Intervista a Barbara Evola, precaria della scuola, protagonista di uno scontro in tv col ministro leghista Castelli, mentre spiegava il dramma sociale della condizione di precario. Il video…(da www.il mediano.it, di Ciro Teodonno)

 

 

Barbara Evola è un nome che ai più può dire poco o nulla ma per chi è sensibile a certe tematiche come la sorte del precariato della scuola o la stessa libertà d’espressione, questa giovane donna siciliana è già divenuta un simbolo di rivalsa contro l’arroganza del potere.
Assistere alla strenua e fiera difesa del suo pensiero, contro le insulse interruzioni e l’ironia fuori luogo del viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Castelli è stato mortificante per chiunque assistesse alla trasmissione, a chiunque avesse avuto un barlume di rispetto e sensibilità. Ma la complice e faziosa solidarietà dei presenti e i ridotti tempi televisivi hanno mortificato l’intervento della docente palermitana.

Da giovedì 7 Gennaio chiunque si fosse immedesimato nella persona di Barbara ha voluto farle sentire la sua solidarietà, la sua simpatia. Su Facebook è stato addirittura creato uno spazio che chiede le scuse ufficiali del politico leghista.
Anche noi, nello spirito della più alta libertà d’espressione ci sentiamo vicini alla Evola e alla situazione dei precari in generale, e perciò l’abbiamo interpellata, per darle la possibilità di completare quel discorso così maliziosamente liquidato.

Barbara lei con quale spirito è andata alla trasmissione Anno zero e come si è sentita dopo il trattamento riservatole dai presenti?
«Ero consapevole del fatto che avrei potuto spiegare a migliaia di telespettatori, di famiglie, quale dramma sociale si nasconde dietro una dissennata politica di tagli e denunciare l’assenza di un progetto culturale, didattico e pedagogico in quella che il Governo si ostina a chiamare riforma.
Purtroppo le inopportune inferenze del ministro non mi hanno permesso di entrare nel merito della questione scuola. Le argomentazioni assurde di Castelli mi hanno lasciata sconcertata, al pari del silenzio degli altri ospiti che non hanno sentito il dovere morale di intervenire neppure quando il ministro ha liquidato il problema della disoccupazione con la frase volgare ma significativa di un certo modo di guardare all’universo femminile “ma di che si lamenta? Lei è giovane e carina …”. Chissà, forse dopo le vicende della D’Addario si è liberato un posto a palazzo Grazioli!».

Come crede che l’opinione pubblica interpreti l’atteggiamento arrogante di taluni politici?
«Dalla reazione incredibile che si è scatenata sul network dopo questo scontro verbale, mi sono resa conto che sempre più gente vive il mio stesso dramma, quello di non sentirsi più rappresentati da una politica,ormai lontana dai problemi veri, assolutamente autoreferenziale. Guardi, il moto di sdegno suscitato in tutti coloro che si sono identificati nella situazione da me rappresentata, è stato generato da risposte prive di qualunque contenuto politico. Un politico, un rappresentante delle istituzioni, deve essere capace di dare risposte politiche. Di fronte alla desertificazione in atto in tutti i settori lavorativi, di fronte al dramma sociale e umano di migliaia di disoccupati, cassintegrati, inoccupati, non si può rispondere che si vuole la pappa pronta né favoleggiare sulle proprie esperienze di vita. Una politica che voglia veramente risolvere i problemi della gente deve innanzitutto riconoscerne l’esistenza. Quindi deve passare ad analizzarli, a comprenderne le origini e ad intervenire di conseguenza. Continuare a nasconderli sotto il tappeto serve soltanto ad esasperare le persone e ad aumentare il pericolo di scontri sociali molto forti. È tempo di dire basta alla vuota arroganza di questa classe politica».

Come vede la situazione della scuola italiana?
«Il progetto di riforma delle scuola esprime la distanza del “Palazzo” dalle realtà complesse sulle quali si ha la presunzione di intervenire. Nei lunghi anni di riforme subite dalle istituzioni scolastiche, nessun governo ha sentito l’esigenza di aprire un confronto serio con coloro che nelle scuole e nelle università vivono e che ne conoscono esattamente punti di forza e punti di debolezza. Ecco l’arroganza intollerabile, affidare progetti di riforma a burocrati che poco o nulla sanno del mondo dell’istruzione.

La scuola dovrebbe dare ai ragazzi gli strumenti critici necessari per poter leggere la realtà, comprenderne i meccanismi e viverla in maniera critica e consapevole. Come dico sempre ai miei alunni, la forma più alta di libertà è quella del pensiero. Senza di essa diventiamo burattini inconsapevoli di un sistema. Quello che, invece, si vuole oggi dalla scuola è esattamente il contrario: soffocare lo spirito critico e somministrare i segmenti di sapere specifici richiesti dal sistema economico. Non più, dunque, teste pensanti, ma semplici ingranaggi al servizio dell’economia di mercato.

Tutto questo ci fa orrore, ci spaventa. Non basterebbe un libro per riportare, punto per punto, tutte le obiezioni a questa riforma e a quelle che l’hanno preceduta e preparata, ma un’ultima cosa sento il dovere di dirla soprattutto alle famiglie.
L’aumento spaventoso di alunni per classe (35-40 alunni) contrasta con il principio di pari opportunità e fa della scuola pubblica il luogo delle differenze: scuole del nord e scuole del sud, scuole del centro e scuole di periferia, scuole dei ricchi e scuole dei poveri. In una classe sovraffollata, infatti, dove un insegnante deve svolgere un programma, fare prove di verifica scritta e orali, non c’è più tempo di fermarsi e di aiutare chi è rimasto indietro.

Voglio dire che gli alunni più fragili, quelli ai quali la scuola dovrebbe garantire tutto il sostegno necessario, saranno abbandonati al loro destino. La scuola non sarà più il luogo delle opportunità, del riscatto sociale, ma il luogo della selezione “naturale”. L’iniquità è diventato il caposaldo della società disegnata da chi ci governa: chi avrà le possibilità economiche andrà avanti, il resto è destinata a diventare manovalanza. È ora che tutti comprendano il disegno di società che sta dietro la “controriforma” di scuole e università e che si assumano in prima persona l’impegno di contrastarlo»

Da ilmediano.it