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Libero Quotidiano di martedì 28 giugno 2011, pagina 6 – Le sfide del governo

SU TREMONTI Rotondi: «Le misure contro i privilegi della politica le considero un insulto alla sua intelligenza» Crosetto: «Se esiste un Dio, non è lui»

Intervista a Gianfranco Rotondi – “La gente ci detesta. Ci rimane la casta”

Il ministro Rotondi: «Se vogliamo restare in sella dobbiamo coccolare i parlamentari. Tanto, più impopolari di così…»

di Barbara Romano

ROMA. «Diciamolo chiaramente: siamo impopolari». Non usa giri di parole il ministro per l’Attuazione del programma. «È inutile puntare sul gradimento, ormai non possiamo più ottenerlo». La situazione della maggioranza di governo è quella che è, ma invece di edulcorarla, Gianfranco Rotondi decide di prenderla di petto. E piuttosto che pensare agli elettori, suggerisce al premier di puntare sugli eletti. «Forte del fatto che nessuno, neanche all’opposizione, vuole andare al voto, Berlusconi deve avere un’unica preoccupazione: coltivare i rapporti con Camera e Senato».  

Come?

«Teniamoci buoni i mille parlamentari. Non possiamo dargli l’aumento, ma almeno coccoliamoli, rassicuriamoli, non rompiamogli le palle se vogliamo arrivare al terrine la legislatura. E nel frattempo cerchiamo di farci dimenticare. Perché, inutile negarlo, la gente ormai ci detesta». Solo così, secondo Rotondi, il governo può sperare di durare altri due anni. «Se invece uno un giorno dice a deputati e senatori che vanno dimezzati, il giorno dopo che taglia loro gli stipendi, quello successivo che gli toglie l’auto blu, allora è un kamikaze, significa che vuole proprio farlo cadere questo governo». E così anche Rotondi è entrato ufficialmente nella squadra antitremontiana del sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto. «Ma no… Tremonti è quello al quale dobbiamo che il Paese stia ancora in piedi, quindi ce lo teniamo caro caro».

Eppure risuona sempre più forte il De Profundis del Superministro. Secondo lei, lo ammazzano domani (oggi per chi legge) a Palazzo Grazioli o giovedì in Consiglio dei ministri?

«Tremonti salverà la pelle sino alla fine del governo e della legislatura».

Che non è detto coincidano. Ma a lei il ministro Tremonti non ha mai fatto girare le scatole?

«Una volta in cui mi trattò con sufficienza gli dissi: “Che, te la pigli con me che sono l’unico che parla benedite?”. Lui mi rispose: “Vuol dire che sbagli qualcosa”».

Il solito simpaticone. Lei condivide le ultime misure anti-casta annunciate dal Super-ministro?

«Le considero un insulto alla sua intelligenza. Nemmeno lui rinuncia alla pillola di demagogia L’anticasta è un sentiero che deve calcare chi lo sa fare».

Occhio che il Divo Giulio potrebbe offendersi.

«Ma è così. La prosopopea anti-casta fa grande Grillo ma travolge i grilli parlanti».

Non crede che sia decisamente impopolare oggi difendere la casta dei parlamentari?

«Tanto, più impopolari di così… Il deputato oggi è uno sputtanato che va per la pagnotta, questo è il giudizio che ci siamo cuciti addosso, per merito dei comici, delle trasmissioni tv…».

Anche per “merito” vostro, però…

«Può darsi. Ma intanto io segnalo un passo avanti. Un tempo si accusava i politici di rubare, oggi gli si rimprovera solo di avere dei privilegi previsti dalla legge. Ma attenzione. Questa furia antipolitica finisce per essere antiparlamentare. E il Parlamento è come la salute: ti rendi conto che è importante solo quando non ce l’hai più».

Quindi, che consiglio dà al presidente del Consiglio Ber-lusconi per non perdere definitivamente la salute politica?

«Si concentri sul giudizio del popolo sei mesi prima delle elezioni e lì cacci fuori il Silvio che ci piace di più: rilasci interviste, affitti i sei-per-tre, faccia dieci comizi, per mari, monti e città d’arte».

Sì ma adesso?

«Deve rassegnarsi al fatto che in diciotto mesi non può fare le riforme istituzionali, né la riforma della giustizia e neppure quella fiscale. Al massimo si può far approdare qualche legge in Parlamento».

Sta dichiarando lo stato di fallimento del governo. Nessun ministro finora l’aveva fatto.

«Ma a realtà è questa. E per arrivare al termine della legislatura noi abbiamo bisogno del voto dei deputati, non della casalinga di Voghera, né degli spettatori di Santoro. Se ogni giorno, invece, condividiamo l’idea dei giornali qualunquisti che dipingono il Parlamento come una casta e i deputati come mangiasoldi, alla fine io non escludo che la dignità di queste persone possa giocarci qualche giusto scherzo. Perciò, cerchiamo di non essere l’unico consiglio d’amministrazione che non prende a sberle i suoi azionisti».

http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefnazionale/View.aspx?ID=2011062819064717-2

http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=28855a651ace2a1f