulle stesse somme.

 

Il vicepresidente nazionale della Dir-presidi-scuola, il campano Enzo Ciotola, ha “rimproverato” l’ANP perché nell’incontro del 15 aprile della delegazione ANP con il direttore generale della Campania, Diego Bouchè, aveva ottenuto un “risibile risultato” sulla “problematica delle restituzioni stipendiali”. Pochi giorni prima, l’8 aprile, da parte del presidente nazionale della stessa Dir-presidi-scuola, Fratta, il direttore generale Bouchè era stato  descritto – a proposito delle ritenute, quali restituzioni di somme incassate dai dirigenti scolastici ma dall’amministrazione non dovute (e pertanto da recuperare), relative alla retribuzione di posizione parte variabile, applicate dalle varie Direzioni provinciali del Tesoro e quindi da recuperare da parte della Ragioneria territoriale dello Stato – come persona “che non considera le conseguenti difficoltà ricadenti sul bilancio familiare delle ‘vittime’ del suo provvedimento”, “che abusa del proprio potere perché convinto dell’impunibilità permanente” e che pertanto “deve essere immediatamente rimosso dal proprio incarico oltre che essere perseguito penalmente”.

 

Perbacco! Si tratta di somme che vanno restituite allo Stato e che, ma ciò viene “rimproverato” dal dirigente sindacale Dir-presidi Ciotola all’ANP, “la Ragioneria territoriale allungherà la rateazione diminuendo gli importi delle singole rate” (nella nota del preside Ciotola, l’espressione posta tra virgolette è seguita, dentro le virgolette, dai soliti tre punti esclamativi (!!!) presenti, per ben due volte, nello striscione sbandierato all’attenzione del ministro Profumo: “Nella scuola i dirigenti trattati da ‘pezzenti’!!!. In Campania di più!!!”. Un “risultato” che, evidentemente con tono irrisorio, anche per il titolo “Tanto rumore per nulla” che campeggia in tutta evidenza sulla nota, “si poteva e si può raggiungere facilmente contattando direttamente la RTS senza alcuna intermediazione!”. Tant’è che “infatti a Salerno i colleghi hanno ottenuto una rateizzazione a 28 mesi”. Ma “il problema delle ritenute non si risolve”, così nella stessa nota, “con l’allungamento della rateizzazione bensì con un provvedimento di sospensione immediata delle ritenute in attesa delle decisioni delle Magistrature adite”.

 

Va però evidenziato, da parte di Polibio, che almeno dal 4 novembre 2011, come risulta dalla relazione di Pietro Perziani (segretario generale Dir3000), era noto che la retribuzione di posizione quota fissa, con riferimento al secondo contratto rispetto al primo, era aumentata del 13,37% e che la retribuzione di posizione quota variabile era sproporzionatamente variata del 133,32%. E che “il miracolo dell’esplosione della retribuzione variabile” si spiegava sulla base che “nei fondi regionali” erano confluiti “più di 32 milioni di Ria” e che, “grazie alle vacanze di organico, le risorse disponibili in sede di contrattazione sono state distribuite tra una platea di circa 8.000 dirigenti in servizio, a fronte di circa 10.700 posti in organico”. Pietro Perziani così continuava: “Del secondo contratto possiamo quindi dire che le ‘risorse aggiuntive’ sono arrivate in modo surrettizio, grazie al conferimento della Ria dei pensionati; di conseguenza, gli aumenti nell’arco della vigenza contrattuale si sono avvicinati in valore assoluto a quelli ottenuti con il primo contratto”.

E più avanti ancora: “Si sarebbe dovuti tornare alla normalità (si fa per dire…) a partire dal 01.09.2010, a seguito della ‘ripartenza’ della contrattazione regionale … Nella realtà, si assiste ad un vero e proprio assurdo contrattuale: detratti i fondi necessari per pagare le reggenze, alcune regioni hanno aumenti per oltre 200 euro al mese, altre vanno in pari, alcune addirittura in perdita, come nel caso eclatante della Campania”. Per queste ultime regioni – così Pietro Perziani nella sua relazione del 4 novembre 2011 – “c’è un’unica possibilità: non firmare il CIR, altrimenti avranno una decurtazione della retribuzione, come successo negli anni passati in diverse regioni”. “Dato che le risorse sono state assegnate in base ai posti in organico e poi, com’è normale, sono state distribuite in base ai dirigenti in servizio, è chiaro che sono state avvantaggiate le regioni che hanno maggiori vuoti di organico e sono state svantaggiate quelle ad organici pieni; la Campania ha gli organici pieni al 99,55”, di conseguenza va in perdita”.

 

Nella nota “Il ‘caso’ Campania”, sottoscritta dal presidente nazionale della dir-presidi-scuola, Fratta, oltre a esserci scritto che in quella regione c’è un “contenzioso molto vasto” per quanto concerneva, nel settembre 2012, il “provvedimento di collocamento a riposo di dirigenti scolastici”, è evidenziato che in Campania “si contano oltre 100 dirigenti scolastici in soprannumero”. Tuttavia, nonostante gli stipendi e gli extra (avremo modo di discuterne)  certamente di gran lunga maggiori di quelli dei docenti e degli ata si è elevato il “grido di dolore” del presidente della Dir-presidi-scuola di fronte alla “misera retribuzione” dei dirigenti scolastici, preceduto dal “grido di dolore” e di “sofferenza” del vicepresidente nazionale della stessa associazione sindacale, Enzo Ciotola, che ha dichiarato, vivendo di stipendio, di non sapere come farà per i prossimo mesi a far fronte ai suoi impegni, certo che altrettanto riguarda tutti i suoi colleghi.

