altIn Sicilia 416 presidi in carica con un concorso truccato. Ora si rifanno le prove  di Vito Piazza (da scuolaoggi)

E’ di ieri la notizia che Il Consiglio di giustizia amministrativa che aveva annullato, già nel 2009, il concorso a dirigente scolastico nella SOLA Sicilia, è intervenuto di nuovo in quella che sembrava una lunga telenovela alla siciliana e ed era invece l’infinito Beautiful. I giudici amministrativi di secondo grado, presidente Riccardo Virgilio, giudice estensore Gabriele Carlotti accusano la Direzione Scolastica Regionale diretta (si fa per dire) dal -ora pensionato con rapidità degna di Flash Gordon- dott. Di Stefano- di non avere ancora ottemperato al rinnovo del concorso annullato dallo stesso CgA. La sentenza ha parole grosse e ribadisce che è “competenza esclusiva del CgA decidere della sorte e della validità dei provvedimenti che costituiscano esecuzioni di propri pronunciati.” Perciò il CgA condanna al pagamento di duemila euro l’Amministrazione scolastica sicula. Non solo: ma reintegra il magistrato Chiarenza Millemaggi nel ruolo di commissario ad acta perché organizzi il concorso entro dicembre. Da qui un “corri corri” dei ricorrenti a cui “qualcuno” aveva mandato tanto di convocazione ufficiale per effettuare il concorso l’ottobre scorso per recuperare il foglio di convocazione. Davvero sembra di assistere ad una partita di ping pong o, meglio, date le circostanze e le animosità, a uno degli incontri di Rock I, Rock II, terzo, quarto, quinto… Rapidi cambiamenti di fronte tra “congelati”(è il nome dato agli attuali dirigenti) e ricorrenti. Sembra che non esistano regole: tutti i colpi sono permessi. Rock sanguinante e al tappeto ormai finito si rialza dicendo “ Non fa male, non fa male”, gli altri anch’essi al tappeto prima vacillanti poi col sorriso satanico del russo che dice “ Ti spiezzo in due”. Quello che manca non è l’arbitro: è che gli arbitri sono due. Anzi tre: cè pure il politico che ha preso le difese dei “congelati”. Ma subito dopo sull’altro fronte hanno fatto la comparsa altri politici. Quando Pirandello diceva di essere nato nel Caos (e tale è in effetti la nascita, in una località tra Porto Empedocle e Agrigento chiamato cavusu, cioè caos) non immaginava che il caos non è vuoto, ma confusione, una corsa senza esclusione di colpi verso un banchetto che deve apparire particolarmente appetibile.
Eppure bisogna capire. Non si può semplificare tutto semplicisticamente come l’ennesimo scontro tra giustizia e politica. Da un lato i “congelati” sono entrati nel quarto anno di direzione. Che si sappia nessuno (e sono 426!) ha avuto un giudizio negativo tale da permettere di scindere il contratto. Si trovano nella stessa scuola a dirigere colleghi che li considerano usurpatori: “quel posto sarebbe toccato a me”. Dall’altro lato i ricorrenti forti di una sentenza che ha annullato il concorso che vogliono che il concorso si ripeta. La quadratura del cerchio sarebbe un problema molto più semplice. Il Ministero non ha più bisogno dei militari che facciano il cambio della guardia: una volta c’è il presidio dei ricorrenti, a turno ultimato ci arrivano i “congelati” che lasciano un freddo terribile. Ma tant’è: la Gelmini ha la pelliccia. La lega non se ne cura: “non sono cosa nostra”: l’importante è che non vengono al nord.
Silvio, seppur stimolato dalla presenza di tante belle ragazze, neppure sa, impegnato com’è a correre incontro ai bisogni del paese anche se non di rado questi bisogni portano la quarta e hanno delle belle gambe.
Ci sarà il federalismo.
Per molti c’è già. Certo che sui vantaggi del federalismo ci sarebbe da discutere. Chiedetelo alla Regione Sicilia, stato indipendente da sempre. Venite a visitare le scuole di questa Regione: da sempre la scritta è: Regione Sicilia- scuola Tal de Tali. Nessun accenno alla Repubblica. Lo stato è ancora lo sbirro, il carabiniere, l’esattore. Eppure la vicenda accennata dovrebbe far riflettere. Ma ce lo vedete Borghezio a riflettere sulle parole di Gothe sulla Sicilia: “E’ là, là, nel paese dove crescono i limoni che è la chiave di tutto. L’Italia non è comprensibile senza comprendere prima la Sicilia.”
E la Gelmini?
Toglietele quelle forbici per carità, potrebbe farsi male!
Ma i problemi non si eludono con le citazioni né col ricorso a concetti atavici e pregiudizi del tipo che la Sicilia è una realtà a sé stante. Se la Repubblica dice che sono cose loro, ai siciliani non resta da dire che “ cosa nostra”. Il problema è difficile, complesso, delicato. Ci fu un tempo- ai tempi di Salvatore Giuliano- che i nordici erano convinti che sarebbe bastato l’invio di un battaglione d’Alpini armati fino ai denti per risolvere tutto. Qui non si tratta di un’operazione che possa essere risolta “manu militari”. Qui ci vuole un’intelligenza in grado di TROVARE un accordo, cosa ben diversa dal METTERSI D’ACCORDO. Ricordo Chinnici, il giudice che creò il pool antimafia e fu fatto saltare in aria dalla mafia. Mi raccontò di un giudice che ascoltando la parte lesa, disse: Lei ha ragione. Poi parlò l’altro. E i giudice disse che aveva ragione. Uno dal pubblico urlò: Signor Giudice, ma come è possibile che abbiano ragione tutti e due? E il giudice: Ha ragione anche lei. Si fanno tante commissioni inutili. Perché non farne una in grado di risolvere il problema non punendo gli uni a scapito degli altri? Si tratta di due diritti. Ma attenzione, nessun battaglione d’Alpini. Ci devono essere i siciliani.
Perché?
Perché in sicilia puoi trovare di tutto, tranne la verità.
Dite la vostra.

Vito Piazza   da Scuola Oggi

http://www.scuolaoggi.org/archivio/sicilia_416_presidi_carica_con_un_concorso_truccato_ora_si_rifanno_le_prove