altFra colleghe diciannovenni disinvolte, capi misogini e perversi, e cuochi maniaci, per mesi ho fatto lo slalom fra apprezzamenti discutibili, offese, insulti, e provocazioni. Trattata come un animale da traino e, umanamente, come una prostituta. Ho tenuto duro per mesi, ma poi ho mollato

 

 

 

 

 

 

 

Ingiuriata e sfruttata ho lasciato il lavoro

di Linda Lisino – la Repubblica – lettere – 25 luglio 2012 – pag. 26

Sono una ragazza di 29 anni, laureata nel 2008 e da allora trasferita con il mio compagno in una grande città nella speranza (vana) di trovare un lavoro. Ho deciso quindi di iscrivermi nuovamente all’Università per completare gli studi Magistrali. Nel frattempo ho cercato di fare qualche lavoretto in un piccolo ristorante. Non potevo immaginare che in questa nuova città avrei incontrato un ambiente così ostile e dei ritmi così serrati. Fra colleghe diciannovenni disinvolte, capi misogini e perversi, e cuochi maniaci, per mesi ho fatto lo slalom fra apprezzamenti discutibili, offese, insulti, e provocazioni. Pur non essendo mai stata una femminista, ho trovato un ambiente insostenibile. Ho capito finalmente il perché delle lotte femministe contro la discriminazione sul lavoro. Trattata come un animale da traino e, umanamente, come una prostituta. Ho tenuto duro per mesi, ma poi ho mollato: non potevo pensare a mio nonno, che per me è il più grande esempio di nobiltà e forza, senza scoppiare in lacrime. Il capo di turno mi ha liquidata allungandomi con insofferenza la paga della mia ultima giornata e dicendomi sprezzante «quando esci portati via un sacco della spazzatura».

Linda Lisino

lindalisino@gmail.com