     

Nessun rida, anzi, nessun dorma di fronte a tanto strazio lamentato da dirigenti scolastici che “sono trattati da pezzenti” e che non sanno come fare per far fronte, nei prossimi mesi, ai loro impegni (come, per sé stesso, è stato evidenziato dal preside Ciotola, manifestando un’angoscia della quale si è detto certo che pervade anche tutti i colleghi ai quali la sua nota del 21 marzo 2013 era rivolta).

Nessun dorma, e si attivi nell’organizzare il soccorso prima che gli angosciati ricorrano – (e quindi prevenendole ed evitandole), magari salendo sui tetti delle scuole, e da lì sventolare, oltre allo striscione sbandierato alla presenza del ministro Profumo, altri striscioni – ad azioni inconsulte. Quei dirigenti che “sono trattati da pezzenti” e che, vivendo di stipendio, non sanno “come fare per far fronte nei prossimi mesi agli impegni assunti”, costituiscano un’associazione senza fini di lucro (ma con diritto degli associati a distribuirsi i fondi che sono stati versati dai donatori), autocertificando il loro stato di angosciati dal non sapere come far fronte agli impegni assunti, alla quale i docenti e gli ata possano destinare il 5 per mille della dichiarazione dei redditi. E comunque versando sempre a favore di quell’associazione e dei rispettivi associati un contributo mensile volontario di cinque euro, prima indicato in due euro, poi in tre e in seguito in quattro euro. Utili soprattutto a quei presidi che, collocati in quiescenza, riceveranno soltanto la pensione e non “acquisiranno” più gli extra, comunque incassati durante la permanenza in servizio nella funzione di dirigente scolastico.

 

Da coloro, certamente docenti e ata, che hanno letto (o che comunque ne hanno avuto conoscenza) quanto è stato scritto dal preside Ciotola e dal già preside Fratta, rispettivamente, vicepresidente e presidente nazionale dell’associazione sindacale Dir-presidi-scuola – sull’angoscia che pervade i dirigenti scolastici della Campania (“trattati da pezzenti” e “in Campania di più”) nel chiedersi cosa e come debbono fare “per i prossimi mesi a far fronte” ai loro “impegni” e sulle “conseguenti difficoltà”, a seguito delle ritenute sullo stipendio di quanto dovuto allo Stato, “ricadenti sul bilancio familiare” ed essi stessi “vittime” del provvedimento da cui derivano le ritenute da parte della Ragioneria territoriale dello Stato –, sono pervenute, con premurosa generosità e compassionevole solidarietà, tante proposte di intervento, a parte quella della destinazione del 5 per mille della denuncia dei redditi, destinazione della quale è stato già detto.

C’è chi ha proposto di costituire un comitato per l’assistenza ai dirigenti scolastici che dimostrano di essere stati “trattati da pezzenti” e chi ha proposto di “adottare” a distanza un dirigente scolastico campano. C’è chi ha proposto di assegnare alle singole scuole Pon e Por in abbondanza e raddoppiare (dal 5 al 10 per cento) la quota di diritto spettante al dirigente scolastico, oppure di bandire nuovi concorsi, uno ogni tre mesi, per incentivare le preparazioni a pagamento da parte dei presidi, oppure di “donare” a ciascuno di coloro che si trovano in stato di angoscia una parte del fondo d’istituto.

Tra le altre proposte, ci sono la petizione a sostegno dei dirigenti scolastici campani (sempre che dimostrino di essere stati “trattati da pezzenti”), il contributo volontario urgente (o colletta) per gli stessi dirigenti scolastici campani, l’organizzazione di una partita di calcio tra i presidi campani e la nazionale italiana cantanti e attori destinando l’incasso ai presidi della Campania (ovviamente a chi presenta la certificazione del personale stato di angoscia), l’assegnazione domenicale di ceste contenenti prodotti alimentari, una lotteria o un mercatino nelle scuole, l’organizzazione di un concerto con la partecipazione di star della musica, uno sciopero della fame (come quelli attuati dall’on. Pannella) finalizzato a sollevare i dirigenti campani dallo stato di angoscia che li pervade per non sapere come fare nei prossimi mesi a far fronte ai loro impegni, oppure l’invio di un contributo attraverso sms o da telefono fisso, magari all’associazione sindacale di appartenenza, come da delega accertata presso il Mef, per sopperire alle necessità urgenti e quindi per gli immediati interventi.

C’è stato anche chi ha proposto l’assurdo: quanto da ciascuno dovuto allo Stato potrebbe essere restituito nei decenni successivi, anche durante qualche centinaio di anni (con rateizzazione anche per gli eredi), con quote di pochi euro al mese, oppure mantenendo in servizio fino all’età di cento anni i dirigenti scolastici interessati dalla restituzione stipendiale.

 

Tuttavia, Polibio è certo che lo stato di angoscia che, come evidenziato dal preside Enzo Ciotola a partire da quello di se stesso, pervade i dirigenti scolastici della Campania è soltanto un fatto momentaneo, e ben presto sarà superato e addirittura dimenticato. D’altra parte, la loro pensione è addirittura parecchio più del doppio (e forse anche di più) dello stipendio e della pensione degli insegnanti e del personale ata, differenza di livello a parte (che incide a perdita, anche notevole, se, rispettivamente, si tratta di insegnanti di scuola dell’infanzia, di scuola primaria, di scuola secondaria di primo grado, di scuola secondaria di secondo grado, di dsga, di assistenti amministrativi, di collaboratori scolastici).

 

Catania, 3 maggio 2013

Polibio

polibio.polibio@hotmail.it

 

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